A tu per tu con don Luigino Scarponi: “Le nostre due chiese oggi sono inagibili”

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don luigino scarponi

SANT’EGIDIO ALLA VIBRATA – E’ passato più di un anno da quel 31 ottobre 2015, data ufficiale di insediamento nella parrocchia del Sacro Cuore di don Luigino Scarponi, subentrato al parroco uscente don Tommaso Capriotti.

Un’eredità importante da raccogliere, una comunità nuova da conoscere, nuove sfide da affrontare ma con una costante assoluta: la luce della Fede e del Vangelo da proclamare.

Con l’inizio del 2017 abbiamo chiesto al parroco di Sant’Egidio alla Vibrata di farci un punto sulla situazione e di tracciare un primo bilancio. Ecco le sue parole.

Don Luigino, come hai vissuto questo primo anno da parroco di Sant’Egidio abate in Sant’Egidio alla Vibrata? Qual è stato finora il momento più bello
Sono 14 mesi che sono residente oltre che domiciliato a Sant’Egidio alla Vibrata: sono, dunque, un santegidiese e un abruzzese a tutti gli effetti. Sono già molti i momenti belli di vita parrocchiale: come non ricordare la celebrazione della Pasqua, la celebrazione della festa di Sant’Egidio, la partecipazione festosa e corale alla processione del Corpus Domini, le celebrazioni dell’iniziazione cristiana: i 16 Battesimi; l’itinerario e la festa della Messa di Prima Comunione con 63 famiglie, l’itinerario e la celebrazione della Cresima, presieduta dal vescovo Carlo, di 42 adolescenti; ma anche 8 matrimoni e ben 41 fratelli e sorelle che abbiamo affidato alla misericordia di Dio.

Un altro momento bello e da sottolineare è stato l’arrivo di don Mariano, che è qui con me dal mese di giugno. Essendo in due, sono state prese tante iniziative rivolte soprattutto ai ragazzi, esempio eloquente ne è “il Palio di Sant’Egidio”, e ai giovani, serate di gioco, cineforum, ritiri …  Don Mariano è ancora molto giovane: ci mette tutta la sua energia e vive il tutto con l’entusiasmo contagioso che gli è proprio.

Un’altra bella soddisfazione arriva sicuramente dalla Corresponsabilità vissuta nel CPP e nel contributo del Consiglio Parrocchiale Affari Economici: siamo 10 persone che lavorano intensamente per capire la situazione economico-finanziaria che ci troviamo a gestire ma anche soprattutto per creare iniziative per far fronte al gettito del mutuo che dobbiamo assolvere ogni mese.

E, se c’è stato, qual è stato invece un momento particolarmente difficile?
Certamente un momento molto particolare è questo che stiamo vivendo ora, un periodo di difficoltà e disagio causato dal terremoto, soprattutto dopo la scossa di domenica 30 ottobre. Le nostre due chiese oggi sono inagibili. Pensavamo di riaprire al più presto quella del Sacro Cuore ma i danni si sono rivelati molto gravi. Abbiamo già approntato un progetto ma occorrerà un po’ di tempo per mettere a posto tutto, speriamo di rientrarvi per Pasqua ma sarà molto difficile perché pur avendo avuto ingenti danni non siamo rientrati nel cratere del terremoto. Comunque, non possiamo piangerci addosso rispetto a quelle cittadine rase al suolo dal terremoto.

Per il tempo natalizio abbiamo trovato, grazie alla piena disponibilità dei proprietari, un grosso salone di quasi 700 mq dove abbiamo celebrato la veglia di Natale, con una rappresentazione del presepe vivente a cura dei catechisti, regista Don Mariano, e fanciulli della 5° elementare, poi il giorno di Natale, la sera del ringraziamento, il primo dell’anno, la festa dell’Epifania e la domenica del battesimo del Signore. Anche il vescovo Carlo, venutoci a trovare il 2 di gennaio, vi ha presieduto l’Eucaristia, concelebrata da noi e il Vicario Don Marco, con circa 100 fedeli. In questo luogo, ampio ma freddo e non proprio accogliente, ci ha incoraggiati nel cammino verso l’unità, invitandoci anche a dare testimonianza di fiducia nel Signore anche e soprattutto in questi momenti di calamità … perché Lui/lui non ci abbandona mai, anzi, cammina insieme e affianco al suo popolo.

