Papa: “Niente ‘pie finzioni’… lagnarsi, arrabbiarsi con Dio è un modo di pregare”

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PapaZenit di Luca Marcolivio

La speranza è come un filo rosso che lega i profeti agli apostoli ed arriva poi fino a noi. Si è aperta con una citazione di San Paolo ed è proseguita con la rievocazione della vicenda di Abramo, la catechesi di papa Francesco in occasione dell’ultima udienza generale del 2016.

È infatti proprio l’Apostolo delle genti a ricordare come Abramo credette “contro ogni speranza” (Rm 4,18) nella nascita di un figlio, “tanto era inverosimile quello che il Signore gli stava annunciando, perché egli era anziano e sua moglie era sterile e non c’era uscita, ma lo disse Dio e lui credette”, ha sottolineato il Pontefice.

Abramo pone in essere due atti che mostrano come la sua fede si apra ad una “speranza in apparenza irragionevole”; in primo luogo crede a Dio, quando gli promette un figlio, “nonostante il grembo di Sara fosse ormai come morto”; si mette poi in viaggio, accettando di “lasciare la sua terra e diventare straniero”. Abramo ha saputo andare “al di là dei ragionamenti umani, della saggezza e della prudenza del mondo, al di là di ciò che è normalmente ritenuto buonsenso, per credere nell’impossibile”, ha aggiunto il Santo Padre.

Anche per Abramo, però, arrivano le prove e le “crisi di sconforto”: lascia la sua terra come ordinatogli da Dio ma intanto il figlio tanto atteso non arriva e “il grembo di Sara rimane chiuso nella sua sterilità”. Allora “Abramo si lamenta con il Signore, lamentarsi con il Signore è un modo di pregare perché lui è Padre”.

Nel nuovo dialogo con Abramo, Dio gli parla “di notte” e anche “nel cuore di Abramo c’è il buio della delusione, dello scoraggiamento, della difficoltà nel continuare a sperare in qualcosa di impossibile”. Ormai è convinto, per via della sua età avanzata, che “non ci sia più tempo per un figlio, e sarà un servo a subentrare ereditando tutto”.

Eppure, il suo lamentarsi è “una forma di fede, è una preghiera”, infatti, ha spiegato il Papa, “la fede non è solo silenzio che tutto accetta senza replicare, la speranza non è certezza che ti mette al sicuro dal dubbio e dalla perplessità, tante volte la speranza è buio ma la speranza ti porta avanti”.

Avere fede, ha aggiunto Francesco, “è anche lottare con Dio, mostrargli la nostra amarezza, senza ‘pie’ finzioni” e può anche comportare il ritrovarsi “arrabbiato con Dio”. Avere speranza, pertanto, “è anche non avere paura di vedere la realtà per quello che è e accettarne le contraddizioni”.

Quando poi Abramo smette di chiedere un figlio e, semplicemente, si rivolge a Dio perché lo aiuti a “continuare a sperare”, il Signore risponde mantenendo la sua “inverosimile promessa: non sarà un servo l’erede, ma proprio un figlio, nato da Abramo, generato da lui”. Dio gli dice: “Guarda in cielo e conta le stelle […] Tale sarà la tua discendenza” (Gen 15,5); lo porta “fuori dalla tenda”, ovvero “dalle sue visioni ristrette” e “gli mostra le stelle” che “tutti possono vedere ma per Abramo devono diventare il segno della fedeltà di Dio”.

“Se anche a noi rimane come unica possibilità quella di guardare le stelle, allora è tempo di fidarci di Dio. Non c’è cosa più bella, la speranza non delude!”, ha poi concluso il Santo Padre.

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