Papa Francesco “Purifichiamo il cuore dall’idea ingannevole di un Dio della potenza e dei castighi”

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PapaZenit di Luca Marcolivio

Nel giorno in cui chiudono quasi le Porte Sante di tutto il mondo, il Giubileo della misericordia pone l’accento sulle persone più care a Gesù: gli esclusi e gli emarginati. È stata dedicata a loro la santa messa celebrata in San Pietro da papa Francesco, con un’omelia che ha ricordato innanzitutto le radici veterotestamentarie dell’amore di Dio ai poveri.

È già il profeta Malachia (cfr. Ml 3,19-20) a rivolgersi a “coloro che hanno fiducia nel Signore, che ripongono la loro speranza in lui, scegliendolo come sommo bene della vita e rifiutando di vivere solo per sé e per i propri interessi”. Il profeta parla delle stesse persone che Gesù definirà “poveri in spirito” (Mt 53,3), opponendoli “ai superbi, a coloro che hanno posto nella loro autosufficienza e nei beni del mondo la sicurezza della vita”.

È un passo che suscita domande sul “senso ultimo della vita: dove cerco la mia sicurezza? Nel Signore o in altre sicurezze che non piacciono a Dio? Dov’è diretta la mia vita, dove punta il mio cuore? Verso il Signore della vita o verso cose che passano e non saziano?”.

Nel Vangelo odierno (Lc 21,5-19), poi, Gesù annuncia che “non mancheranno conflitti, carestie, sconvolgimenti nella terra e nel cielo”: non lo fa per “impaurire” ma per “dirci che tutto quel che vediamo, inesorabilmente, passa. Anche i regni più potenti, gli edifici più sacri e le realtà più stabili del mondo, non durano per sempre; prima o poi, cadono”, ha sottolineato il Pontefice.

Affermazioni che spingono i credenti a voler “ricevere dei segni”, tuttavia “a Gesù questa curiosità non piace”, tanto è vero che “al contrario, Egli esorta a non lasciarci ingannare dai predicatori apocalittici. Chi segue Gesù – ha proseguito il Santo Padre – non presta ascolto ai profeti di sventura, alle vanità degli oroscopi, alle predizioni che ingenerano paure, distraendo da ciò che conta”.

“Tra le tante voci che si sentono, il Signore invita a distinguere ciò che viene da Lui e ciò che viene dallo spirito falso”. Secondo il Papa, “è importante distinguere l’invito sapiente che Dio ci rivolge ogni giorno dal clamore di chi si serve del nome di Dio per spaventare, alimentare divisioni e paure”.

Inoltre, Gesù esorta a “non avere paura di fronte agli sconvolgimenti di ogni epoca, nemmeno di fronte alle prove più gravi e ingiuste che capitano ai suoi discepoli. Egli chiede di perseverare nel bene e di porre piena fiducia in Dio, che non delude”. Nemmeno gli “sconvolgimenti di ogni epoca”, né le “prove più gravi e ingiuste che capitano ai suoi discepoli”, devono scoraggiarci dal “perseverare nel bene” e dal “porre piena fiducia in Dio, che non delude”.

Tutte le ricchezze terrene svaniscono, vi sono, però, due ricchezze che sopravvivono: “il Signore e il prossimo. Questi sono i beni più grandi, da amare. Tutto il resto – il cielo, la terra, le cose più belle, anche questa Basilica – passa; ma non dobbiamo escludere dalla vita Dio e gli altri”, ha affermato Francesco.

Ciononostante, gli uomini tendono a scartare non “cose inutili” ma proprio “la persona umana, posta da Dio al culmine del creato”, anteponendole “le cose che passano”. Ciò, ha commentato Bergoglio, “è inaccettabile, perché l’uomo è il bene più prezioso agli occhi di Dio ed è grave che ci si abitui a questo scarto”. C’è da “preoccuparsi, quando la coscienza si anestetizza e non fa più caso al fratello che ci soffre accanto o ai problemi seri del mondo, che diventano solo ritornelli già sentiti nelle scalette dei telegiornali”.

Ignorare il fratello “escluso e scartato”, significa “voltare la faccia a Dio” mentre è “un sintomo di sclerosi spirituale quando l’interesse si concentra sulle cose da produrre, invece che sulle persone da amare”. Nasce così un paradosso: “quanto più aumentano il progresso e le possibilità, il che è un bene, tanto più vi sono coloro che non possono accedervi”.

Per papa Francesco, “molto più di sapere quando e come sarà la fine del mondo”, dobbiamo preoccuparci della “grande ingiustizia” dei tanti “Lazzaro” che giacciono alla nostra porta: “non c’è pace in casa di chi sta bene, quando manca giustizia nella casa di tutti”.

Al momento della chiusura delle Porte Sante nelle cattedrali e nei santuari di tutto il mondo, il Santo Padre ha esortato a chiedere “la grazia di non chiudere gli occhi davanti a Dio che ci guarda e dinanzi al prossimo che ci interpella”. E ha aggiunto: “Apriamo gli occhi a Dio, purificando la vista del cuore dalle rappresentazioni ingannevoli e paurose, dal dio della potenza e dei castighi, proiezione della superbia e del timore umani”.

Con gli occhi rivolti “al prossimo” e, in particolare, al “fratello dimenticato ed escluso”, siamo chiamati a distoglierci “dagli orpelli che distraggono, dagli interessi e dai privilegi, dagli attaccamenti al potere e alla gloria, dalla seduzione dello spirito del mondo”.

“Vorrei che questa sia la giornata dei poveri!”, ha aggiunto a braccio il Papa, tra gli applausi.

A conclusione dell’omelia, il Pontefice ha menzionato l’esempio di San Lorenzo, che “prima di sostenere un atroce martirio per amore del Signore, distribuì i beni della comunità ai poveri, da lui qualificati come veri tesori della Chiesa”. Con la preghiera di “guardare senza paura a ciò che conta, di dirigere il cuore verso di Lui e verso i nostri veri tesori”.

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