Io credo, infatti, che non tutti i mali vengono per nuocere: se il Signore ha permesso questa situazione calamitosa, di grande difficoltà per tutti, vuol dire che ci vuole preparare, aprire nuove strade nell’ambito della solidarietà, dell’accoglienza, dell’unità, dell’affetto reciproco. Queste situazioni, infatti, spesso portano anche ad una conoscenza maggiore: ad esempio, celebrando la messa feriale in un piccolo spazio (che è quello della sacrestia) si è quasi obbligati a sedersi l’uno accanto all’altro, tutti molto vicini. Ecco, io spero che questa bella “abitudine” venga mantenuta anche nel momento in cui si tornerà in chiesa, senza sparpagliarsi di qua e di là. Dobbiamo volerci bene l’un altro come ci insegna e vuole il Signore in modo da poter essere segno e sacramento del Suo concreto amore.

Le aspettative che avevi sono state rispettate?
La mia aspettativa più grande è quella di costruire una Comunità più unita. Invece si sperimenta ancora tante forze centrifughe.
Molto deriva dal fatto che Sant’Egidio è estesa e ha diverse piccole “ville” dotate di una certa autonomia, come ad esempio Villa Marchesa e Passo del Mulino che rivendicano l’acquisito privilegio della Messa domenicale e la celebrazione di sacramenti, quasi fossero “parrocchie”. Pensavo che con il terremoto ci sarebbe stato una spinta verso l’unità e invece si sente e c’è ancora un campanilismo molto forte.
Un’altra grande aspettativa è quella del lavoro in “unità pastorale” con l’altra parrocchia di Sant’Egidio, la parrocchia di San Giuseppe di Paolantonio.
Proprio perché siamo molto vicini e i fedeli vanno dove vogliono per comodità e simpatie, a mio parere, occorrerebbe intraprendere un cammino comunitario ancora più grande in modo da mettere in atto una “pastorale d’insieme” intenti a dare testimonianza di unità in tutti i campi della pastorale: dalla celebrazione dei Sacramenti dell’iniziazione cristiana, alla Caritas e in tante altre iniziative che si potrebbero portare avanti.
Sono fiducioso e confido che in un prossimo futuro, le circostanze ci imporranno un cammino pastorale unitario; piccolo esempio ne è il percorso per fidanzati, unitario per tutta la vicaria che riproporremo anche quest’anno.

