Tajani al timone del Parlamento Ue

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TajianiDi Gianni Borsa

A Gijòn, in Spagna, c’è perfino una via, Calle Antonio Tajani, intestata a suo nome: a ricordo dell’impegno dell’allora Commissario europeo all’industria per la tutela dell’occupazione con la riapertura in loco di un impianto produttivo di una multinazionale americana. Dopo 23 anni di politica sul palcoscenico continentale, il 63enne Tajani – esponente del Partito popolare europeo, finora vicepresidente vicario dell’Assemblea – assume la carica di presidente del Parlamento Ue, raccogliendo il testimone dal socialdemocratico tedesco Martin Schulz. L’elezione è avvenuta questa sera (17 gennaio 2017), a Strasburgo, al quarto turno di votazione, superando al ballottaggio un altro italiano, Gianni Pittella, capogruppo dei Socialisti e democratici. Un lungo abbraccio tra i due politici è stato salutato da un applauso dei colleghi. “Sarò il presidente di tutti i deputati e di tutti i gruppi politici”, ha affermato Tajani.

Dal giornalismo agli scranni parlamentari. Sposato, due figli, di professione giornalista (ha lavorato alla Rai e a “Il Giornale”), Tajani è nato a Roma il 4 agosto 1953. Dopo gli studi liceali si è laureato in giurisprudenza all’Università La Sapienza. Abbandonate le simpatie giovanili per il movimento monarchico,

è stato tra i fondatori di Forza Italia e primo portavoce del premier Silvio Berlusconi. Nel 1994 l’elezione al Parlamento di Strasburgo,

ripetuta con successo nel 1999 e nel 2004. Fra il 2008 e il 2014 è stato Commissario europeo nei collegi guidati dal portoghese Barroso, prima con il portafoglio dei trasporti e poi con la delega all’industria. Nel 2014 è stato rieletto all’Eurocamera. Lo si ricorda anche contendere, senza successo, la poltrona di sindaco di Roma a Walter Veltroni nel 2001 e poi seduto alla Convenzione convocata per elaborare la Costituzione europea (mai entrata in vigore). Esponente di spicco di Forza Italia, è uno dei politici più noti del Ppe a livello europeo.

TAJANI, Antonio (EPP, IT) [6303]Accordo tra Ppe e Liberaldemocratici. All’incarico più alto di Strasburgo Tajani è giunto grazie a un accordo tra Ppe e Liberaldemocratici, ottenendo poi, in fase di ballottaggio, anche il sostegno dell’ala destra dell’emiciclo.

All’esponente del Ppe sono andati 351 voti, mentre a Pittella sono giunte 282 preferenze.

Lo schieramento eurofobo ha invece annullato la scheda (80 nulle). Da quando il Parlamento viene eletto a suffragio universale, ossia dal 1979, è la prima volta che un’elezione avviene al quarto turno: in precedenza accordi politici tra i maggiori partiti, in particolare popolari e socialdemocratici, con l’appoggio dei liberali, aveva garantito una maggioranza politica e legislativa stabile in emiciclo.

Battaglia lontana dai cittadini. Ma l’accordo era saltato nei mesi scorsi, sia sulla base di differenti visioni politiche (rigore e crescita economica, emergenza migrazioni, Brexit e rapporti con il Regno Unito, terrorismo e sicurezza, relazioni esterne soprattutto con Usa e Russia, risposta ai nazionalismi…) sia – e più ancora – per un mancato accordo sulla distribuzione delle poltrone e degli incarichi all’interno dell’Assemblea e nelle altre istituzioni (Consiglio, Commissione). Una partita tutta interna alle sedi istituzionali, lontana dall’opinione pubblica e tutt’altro che in grado di scalfire l’euroscetticismo dilagante.

Un pensiero a terremotati e senzatetto. Tajani è il primo presidente italiano del Parlamento europeo eletto a suffragio diretto; dal 1979 in poi l’emiciclo era stato guidato da 4 tedeschi (fra cui il doppio mandato di Schulz), 3 francesi, 3 spagnoli, un polacco, un irlandese, un britannico e un olandese. L’Assemblea parlamentare della Cee era stata invece presieduta da altri cinque italiani (a partire da Alcide De Gasperi, nel 1954, poi Giuseppe Pella, Gaetano Martino, Mario Scelba e, infine, Emilio Colombo, nel biennio 1977-79). Appena eletto, Tajani ha pronunciato un breve discorso: “Voglio ringraziare tutti, sia chi ha votato per me sia chi ha votato per il mio amico Gianni Pittella. È stato un confronto democratico”. Il neo presidente ha poi ringraziato il predecessore, Martin Schulz, cui l’aula ha tributato un applauso.“Voglio dedicare questo risultato alle vittime del terremoto che ha colpito il mio Paese e a tutti coloro che ne stanno subendo le conseguenze in queste giornate fredde e di neve”.Poi un pensiero, “e la nostra solidarietà”, a coloro che vivono gravi problemi, “ai familiari delle vittime del terrorismo, a chi non ha casa, ai senzatetto, a chi non ha lavoro. Il nostro impegno va rivolto a tutti coloro che sono in difficoltà”.

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