Merkel, cancelliera d’Europa fra giri di valzer e promesse mantenute

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MerkelAngelo Paoluzi

Congresso straordinario dell’Unione cristiano-democratica a Essen, anno 2000. Angela Merkel viene eletta (prima donna con quell’incarico nella Cdu) presidente del partito, voglioso di volti nuovi e di nuove strategie, con il 96 per cento dei voti. Tiene un discorso di 75 minuti nel quale spicca la frase “Noi siamo tornati” che fa balzare in piedi i mille delegati con un’ovazione che dura dieci minuti, al grido di “Anghéla, Anghéla”.La “ragazza venuta dal freddo” – magari non tanto ragazza perché in quel momento ha 45 anni – manterrà la promessa, anche se le ci vorrà un po’ di tempo.La Cdu alla vigilia del nuovo millennio, dopo la splendida operazione che aveva portato dieci anni prima a riunire la Germania, era stata travolta in uno scandalo di tangenti (tutto il mondo è Paese…) in cui si era trovato implicato il mitico cancelliere della riunificazione, Helmut Kohl, a favore del quale erano stati versati due miliardi. Allo stesso tempo si era scoperto che un mercante d’armi aveva regalato cento milioni all’allora presidente del partito, Wolfgang Schaeuble, mentre erano transitati in Svizzera 17 miliardi pilotati dall’ex ministro degli interni, uno in fama di “duro”, Manfred Kanter, ed era stato arrestato il tesoriere della Cdu, Werner Leiste Kiep, per una vicenda di fondi neri che aveva portato al suicidio di un funzionario. Inoltre una mezza dozzina di esponenti politici erano stati trovati con le mani nel sacco in vicende di tangenti.

Novanta giorni drammatici per la Cdu, che aveva perso la fiducia di un quarto dei suoi elettori, era stata sconfitta in alcuni suoi feudi elettorali e aveva in prospettiva altri insuccessi: come in effetti avvenne nel 2002, sull’onda lunga degli scandali, al candidato cancelliere Edmund Stoiber, leader della Csu bavarese, favorendo alcuni anni di predominio della Spd.

Ma Merkel nel frattempo avrà fatto piazza pulita all’interno del partito

senza riguardi per l’uomo, Kohl, che era stato suo padrino politico: sarà addirittura privato della presidenza onoraria della Cdu perché si era rifiutato di rivelare l’identità di chi lo aveva finanziato. Nello stesso tempo sarà rinnovata la dirigenza del partito, in particolare promuovendo l’elemento femminile e utilizzando le giovani forze che già da tempo criticavano il controllo assoluto esercitato sulla Cdu e sul governo dal ristretto gruppo di fedelissimi di Kohl.
La cancelliera “dal sorriso triste” – avrà, in anni più recenti, uno dei pochi guizzi di ilarità in uno scambio di risatine ironiche su Silvio Berlusconi con l’allora presidente francese Nicolas Sarkozy – risalirà lentamente ma tenacemente la china, dopo aver fatto “bruciare” elettoralmente Stoiber nel 2002 contro un Gerhard Schroeder già in perdita di velocità. I socialdemocratici a partire da quell’anno assaggeranno una dopo l’altra più di dieci sconfitte nelle elezioni regionali, rendendo alla fine necessario il ricorso anticipato alle urne (fatto abbastanza raro in Germania) nel 2005, che avrà come esito un recupero della Cdu come primo partito, non sufficiente comunque per governare senza alleati. Merkel constatò realisticamente che non esistevano altre soluzioni praticabili e, dopo tre settimane di duri negoziati, formò un governo con Csu, Spd e Verdi.Lei stessa diventò cancelliera, la prima donna in quel ruolo nella Repubblica federale.Da quel momento la storia è scorsa abbastanza liscia. Angela Merkel ha saputo valorizzare elementi freschi, innovare negli schemi della politica e, soprattutto, profittare di quanto di buono avevano impostato i socialdemocratici al governo, attuando aperture sul piano del lavoro e del welfare. In politica estera si muoverà abilmente, ricavando tutti i vantaggi (che verranno poi negati ad altri) dalle clausole europee; ma anche, bisogna riconoscerlo, con una capacità di intervento nella questione dei rifugiati che pochi altri Paesi dell’Ue hanno dispiegato.

La capacità di adattamento alle situazioni ha fatto della Merkel una protagonista della scena mondiale.

Nessuno è stato in grado di rimproverarle i giri di valzer delle alleanze di governo dopo le elezioni del 2009 e del 2013. Nel 2009 “scaricò” i socialisti perdenti e imbarcò i liberali, senza peraltro che cambiassero di molto le direttive di governo. Nel 2013 si fece una ragione dell’eliminazione dalla scena politica dei liberali, il cui ruolo peraltro aveva contribuito a svuotare di significato, per rimettere in piedi una grande coalizione (“grosse koalition”) con i socialisti che, a sua volta, sta portando questi ultimi alla crisi.
Certo la prossima battaglia, come ha detto lei stessa annunciando la propria ricandidatura alla cancelleria per il 2017, sarà “difficile in un momento difficile”. C’è da battersi contro un subdolo e risorgente nazionalismo, contro lo strisciante antieuropeismo, contro i fantasmi del terrore, contro le mancate solidarietà. L’opinione pubblica moderata vede la Merkel come una garanzia. La attendono mesi duri. Ma forse potrebbe ancora valere quella frase che fece scattare i congressisti: “Noi siamo tornati”. Cioè: ci siamo ancora.

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