Quali infine i progetti e le iniziative in cantiere?
Anche la parrocchia di Sant’Egidio, come penso tutte le parrocchie della diocesi e del mondo Cattolico romano, è Chiesa e quindi vive come tutte! Espongo il nostro piccolo e faticoso cammino!
Seguendo le indicazioni della lettera pastorale del vescovo Carlo e degli Uffici pastorali di curia il tema di questo anno pastorale 2016-2017 è stato rappresentato con un logo, opera di Martina designer d’eccezione: sullo sfondo le 2 chiese di sant’Egidio e in primo piano l’icona della Trinità di Rublëv, segno di vera comunione incentrata sull’Eucaristia, con i simboli del cerchio e del triangolo e con lo slogan, “Comunità di Comunità”: la Marchesa, Passo del Mulino, Madonna delle grazie, il Ponte, il Centro.
Sviluppando il progetto pastorale “comunità di comunità” le varie Comunità, zone pastorali, dovranno organizzarsi, con uno o più incontri assembleari, centri di ascolto nei momenti forti dell’anno liturgico, per vivere la fede nella quotidianità. Nel piccolo della contrada e nei rapporti primari l’essere cristiani si manifesterà in una vita di solidarietà, di accoglienza e disponibilità reciproca, di Carità. Se ci lasceremo animare dallo Spirito Santo potremo vivere una comunione ancora più grande di tutte le varie “Comunità” nella grande Comunità: la parrocchia di Sant’Egidio abate. Per supportare questo progetto è nato “NOI …
Cammino della Parrocchia Sant’Egidio Abate” foglio di collegamento, di informazione, di formazione e partecipazione.
Comunque, tutte le iniziative e le aspettative vengono affrontate e condivise nel Consiglio Pastorale Parrocchiale in Sinodo: insieme stiamo studiando, di mese in mese, i vari capitoli del Sinodo diocesano per approfondire le varie tematiche e trovare delle giuste applicazioni nella nostra vita parrocchiale.
Come non ricordare inoltre, la pastorale catechistica per la vita cristiana e l’iniziazione cristiana dei fanciulli, ragazzi e giovani con il grande lavoro della “punta di diamante della parrocchia”, il gruppo dei catechisti comprendente le suore Concezioniste e animato dalla creatività di Don Mariano, molti espedienti sono già stati messi in atto e altri sono in cantiere per coinvolgere sempre maggiormente i genitori, le famiglie.
A questo punto sarebbe brutto dimenticare la pastorale liturgica con il Gruppo che quindicinalmente cerca di preparare l’animazione delle molteplici e dislocate Celebrazioni Eucaristiche (5)! Più difficile sarà armonizzare i cinque cori molto diversi per impostazione e repertorio.

La nostra parrocchia è ricca del Cammino Neo Catecumenale, 4 comunità. Il Cammino, che per molti è quasi una “pietra di inciampo”, quando si pone come parrocchia parallela, realtà separata quasi congregazione religiosa, luogo dove tutti dovrebbero passare perché intorno è stato fatto terra bruciata; ma ricchezza quando i vari membri si “mischiano” con gli altri fedeli nelle varie celebrazioni, nei molteplici servizi alla comunità parrocchiale perché portatori di carismi e competenze acquisite “come ricomincianti” in anni di cammino di fede che a tutti ricorda la serietà dell’Iniziazione cristiana, la centralità della Parola di Dio la necessità di perseverare nell’Ascolto, nella celebrazione Eucaristica e nella vita del piccolo gruppo …

Su questa linea si collocano: i due piccoli gruppi di famiglie che stanno nascendo nell’ambito del progetto della pastorale familiare diocesana “Famiglia: sentiero d’amore”; e il percorso biblico sul Vangelo di Matteo che stiamo impostando come catechesi per gli adulti, stimolati dalla lettera pastorale “perseveranti nella comunione”.

Concludo, carissima Sara, che mi hai tirato fuori molte cose nascoste e oggetto di preghiera e contemplazione nel mio cuore di parroco. Un po’ è come “l’Ideale di Chiesa” proclamata dagli Atti degli Apostoli e ripresentato quest’anno dal vescovo Carlo … ma se non idealizziamo e sogniamo con i piedi per terra non si avvereranno mai i desideri custoditi nel Signore! Grazie per aver “trascritto” con pazienza l’intervista e avermela riproposta.

One thought on “A tu per tu con don Luigino Scarponi: “Le nostre due chiese oggi sono inagibili”

  • 15 gennaio 2017 at 08:57
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    Grazie Don Luigino per quanto stai facendo.
    Lo Spirito Santo che guida la storia di TUTTI ti ha portato da noi a Sant’ Egidio !!!
    Lo Spirito mai sbaglia!!! Noi peccatori purtroppo si.
    Tanti sbagli in passato tanti forse ne faremo ma il BUON GREGGE segue IL PASTORE se cosi’ non e” povero gregge…..

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