Dal CSI alla FIGC: a tu per tu con Andrea Casagrande, un allenatore nel pallone…

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di Paola Travaglini

MONTEPRANDONE –  A Monteprandone e non solo tutti conoscono Andrea Casagrande, per gli amici King, titolare dell’omonima edicola, animatore ed allenatore di calcio.

Da sempre organizzatore di eventi, si è formato nella Parrocchia del S.Cuore di Centobuchi ed ha rappresentato un punto di riferimento per tanti giovani del paese.

Poi l’esperienza nel CSI ed ora in FIGC con quel patrimonio umano e quei valori che lo hanno sempre contraddistinto.

Quando hai iniziato ad allenare e quale è stata la tua formazione?

“Ho iniziato nel 1998 all’eta di 18 anni nell’oratorio del mio paese dopo aver lasciato a giocare a calcio. Ho cominciato a formarmi con vari corsi del CSI che mi hanno dato tanto a livello non solo tecnico ma soprattutto umano. Poi l’esperienza con il calcio a 5 giovanile con quando ancora, a differenza di oggi, era poco La mia esperienza in in FIGC è inizata 8 anni fa. Sono stato in varie società sportive della provincia di Ascoli ed ora da 2 anni alleno le giovanili della società Santa Maria Truentina di Castel Di Lama. Ringrazio i maestri Edoardo Vagnoni e Claudio Pierantozzi dai quali ho imparato tanto ”.

Cosa vuol dire per te allenare?

“L’allenatore in età giovanile è prima di tutto un educatore. Quindi la prima cosa che insegno ai ragazzi è il rispetto dei propri compagni di squadra, degli avversari, degli arbitri. Cerco di far capire loro che una sconfitta molte volte vale più di una vittoria perchè aiuta a crescere ed a farsi le ossa. Non importa quante volte cadi ma l’importante è rialzarsi sempre: questo è il messaggio che cerco di far passare. Da un punto di vista strettamente tecnico, punto molto sulla coordinazione psico motoria utilizzando attrezzi anche non convenzionali come la corda, il frisbee, le palline da tennis, le paretine…”

Cosa manca secondo te al calcio attuale?

“Il calcio italiano sta vivendo un periodo di grave crisi. Tanti ragazzi iniziano a giocare da giovanissimi, tanti smettono precocemente. Come in altri sport, si assiste spesso ad una specializzazione precoce: si dà importanza l risultato senza considerare aspetti molto più importanti. Tante società sportive investono poco sui propri settori giovanili,ed i risultati poi sono sotto gli occhi di tutti…”

Quali differenze fra i ragazzi di ieri e di oggi?

“ I ragazzi non sanno più cosa sia giocare e divertirsi; sono avanti per tante cose rispetto alla mia generazione ma dimostrano tanta più fragilità. Lo sport fatto nel giusto modo aiuta a crescere. La mia sfida è proprio questa: insegnare calcio ma soprattutto educare attraverso lo sport. Ci metto tanta passione ed i ragazzi “contraccambiano” regalandomi grosse soddisfazioni”.

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