Aborto e perdono: l’Italia alla prova del pluralismo religioso

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aborto famigliaDi Maria Chiara Biagioni

Le Chiese cristiane e l’aborto. Una questione delicata perché incide direttamente sulle vite delle persone. Un tema, specialmente in alcune chiese, in continua evoluzione. Un panorama estremamente variegato, perché nel corso dei secoli, le Chiese hanno maturato opinioni diverse che conseguentemente hanno dato vita a norme altrettanto differenti. Abbiamo provato a fare il punto della situazione chiedendo aiuto alle singole comunità di riferimento e spingendoci fino al mondo dell’Islam.

 Chiesa cattolica

Dal catechismo della Chiesa cattolica al numero 2270: “La vita umana deve essere rispettata e protetta in modo assoluto fin dal momento del concepimento. Dal primo istante della sua esistenza, l’essere umano deve vedersi riconosciuti i diritti della persona, tra i quali il diritto inviolabile di ogni essere innocente alla vita”. Per questo motivo, l’Enciclica Evangelium Vitae (25 marzo 1995), definisce l’aborto procurato un atto “grave e deprecabile” che (numero 73) “nessuna legge umana può pretendere di legittimare”. Il 1 settembre del 2015, in un messaggio a monsignor Rino Fisichella, papa Francesco comunica la decisione di concedere “a tutti i sacerdoti per l’Anno Giubilare la facoltà di assolvere dal peccato di aborto quanti lo hanno procurato e pentiti di cuore ne chiedono il perdono”. Nella lettera apostolica “Misericordia et Misera” pubblicata il 21 novembre a termine del Giubileo, Francesco estende “nel tempo” e “a tutti i sacerdoti, in forza del loro ministero” questa facoltà. “Vorrei ribadire con tutte le mie forze – scrive il Papa – che l’aborto è un grave peccato, perché pone fine a una vita innocente. Con altrettanta forza, tuttavia, posso e devo affermare che non esiste alcun peccato che la misericordia di Dio non possa raggiungere e distruggere quando trova un cuore pentito che chiede di riconciliarsi con il Padre”.

Chiesa ortodossa

La posizione della Chiesa ortodossa, per riferimenti biblici, patristici e dottrinali coincide con quella della Chiesa Cattolica, ed è da sempre contraria all’aborto, ritenendo che “l’uomo è fatto ad immagine di Dio al momento del concepimento”. Interrompere una gravidanza per gli ortodossi è come commettere un omicidio, anche di fronte a fondati sospetti di malformità del feto. Secondo la Commissione di bioetica della Chiesa di Grecia sulla fecondazione in vitro, al momento del concepimento, l’embrione non è più un ovulo fecondato; è un uomo perfetto in identità che si perfeziona in continuità.

L’embrione possiede pertanto dei diritti: diritto ad essere considerato persona umana, diritto alla vita e diritto alla eternità.

Chiesa anglicana

E’ un documento della “Church of England” a indicare la posizione della Chiesa anglicana riguardo all’aborto. La premessa: “La Chiesa di Inghilterra combina una forte opposizione all’aborto con il riconoscimento che ci possono essere condizioni – rigorosamente limitate – in cui è moralmente preferibile ad altre alternative”. Il sinodo generale della Chiesa di Inghilterra compara la sua posizione a quella della Chiesa cattolica, facendo esplicito riferimento al catechismo della Chiesa cattolica. Ciò significa che l’aborto procurato è “gravemente contrario alla legge morale”.

“Tuttavia – si legge nel documento – la Chiesa riconosce la legittimità morale dell’aborto in alcune circostanze” come quella in cui il proseguimento di una gravidanza minaccia la vita della madre.

Chiesa Luterana

E’ importante precisare che, sul tema dell’aborto, non esistono delibere specifiche del Sinodo che ufficializzino una posizione della CELI al riguardo. E’ però possibile esprimere una valutazione ispirandosi ai principi generali e dell’etica evangelica-luterana. La premessa è che sia la tutela della vita sia la libertà dell’individuo sono, per i luterani, un valore fondamentale.

Ma la libertà è tale solo se basata su una consapevolezza piena

Ogni scelta personale, pertanto, deve essere sempre frutto di valutazioni informate. E scelte siffatte devono essere rispettate da chiunque. Sulla base di questi presupposti, la CELI – che sostiene sempre la vita perché è un dono affidato da Dio – ammette in certi limiti la possibilità di effettuare l’aborto.

Chiesa Valdese

E’ una Commissione bioetica ad affrontare le questioni di attualità e a sottoporre al Sinodo le sue considerazioni che vengono quindi collegialmente valutate. La Commissione non ha la pretesa di esprimere un punto di vista dottrinario, ma intende porsi al servizio della scelta morale del credente, cercando di fornire strumenti utili a orientarsi in questioni morali complesse e di suscitare una libera discussione tra eguali. Risale a molti anni fa l’ultima posizione che la Commissione ha preso riguardo alla interruzione di gravidanza. Il principio etico fondamentale è quello della responsabilità nella relazione.

La donna può e deve decidere responsabilmente nella sua relazione con il feto

La donna è dunque un soggetto morale autonomo  e la rinuncia a una parte di sé, legata alla scelta di non diventare madre, non è un atto arbitrario e astratto, che va contro il principio assoluto del rispetto della vita, ma una concreta, dolorosa, assunzione di responsabilità.

Islam

Tra i giuristi musulmani – spiega l’imam Layachi Kamel – c’è un vasto accordo nell’affermare che dopo i 120 giorni, l’aborto è categoricamente proibito, eccetto che per salvare la vita della madre o in caso di violenza subita dalla donna incinta. La dottrina dei 120 giorni si basa su un Hadith/insegnamento del Profeta Muhammad in cui ci rivela che il feto viene trattenuto nell’utero come seme per 40 giorni, come uovo fecondato per 40 giorni e come carne per ulteriori 40 giorni; al 120° giorno, l’anima viene “insufflata” nel corpo dell’embrione. Da qui l’aborto, dopo l’immissione dell’anima del feto, è considerato proibito da tutti i giuristi musulmani. Così recita una Sura/Capitolo del Corano: “Non uccidete i vostri figli per timore della miseria; siamo noi a provvederli di cibo come provvediamo a voi stessi… Ucciderli è veramente un peccato gravissimo (Sura Al Isra, 17-31). Per quanto riguarda l’interruzione volontaria della gravidanza eseguita prima dei 120 giorni, ci sono quattro posizioni giuridiche a seconda la scuola di riferimento: 1. Ammissibilità assoluta persino in assenza di giustificazione ( molto minoritaria); 2. Ammissibilità condizionata in presenza di un giustificazione valida; 3. Disapprovazione assoluta; 4. Proibizione categorica dopo il 40esimo giorno ed è la posizione più seguita nell’Islam.

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