Amoris laetitia. Card. Müller: “Non rinnega il magistero precedente”

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Muller fotoZenit di Luca Marcolivio

Il dibattito sulla Amoris laetitia, che va avanti ormai dalla sua pubblicazione avvenuta nell’aprile 2016, si è arricchito di un ulteriore contributo del cardinale Gerhard Ludwig Müller.

In un’intervista all’agenzia austriaca Kathpress, il prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, ha risposto ai dubbi sollevati nei giorni scorsi da quattro cardinali, in modo particolare sul capitolo 8, dedicato al discernimento delle situazioni “irregolari”.

Premettendo di parlare “con l’autorità del Papa” e di non poter “partecipare alla diatriba delle opinioni”, il cardinale Müller specifica anche che il Santo Padre potrebbe “incaricare” il suo dicastero di risolvere la controversia.

“In questo momento – ha detto il porporato tedesco – è importante che ognuno di noi rimanga obiettivo e non si lasci trascinare in una sorta di polarizzazione e meno ancora contribuisca a rinfocolarla”.

In merito all’interrogativo stimolato dalla Amoris laetitia, ovvero se i divorziati risposati possano, in casi eccezionali, essere riammessi all’eucaristia, e quindi i pronunciamenti dei pontefici precedenti non siano più validi, Müller fa presente che il magistero precedente è ancora valido e cita, a tal proposito, il veto posto nel 1994 dall’allora cardinale Joseph Ratzinger, suo predecessore, alla lettera pastorale dei vescovi Kasper, Lehman e Saier, che annunciavano la permissione dell’eucaristia ai divorziati risposati.

Il cardinale Müller ha quindi ribadito che “l’indissolubilità del matrimonio deve essere il fondamento dottrinale incrollabile per l’accompagnamento pastorale”, mentre il principale obiettivo di papa Francesco, con la Amoris laetitia, è quello di aiutare le famiglie e i matrimoni in crisi a trovare “una via che sia in corrispondenza con la volontà sempre misericordiosa di Dio”.

In conclusione il prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede esprime l’auspicio che le vere o presunte lotte dottrinali all’interno del Vaticano si risolvano con la “vittoria della verità” e non con il “trionfo del potere”.

Non è la prima volta che Müller interviene sul capitolo 8 dell’ultima esortazione apostolica. Lo scorso maggio, durante una conferenza presso il Seminario Conciliare di Oviedo, il cardinale aveva ribadito che la Amoris laetitia non è affatto in contrasto con la Familiaris consortio di San Giovanni Paolo II, che indicava ai divorziati risposati, come unico modo per ricevere la comunione, il vivere castamente, “come fratello e sorella” (cfr FC 84).

“Se la Amoris laetitia avesse voluto cancellare una disciplina tanto radicata e di tanta rilevanza l’avrebbe detto con chiarezza e presentando ragioni a sostegno – aveva dichiarato Müller in quell’occasione -. Invece non vi è alcuna affermazione in questo senso; né il papa mette in dubbio, in nessun momento, gli argomenti presentati dai suoi predecessori, che non si basano sulla colpevolezza soggettiva di questi nostri fratelli, bensì sul loro modo visibile, oggettivo, di vita, contrario alla parole di Cristo”.

“Cambiare la disciplina in questo punto concreto- aveva aggiunto il cardinale tedesco – ammettendo una contraddizione tra l’eucarestia e il matrimonio, significherebbe necessariamente cambiare la professione di fede della Chiesa, che insegna e realizza l’armonia tra tutti i sacramenti, tale e quale l’ha ricevuta da Gesù. Su questa fede nel matrimonio indissolubile, non come ideale lontano ma come realtà concreta, è stato versato sangue di martiri”.

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