Scampia: per la rinascita del quartiere abbattere le Vele è solo il primo passo

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ScampiaDi Gigliola Alfaro

Con la consegna di nuovi alloggi alle famiglie delle “Vele” di Scampia è iniziato, nei giorni scorsi, il conto alla rovescia che porterà, secondo i piani del Comune di Napoli, alla demolizione di tre delle quattro “Vele”, i condomini costruiti tra gli anni Sessanta e Settanta e diventati nel corso del tempo simbolo del degrado della periferia nord di Napoli. Il progetto prevede l’abbattimento di tre Vele e la trasformazione dell’ultima in sede degli uffici della Città metropolitana.

Primo passo. “Siamo molto contenti del trasferimento di 118 famiglie, la maggior parte delle quali era tra i vecchi assegnatari delle Vele.Ma assistiamo senza euforia perché è il termine di un cammino lunghissimo e sofferto, causato anche dalle miopie della politica cittadina, che la gente non può cancellare in un attimo”.A parlare è don Alessandro Gargiulo, parroco di Maria SS. del Buon Rimedio, sul cui territorio insistono le Vele. “Il trasferimento di alcune famiglie – ricorda il sacerdote – era già avvenuto quando furono abbattute le prime tre Vele durante l’amministrazione Bassolino”, tra il 1997 e il 2003. Le altre quattro “furono liberate ma a macchia di leopardo, diventando dei veri e propri incubatori di disperazione per chi restava: la situazione era invivibile, anche per lo spaccio di droga”. Perciò, il progetto di abbattere le Vele

“è un primo passo, ma ci sono altri progetti da cui aspettiamo una vera svolta: nel luogo dove è stata abbattuta in passato una Vela dovrebbe sorgere un polo dell’Università di medicina,

che porterebbe sia un servizio ambulatoriale e sanitario in un territorio che conta tra i 70 e gli 80mila abitanti sia un indotto economico per tutto quello che gira intorno all’Università, ma soprattutto il cambiamento della prospettiva. L’auspicio è che i giovani vengano nel nostro quartiere da tutte le parti della regione non più per rifornirsi di droga, ma per costruire in maniera produttiva il proprio futuro”.

“Scampia è nata male quando, all’indomani del terremoto del 1980, l’unico e doveroso obiettivo perseguito fu quello di assicurare un tetto agli sfollati. Nacquero così le Vele. Dopo il 1980, “in troppi casi, piuttosto che essere regolarmente assegnate in base a graduatorie, le case furono occupate abusivamente”, sostiene Mario Di Costanzo, responsabile della formazione socio-politica della diocesi di Napoli. Inoltre,“nessuno si è mai posto il problema di realizzare quelle strutture che avrebbero potuto rendere il quartiere che sorgeva più bello, più gradevole”.Di Costanzo pone l’attenzione su un altro problema: come sistemare le famiglie che rimarranno nelle Vele in quanto occupanti abusivi e, quindi, non aventi titolo all’assegnazione di un alloggio: “Non è chiaro come l’Amministrazione si regolerà. Questo è un problema serio e, all’apparenza, irrisolvibile”. Non tutti a Napoli sono d’accordo sulla demolizione delle Vele:“Ho la sensazione che l’abbattimento sia voluto come fatto emblematico, cioè come la cesura netta con un passato che nessuno vuole ritorni più”.È d’accordo Gianni Buongiovanni, diacono permanente presso la parrocchia della Resurrezione a Scampia:

“Questa scelta è salutata positivamente perché oggi le Vele sono il simbolo del degrado, mentre nel quartiere c’è tanta voglia di riscatto”.

“Ora è necessario favorire luoghi di socializzazione”, chiede il padre gesuita Walter Bottaccio, rettore della chiesa di Santa Maria della Speranza: “Qui a Scampia ce ne sono alcuni, ma non sono frequentati: per questo occorre creare occasioni di incontro. Ci sono due associazioni che sono riuscite a superare il loro cerchio ristretto: il Centro Mammut e Pollici Verdi, che ha ‘bonificato’ la piazza Corto Maltese: prima era adibita allo spaccio di droga. Oggi, invece, è il luogo dove le famiglie s’incontrano e sono organizzate iniziative, come il cineforum all’aperto”. “Negli anni non si è tenuto conto delle vere esigenze del quartiere – rileva Buongiovanni -. C’è ancora una presenza di attività criminali, anche se non più come in passato, quando Scampia era la più grande piazza di spaccio.Si è agito molto sul piano repressivo, ma sul piano sociale e culturale c’è ancora da fare tantissimo”.E adesso come sarà destinato lo spazio dove ci sono le Vele da abbattere? “Credo che nessuno lo sappia – ammette -. C’è grande incertezza”.

Il ruolo della Chiesa. Per padre Bottaccio,

“anche la Chiesa gioca un ruolo importante per la rinascita di Scampia”.

Ora, annuncia don Gargiulo, “stiamo cercando di costruire tra le parrocchie, le comunità religiose, le associazioni e i movimenti cattolici una rete che presenti il volto unico di comunità in una realtà molto frammentata”. Secondo il sacerdote, “la Chiesa può fare tanto perché è l’unica realtà nel territorio che può fornire un luogo educativo trasversale a tutte le generazioni. Ovviamente,siamo una Chiesa che, accanto alla dimensione dell’annuncio e del sostegno spirituale attraverso la grazia dei sacramenti, è chiamata quotidianamente a farsi carico di tante situazioni di marginalità e povertà molto pesanti.Il nostro compito è di esserci sempre e per sempre accanto alle persone, quando ci sono risorse, ma anche quando non ci sono.

E la prossimità è un segno importante della missione della Chiesa”.

In questa linea s’inserisce l’iniziativa intitolata “Dall’alba al tramonto”, promossa lunedì 12 dicembre da tutte le parrocchie e i sacerdoti di Scampia: “Inizieremo – spiega padre Bottaccio – con una preghiera nelle Vele, poi andremo nei lotti G e T e infine nelle case dei Puffi, luoghi emblema del disagio, per pregare e annunciare una via di salvezza.Non vogliamo che sia considerata una giornata straordinaria: la Chiesa esce e va nelle realtà più difficili. Ogni anno ripeteremo l’iniziativa, frutto del Giubileo della misericordia, che ha messo al centro proprio le periferie”.

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