Mille applicazioni della connessione digitale potranno cambiare la nostra vita quotidiana, ma…

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InternetDi Luigi Crimella

“Quando esci ricordati di acquistare il detersivo per la lavatrice. Manca anche il toner della stampante e se passi dal fruttivendolo prendi carote, pomodori, insalata”: queste belle frasi della vita domestica di ciascuno di noi presto non saranno più necessarie. Infatti, le novità che vengono annunciate nel campo del cosiddetto “Internet delle cose” (Iot, Internet of Things) ci preannunciano un futuro sorprendente. La lavatrice potrà essere dotata di un sensore che avverte che sta per finire il detersivo (connesso con un microchip al nostro fornitore Amazon o similare). Così partirà in automatico l’ordine di acquisto e il giorno dopo ecco che il fattorino ci consegnerà, appunto, il detersivo, ma insieme anche la verdura e il toner perché anche il frigorifero e la stampante si saranno nel frattempo attivate.

Presto i nostri cari vecchi elettrodomestici, un tempo pacifici e obbedienti, decideranno in autonomia

(dopo essere stati “autorizzati”, attivando i sensori appositi) quando è ora di ordinare un bene, dove spedire l’ordine di acquisto, informandoci tramite sms oppure con e-mail, o anche con messaggio Whatsapp che la consegna avverrà il giorno tale all’ora tale. Fantasia? Niente affatto, è il futuro che si avvicina a velocità accelerata e che dobbiamo preparci a gestire. Lì per lì potremmo essere sorpresi, ma è presumibile che il passaggio avvenga con tranquillità: basti pensare a come nel giro di pochissimi anni (era il 2006-2007 quando apparivano i primi smartphone) il mondo ha visto passare da “zero” a 3 miliardi di pezzi la vendita dei telefonini intelligenti.  Caratteristica di questa “rivoluzione digitale” è che un po’ tutti gli oggetti che oggi fanno parte della nostra vita domestica, lavorativa, sociale, della salute, e che sono scollegati l’uno dall’altro, in un futuro non troppo lontano (si pensa in due-tre anni) entreranno in un circuito di connessioni che farà capo al nostro smartphone da un lato e a grandi banche-dati dall’altro.

C’è l’esempio delle “smart cities”, le città intelligenti, che già oggi dispongono di milioni di sensori che controllano il traffico, gli incroci, i parcheggi, l’illuminazione pubblica, il sistema dei trasporti, gli ingorghi, il clima, gli incidenti, la presenza di auto della polizia e ambulanze e così via. Tutti questi dati convergono in applicazioni che consentono, in tempo reale, di dirottare flussi di traffico – ad esempio – se si creano ingorghi improvvisi. O di indicare all’ambulanza vie alternative se deve raggiungere in fretta il luogo di un incidente con feriti. Le città più “intelligenti” al momento sarebbero: New York, Londra, Parigi, San Francisco, Boston, Amsterdam, Chicago ecc. La nostra Milano, prima città italiana in graduatoria, è solo 44ma (sic!).

Altre evoluzioni riguarderanno l’automobile, per la cui guida “autonoma” i progetti sono in fase molto avanzata. In questo caso, anche l’auto potrà segnalare – ad esempio – che la frizione “slitta” e va riparata; che l’olio va sostituito; che gli ammortizzatori sono scarichi e così via. Il bello è che, secondo i costruttori, la nostra auto potrà (se glielo consentiremo) ordinare da sola i pezzi di ricambio! E che dire del cellulare che ci consiglierà – seguendo in diretta i mercati finanziari – di acquistare o vendere un determinato titolo azionario? Oppure, che rilevando i nostri battiti cardiaci ed altri fattori biometrici, ci prenoterà da solo una visita dal cardiologo? E’ questo il futuro che ci attende. A qualcuno potrà non piacere, però appare innegabile che saremo aiutati a vivere meglio. Un dubbio riguarda tutti questi dati della nostra vita privata che saranno disponibili nei server delle grandi società tecnologiche. Che cosa se ne faranno? Ma soprattutto sarà necessario interrogarsi sulla possibilità che questi delicati passaggi tecnologici preparino la strada a quel futuro post umano di cui si intravedono i contorni. E non sono tutti rassicuranti sotto il profilo della tenuta democratica, dell’autodeterminazione delle persone e dei popoli, dell’esercizio della libera scelta soprattutto in materia di acquisto e gestione di beni e servizi. Staremo a vedere. Magari innalzando la soglia della nostra attenzione responsabile.

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