Papa Francesco: “Non siamo proprietari della nostra vita, il Signore viene a cambiarla”

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papa francesco angelusZenit di Luca Marcolivio

Il tempo d’Avvento, che inizia, scandisce le varie tappe della “visita del Signore all’umanità”. Lo ha detto papa Francesco durante l’Angelus, puntualizzando che la prima di queste tappe è avvenuta “con l’Incarnazione, la nascita di Gesù nella grotta di Betlemme”, mentre “la seconda avviene nel presente”. Il Signore, infatti, “ci visita continuamente, ogni giorno, cammina al nostro fianco ed è una presenza di consolazione”.

L’ultima visita avverrà, alla fine dei tempi, come recita il Credo: “Di nuovo verrà nella gloria per giudicare i vivi e i morti”. Di quest’ultima visita riferisce anche il Vangelo odierno (cfr Lc 21,34-36), in cui “il Signore ci dice dove approderà il nostro cammino”, ha sottolineato il Pontefice.

Nelle letture di questa prima domenica d’Avvento, risalta anche “il contrasto tra lo svolgersi normale delle cose, la routine quotidiana, e la venuta improvvisa del Signore”, come emerge dall’episodio del diluvio universale (cfr. vv. 38-39), che coglie tutti di sorpresa.

“Sempre ci colpisce pensare alle ore che precedono una grande calamità: tutti fanno le cose solite senza rendersi conto che la loro vita sta per essere stravolta”, ha commentato il Santo Padre. Eppure, “il Vangelo non vuole farci paura, ma aprire il nostro orizzonte alla dimensione ulteriore, più grande, che da una parte relativizza le cose di ogni giorno ma al tempo stesso le rende preziose, decisive. La relazione con il Dio-che-viene-a-visitarci – ha spiegato ancora il Papa – dà a ogni gesto, a ogni cosa una luce diversa, uno spessore, un valore simbolico”.

È una prospettiva che rappresenta anche un “invito alla sobrietà, a non essere dominati dalle cose di questo mondo, dalle realtà materiali, ma piuttosto a governarle”, ha aggiunto Francesco.

“Se, al contrario, ci lasciamo condizionare e sopraffare da esse, non possiamo percepire che c’è qualcosa di molto più importante: il nostro incontro finale con il Signore che viene per noi” e ci invita “alla vigilanza, perché non sapendo quando Egli verrà, bisogna essere sempre pronti a partire”.

Il tempo d’Avvento, in definitiva, ci chiama “ad allargare l’orizzonte del nostro cuore, a farci sorprendere dalla vita che si presenta ogni giorno con le sue novità”. È necessario, quindi, ha raccomandato il Papa, “imparare a non dipendere dalle nostre sicurezze, dai nostri schemi consolidati, perché il Signore viene nell’ora in cui non immaginiamo. Viene per introdurci in una dimensione più bella e più grande”.

Francesco ha quindi invocato Maria, “Vergine dell’Avvento”, perché ci aiuti a “non considerarci proprietari della nostra vita, a non fare resistenza quando il Signore viene per cambiarla, ma ad essere pronti a lasciarci visitare da Lui, ospite atteso e gradito anche se sconvolge i nostri piani”.

Dopo la recita della preghiera mariana, il Santo Padre ha assicurato la propria preghiera “per le popolazioni del Centro America, specialmente Costa Rica e Nicaragua, colpite da un uragano e, quest’ultimo, anche da un forte sisma”. La preghiera del Pontefice va “anche per quelle del Nord Italia che soffrono per le alluvioni”.

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