Quale tempio per quale religione

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GiacomelliFernando Palestini

DIOCESI – Le tre serate di dom Gianni Giacomelli, priore di Fonte Avellana, presso il Monastero Santa Speranza delle Clarisse sono state talmente piene di significato che risulta praticamente impossibile condensarle in un breve articolo. Cercherò quindi di riportare quei spunti che mi sono sembrati i più significativi. Il titolo porta con se la prima provocazione: quale e cos’è il tempio?

Il vangelo di Giovanni al capitolo 2 parla della purificazione del tempio: “Fatta allora una sferza di cordicelle, scacciò tutti fuori del tempio con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiavalute e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via queste cose e non fate della casa del Padre mio un luogo di mercato»” e mette in risalto che la più grande contestazione del tempio “fisico” proviene da Gesù, cioè da Dio che quel tempio lo abita. Lo spirito del tempio non deve essere dominato dalla legge, dai cambiavalute, dal potere che sono fuori dal cuore degli uomini. Dio non è un idolo che governa, ma cammina nella storia degli uomini insieme agli uomini. I giudei hanno questa visione di dio autorità (mercato). Il nostro Dio inaugura un nuovo modo di stare con gli uomini per trasformarli e rinnovarli nella Misericordia. Si inverte la logica ed infatti Gesù è disposto a morire per salvare le relazioni tra gli uomini, per innescare in mezzo a loro la prossimità, la delicatezza, l’attenzione all’altro, l’Amore. Con la croce Gesù libera ciascuno di noi e pone le basi per una nuova Religione che supera la “legge”.

Il tempio non è più un luogo fisico, luogo privilegiato per vivere la fede come per gli ebrei «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Dio supera anche la religione che in quel tempio si era edificata. Gesù ha detto che è Lui il nuovo Tempio. Il Tempio è diventato un corpo, l’uomo-Dio Gesù, ed in Lui tutti gli uomini, tutti coloro che si lasciano abitare dallo Spirito Santo. L’uomo è il tempio di Dio. Anche papa Francesco ha più volte ripreso questo concetto  “Accanto al tempio inteso come luogo di culto, dal quale Gesù scaccia i mercanti che con i loro traffici mancavano di rispetto a Dio, c’è un altro tempio e un’altra sacralità da considerare nella vita di fede: il corpo di ciascuno, che ugualmente va rispettato… noi siamo templi dello Spirito Santo. Io sono un tempio. Lo Spirito di Dio è in me”. Il Tempio non è più una pietra, è un corpo, qualcosa che si evolve. Un corpo, cioè un luogo con la sua fragilità, imperfezione dove proviamo emozioni, sentimenti, sensazioni, desideri, sogni. Tutto ciò che è profondamente umano è il luogo dove Dio abita. Nella relazione tra gli uomini c’è il tempio. Il Dio dei cristiani non può che essere un Dio inclusivo che accoglie, avvicina, unisce. «Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri». Se escludo il fratello escludo Dio ed escludo anche me. Che belli nel Vangelo i dialoghi tra Gesù e Nicodemo membro del Sinedrio, uomo che rappresenta il potere del tempio, ma che si lascia ispirare dallo Spirito ed è in continua ricerca.

“Mio Dio, sono tempi tanto angosciosi. Stanotte per la prima volta ero sveglia al buio con gli occhi che mi bruciavano, davanti a me passavano immagini su immagini di dolore umano. Ti prometto una cosa, Dio, soltanto una piccola cosa: cercherò di non appesantire l’oggi con i pesi delle mie preoccupazioni per il domani – ma anche questo richiede una certa esperienza. Ogni giorno ha già la sua parte. Cercherò di aiutarti affinché tu non venga distrutto dentro di me, ma a priori non posso promettere nulla. Una cosa, però, diventa sempre più evidente per me, e cioè che tu non puoi aiutare noi, ma che siamo noi a dover aiutare te, e in questo modo aiutiamo noi stessi. L’unica cosa che possiamo salvare di questi tempi, e anche l’unica che veramente conti, è un piccolo pezzo di te in noi stessi, mio Dio.” Con queste parole tratte dal diario di Etty Hillesum (una giovane olandese di origine ebraica morta ad Auschwitz, che, inizialmente lontana da Dio, lo scopre guardando in profondità dentro se stessa) padre Giacomelli ha iniziato la terza serata nella quale ha cercato di trovare i mattoni che cambiano il tempio e costruiscono la nuova Religione. Il primo mattone è costituito dalla “maternità”. Alla legge Gesù oppone l’affidamento fiducioso al Padre. L’affidamento al Padre genera la Vita e trasforma il rapporto tra gli uomini. E’ la preghiera del “Padre Nostro” che racchiude in pienezza l’Amore al Padre ed ai fratelli. Infatti così come il corpo dell’uomo è il nuovo tempio così la preghiera del Padre Nostro è il centro della nuova religione. Il secondo mattone è ripreso dalle nozze di Cana, dal miracolo della trasformazione dell’acqua (simbolo dell’umanità) in vino (simbolo della regalità di Dio) e cioè della relazione tra Dio e l’uomo che cammina nella storia. Con la sua morte Gesù si è unito profondamente all’umanità e ci ha avvicinato per sempre a Dio. E’ il mattone della “sponsalità”.
Dio ci ha creato per essere “dentro” la storia degli uomini, come un unico corpo, un unico popolo. E’ il mattone della “fraternità universale”. Insieme con Dio lavoriamo per costruire un mondo nuovo. Il centro di questa umanità rinnovata sta nella nostra capacità di pregare, perché senza lo Spirito non nasce nessun Tempio e non si organizza nessuna Religione.

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