Malta: si alzano proteste contro l’Equality Act

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personeZenit di Elisabetta Pittino

FAFCE- Federation of Catholic Family Associations in Europe (www.fafce.org) e l’associazione maltese Cana Movement Catholic Institute (www.canamovement.org) il 22 dicembre scorso hanno inviato una Lettera Aperta sull’Equality Act, di recente discusso a Malta, a Joseph Muscat, Primo Ministro di Malta, a Helena Dalli, ministro per il Dialogo sociale, le politiche dei consumatori e le libertà civili e a Simon Busuttil, leader dell’opposizione.

L’Equality Act è costituito da due progetti di legge sull’uguaglianza di genere, l’Affirmation of Sexual Orientation, Gender Identity and Gender Expression Bill (Affermazione dell’orientamento sessuale, dell’identità di genere e delle espressioni di genere) e il Gender Identity, Gender Expression and Sex Characteristics Act (Legge sull’identità di genere, l’espressione di genere e le caratteristiche sessuali).

Di fatto l’Equality Act  ha suscitato vaste critiche da vari settori della società, pertanto Antoine Renard, Presidente di Fafce, e Mons. Charles Attard, Direttore del Cana Movement Catholic Institute “chiedono di ritirare il progetto di legge”.

Interveniamo non solo per sostenere le preoccupazioni del nostro membro maltese, ma anche per sottolineare che la famiglie in Europa condividono queste preoccupazioni”, chiarisce FAFCE. E aggiunge: “Speriamo che, nonostante i nostri punti di vista spesso divergano, possiamo cooperare per il bene comune dell’Europa”.

“Mentre Malta sta discutendo l’Equality Bill (…) vorremmo sottolineare alcuni aspetti problematici di questo progetto di legge, per contribuire al dibattito pubblico nel Paese, chiedendovi di tenere conto delle varie voci della società’ civile che ha sollevato diversi interrogativi su questo progetto”, dichiarano Antoine Renard e Charles Attard.

E se “lottare contro le ingiuste discriminazioni e promuovere il rispetto per ogni persona, come l’Equality Bill intende fare, è un obiettivo lodevole” – scrivono Renard e Attard – “siamo comunque preoccupati che la legge, com’è ora, crei confusione piuttosto che chiarezza al riguardo e impedisca una serie di diritti fondamentali”.

Secondo FAFCE e Cana Movement Catholic Institute questo progetto di legge “minaccia la libertà di espressione e di religione, invertendo l’onere della prova (art. 24), eliminando la presunzione di innocenza, che è qualcosa di estremamente critico per il diritto al giusto processo”.

“L’inversione dell’onere della prova è prevista in legislazioni egualitarie quando vi sia una posizione di autorità o potere (come tra datore di lavoro e dipendente) e non in casi che concernono la fornitura di beni e di servizi, come nel caso in esame. Perciò, l’attuale inversione dell’onere della prova nella legge maltese non rispetta gli standard e le garanzie giudiziarie” precisano Attard e Renard.

La minaccia alla libertà di espressione e di religione è concreta perché “non è possibile sapere cosa dire o non dire” perché ogni persona potrebbe sentirsi offesa e potrebbe iniziare un’azione sulla base dell’Equality Bill”, si legge nella lettera.

“L’accusa di discriminazione non sarà ascoltata in un Tribunale, come succederebbe in una società democratica. Invece, si sarà giudicati da una indefinita Commissione che può delegare i suoi poteri giudiziali de facto a chiunque nell’ufficio” specificano i firmatari.

Certo questo non permette di “adempiere le garanzie giudiziali e di proteggere adeguatamente i diritti e le libertà dei cittadini maltesi”.

Inoltre nella lettera si fa presente che non viene salvaguardata l’obiezione di coscienza riguardo alla fornitura di beni e servizi di coloro che vedono offeso il proprio credo religioso, delle chiese o di altre organizzazione religiose. Non verrà salvaguardata neppure la facoltà di chiese o altre istituzioni confessionali di scegliere i lavoratori sulla base della religione quando una particolare funzione lo richieda.

“Per esempio, non sarebbe più possibile per una scuola cattolica rifiutare la domanda di un insegnante che sia in disaccordo con i valori della Chiesa Cattolica” secondo Renard e Attard. “In breve, questa legge limita l’autonomia delle Chiese e conseguentemente danneggia la libertà di religione” concludono i sottoscrittori che chiedono al Parlamento maltese di farsi carico delle preoccupazioni dei cittadini e di promuovere i loro punti di vista, “tenendo sempre presente il bene comune”.

 

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