Monache Clarisse: “La domanda di fede non spegne l’amore ma necessità di affidarsi totalmente al Cristo”

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GesùDIOCESI - Lectio delle Monache Clarisse del monastero Santa Speranza in San Benedetto del Tronto sulle letture di domenica 11 dicembre.

«Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». E’ perplesso Giovanni Battista: egli immaginava un Messia che condannasse definitivamente i cattivi e liberasse i giusti, imponendo con potere e forza il proprio dominio. E invece? Cosa si trova davanti?

Lo leggiamo nelle parole con cui Gesù risponde a Giovanni, ora in carcere, attraverso i suoi discepoli: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: i ciechi riacquistano la vista, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo».

E’ lo scandalo della misericordia di Dio! Un Dio che non compie gesti da giustiziere ma, come cantiamo nel salmo, «rende giustizia agli oppressi, dà il pane agli affamati. Il Signore libera i prigionieri. Il Signore rialza chi è caduto, il Signore ama i giusti, il Signore protegge i forestieri. Egli sostiene l’orfano e la vedova».

Il profeta Isaia, nella prima lettura, si rivolge al popolo di Israele, esiliato a Babilonia: «Ci sarà un sentiero e una strada e la chiameranno via santa. Su di essa ritorneranno i riscattati del Signore…».

E questa strada, per noi, oggi, è Gesù Cristo, il Messia, misericordia e salvezza di Dio per il suo popolo.

Non si tratta di un Dio dei miracoli, il Dio che, magicamente, viene a risolvere ogni nostro problema ma il Dio che si fa carne e che, attraverso questa carne, ci accompagna nel cammino della vita.

«Si rallegrino il deserto e la terra arida, esulti e fiorisca la steppa […]. Essi vedranno la gloria del Signore, la magnificenza del nostro Dio»: è questo quello che vediamo, l’azione di un Dio che viene a dare nuova vita e nuova fecondità alla nostra esistenza.

Allora Giovanni ha proprio sbagliato tutto? Ci risponde Gesù: «Egli è colui del quale sta scritto: “Ecco, dinanzi a te mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via».

Nel deserto come nella prigione, nella predicazione come attraverso una domanda, Giovanni continua ad attendere il Messia nella consapevolezza di una fede che, anche attraverso il dubbio, continua a crescere ed alimentarsi. La domanda di fede non spegne l’amore ma appare qui, più che mai, come necessità di affidarsi totalmente al Cristo.

«Siate costanti, fratelli miei, fino alla venuta del Signore […]. Prendete a modello di sopportazione e di costanza i profeti che hanno parlato nel nome del Signore», dice l’apostolo Giacomo nella seconda lettura.

Attesa e affidamento, cioè, nella consapevolezza di non sapere tutto, di vivere, su questa terra, l’incompiutezza e la parzialità. Consapevolezza di aver bisogno di fidarci e consapevolezza di un Dio che si fida di noi.

E difficile credere ad un Messia “al contrario”, credere nella necessità della croce per il Messia, credere al “fallimento” umano di chi è inviato da Dio. Giovanni si è fidato fino alla fine, fino alla morte; sta a noi, oggi, scegliere di non scandalizzarci di un Dio povero e, così, continuare a camminare su quella strada che ci accompagnerà alla «felicità perenne».

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