Gesù a San Benedetto, visti i numerosi senza tetto, probabilmente non troverebbe posto nemmeno in un garage

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Print this page

Don GianniDIOCESI – Pubblichiamo la lettera della Caritas Diocesana.

“La tua gente riedificherà le antiche rovine,
ricostruirai le fondamenta di epoche lontane.
Ti chiameranno riparatore di brecce,
restauratore di case in rovina per abitarvi”

(Isaia, 58,12)

Carissimi,
Terminato il Giubileo della Misericordia, chiusa la Porta santa, in anticipo nella nostra Chiesa a causa del sisma, papa Francesco, nella sua lettera apostolica “Misericordia et misera”, ci invita a spalancare la porta della  Misericordia del nostro cuore. In questo tempo “abbiamo imparato che Dio si china su di  noi (cfr. Os 11,4) perché anche noi possiamo imitarlo nel chinarci sui  fratelli” (n. 16).

La porta della Cattedrale, che abbiamo attraversato durante l’anno  giubilare, “ci ha immesso nella via della carità che siamo chiamati a  percorrere ogni giorno con gioia e fedeltà”  (n. 16).

Chissà se può aiutarci a riflettere, in questo tempo di Natale, un dialogo colto negli ambienti della Caritas diocesana!?

Presso il magazzino della Caritas diocesana, Suor Smitha sta lavorando con alcuni volontari. Alcuni sono giovani musulmani, richiedenti asilo, che prestano il loro prezioso servizio alla mensa o al vestiario. La suora tira fuori gli scatoloni con gli addobbi di Natale per preparare l’albero e il presepe.

Bakary, il più curioso, chiede spiegazioni su questa festa cristiana e Suor Vigea, che intanto è scesa dal centro di ascolto comincia subito a spiegare che si celebra Gesù, che è venuto circa duemila anni fa, che tornerà alla fine della storia e che viene anche oggi per stare accanto a noi.

Interviene Ousman, sempre pronto alla battuta, dicendo che in Senegal ci sono molti cristiani e che conosce la storia della nascita di Gesù. Però se potesse, gli consiglierebbe di non venire a cercare un alloggio a San Benedetto perchè qui c’è gente che con questo freddo dorme all’aperto e non troverebbe nemmeno qualcuno disposto ad aprirgli un garage.
Mentre sistemano le patate comprate a Montemonaco, Mounir, che è stato da quelle parti, col suo stentato italiano, dice che forse nelle zone del sisma, a ridosso dei monti, potrebbe trovare rifugio in tutte quelle chiese ormai non agibili.

Suor Adù però spiega che Gesù non ha bisogno delle nostre case: è Lui il nostro rifugio! Intanto, Lorenzo che, insieme ad altri ragazzi del servizio civile è sceso per il pranzo, interviene quasi da teologo dicendo che Gesù viene ovunque, basta  aprirgli la porta della propria vita, ed è bene che venga perchè quest’anno siamo un pò tutti “terremotati” e solo Lui può riedificare sulle macerie. Serena, Stefania ed Edo non possono trattenere un applauso.

Il discorso, moderato da Said, sempre aperto al confronto, continua a tavola. Zamar che per qualche notte ha dormito sotto la tettoia di uno chalet, chiede se Gesù ha il potere di cambiare i cuori della gente, perchè il problema di chi dorme all’aperto, non si risolve postando foto su Facebook per difendere la dignità del proprio quartiere.

Giustamente Said fa notare che, se i senzatetto vengono cacciata da una zona, il problema non si risolve, poichè andranno in un altro quartiere o in un altra città!
Marco, laureato in scienze politiche, si augura che gli amministratori “ripuliscano” davvero le città e i paesi, non scacciando chi non ha un luogo per ripararsi, come un giorno successe a Maria e Giuseppe, ma trovando soluzioni, poi non così difficili. Quanti locali vuoti, mal ridotti tra le nostre case che potrebbero essere utilizzati!?

Zamar racconta della rabbia di quelle notti, quando si coricava al freddo, e di come non è stato facile vincere la tentazione di bere per dimenticare! Said riferisce che ha sentito dire da molti “ci dovrebbe pensare la Caritas!”. Ma Suor Smitha interviene e ricorda che la Caritas non riesce a risolvere tutti i problemi, pone delle “opere-segno”, ma poi spetta alle istituzioni prendersi cura dei più deboli.
La politica non è una questione di potere, di fama o interessi personale, ma come sosteneva Paolo VI, è la più alta forma di carità.

Ilario che ha appena finito il giro dei panifici, porta una rivista contenente l’articolo “perseveranti nella prossimità”, con una sua intervista sul tema dell’Avvento della nostra Chiesa. Ha detto che quest’anno Gesù viene nei volti impauriti e a volte scoraggiati di tanti fratelli e sorelle colpiti dal sisma nelle nostre parrocchie dell’interno, o “immigrati” da altre note sul territorio litorale.
Sicuramente il bambinello, come ogni bimbo che nasce, porterà il sorriso anche sul volto di questa gente. Per essere contenti è sufficiente sentire il Signore vicino, che è con noi.

Bakary alla parola ‘immigrati’ ha un sussulto e poi, quasi con le lacrime agli occhi, chiede se Gesù dirà ai cristiani di trattare gli immigrati da fratelli!?
“Perché dobbiamo catalogare gli altri per decidere chi è il nostro prossimo e chi non lo è? Ho la pelle nera, ma sono di carne ed ossa come voi, ho una mamma e un papà come voi, un cuore che batte, dei sogni che ho paura non diventino mai realtà, se le cose continuano così”.

Sono le 13. È ora di aprire la mensa e servire il pranzo. Said chiude il discorso facendo la sintesi: “siamo un po’ tutti ‘terremotati’, paralizzati dalla paura di non farcela, non solo a ricostruire paesi distrutti ma anche vite ‘lesionate’ da relazioni interrotte, da sguardi negati, da amori finiti”. Paura della diversità, aggiunge Jasshin, paura dei più poveri…
Conclude Sister Smitha per questo è Natale, per ricordarci che  c’è qualcuno che viene a ricostruire ciò che è stato distrutto, nei paesi e nei cuori. Da soli non solo è difficile, forse impossibile riedificare sulle macerie.

Sono questi i nostri auguri di Natale: Gesù, l’immigrato del Padre, ci trovi intenti non a cacciare chi più fa fatica a stare dentro la storia, ma ad accogliere chi, disperato, bussa in cerca di pane e di affetto.
Ci accorgeremo che l’integrazione umana  può essere vicendevole arricchimento. Sentiremo di aver ricevuto molto di più per quel poco che possiamo aver dato, perché avremo  incontrato il Dio che si fa uomo, per farci più umani, e avremo riconosciuto la voce di Gesù Cristo: «Ecco, sto alla porta e busso» (Ap 3,20).

A tutti un grazie grande e un buon Natale.

One thought on “Gesù a San Benedetto, visti i numerosi senza tetto, probabilmente non troverebbe posto nemmeno in un garage

  • 22 dicembre 2016 at 15:27
    Permalink

    Un saluto a Suor Adu e Madre Superiore a:
    Flora(Tortoreto)a Carmine(Napoli)ai miei compagni di MENSA a Enrico-
    Alla Signora Anna Bruglia
    Ai ragazzi camerieri di mensa,agli addetti in CUCINA
    Un abbraccio a tutti e un BUON NATALE

    Reply

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *