Monache Clarisse: “tutto il nostro essere sia testimonianza visibile del Dio che dice bene di noi”

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GesùDIOCESI – Lectio delle Monache Clarisse del monastero Santa Speranza in San Benedetto del Tronto sulle letture di ieri, domenica 1 gennaio.

Leggiamo nel vangelo di Luca: «I pastori andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino …».

Andarono: questi uomini si alzano e si mettono in cammino, e chiedono a noi di alzarci, di uscire fuori, di andare, cioè, oltre le nostre logiche, le nostre abitudini, le nostre presunzioni, le devozioni o immagini di Dio che ci siamo costruite!
Senza indugio: subito, ma soprattutto dove la Parola ascoltata ci chiama ad essere e a stare; non dove è prevedibile o desiderabile andare! E questo perché abbiamo fiducia di chi ci chiama.
Trovarono: i pastori contemplano quell’umile segno del bambino «…adagiato nella mangiatoia» e toccano con mano quanto l’angelo ha loro annunciato, cioè l’inaudito di Dio, il vero volto dell’Altissimo che, per amore, mette da parte la sua divinità, la sua onnipotenza e diventa accessibile, incontrabile. Dio che si racconta, Dio evidente, davanti al quale i pastori «… dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro […] … se ne tornarono glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto».

Stupore, meraviglia, che non rimangono solo tali ma che si aprono, anzi, diventano memoria da custodire nel cuore e da gridare a tutti.

I pastori si stupiscono e “gridano” al mondo il Dio bambino, il Dio con l’uomo; “gridano” al mondo, come lo grida Paolo nella sua lettera ai Galati, «… non sei più schiavo ma figlio e, se figlio, sei anche erede per grazia di Dio». Gridano il Dio che è Padre e che ci vuole figli.

Sono gli stessi pastori che dicono a noi, oggi, che non solo il capire, il ragionare ma soprattutto lo stupore e la memoria devono diventare criterio di vita dei nostri giorni.

Così come è stato anche per Maria: «Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore». Maria custodisce interiormente parole che destano stupore, coltiva in sé il senso di tali eventi, lo concepisce, lo porta in grembo come in grembo ha portato il figlio, gli dà progressivamente una forma, attendendo di “partorirlo” …senza fretta, senza voler capire tutto e subito.

La sua vita, la vita di Giuseppe, la vita dei pastori diventano così, nella semplicità e grandiosità di un affidamento, segno tangibile della benedizione di Dio!

«Ti benedica il Signore e ti custodisca. Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia. Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace».

Allora, tutto il nostro essere, mente, anima, cuore, corpo, tutta la nostra vita, siano, per questo nuovo anno che abbiamo appena cominciato, testimonianza visibile del Dio che dice bene di noi, del Dio che ci guarda, che ci fa luce con il suo volto e con la sua Parola, il Dio che è grazia di ogni nostro momento, il Dio che ci dà pace, che ci fa pace!

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