“Russofobia”: perché l’Occidente ha paura

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ZENIT – di Alessandro De Vecchi

Analizzare le ragioni storiche, politiche, religiose, culturali e ideologiche del complicato rapporto dell’Occidente (inteso prima solo come Europa, poi anche Stati Uniti d’America) con la Russia. Capire come queste divergenze possano essere superate in un momento in cui la guerra civile in Siria e la crisi ucraina hanno creato un solco così profondo come non si vedeva dai tempi della Guerra Fredda. Sono gli obbiettivi prefissati da Guy Mettan, giornalista e storico svizzero, profondo conoscitore del mondo russo, nello scrivere il libro Russofobia, un testo fondato sull’idea che, ancora oggi, l’Occidente sia vittima di un pregiudizio per cui la Russia è ancora erroneamente percepita come una minaccia e un nemico da combattere.

L’edizione italiana del volume è stata presentata a Roma presso il Centro Congressi Cavour. L’evento è stato organizzato dall’Istituto di Cultura e Lingua Russa e ha visto la partecipazione del professor Carlo Fredduzzi, direttore dell’Istituto, del politologo Sandro Teti, editore del libro, e del giornalista di Radio Radicale Giuseppe Di Leo che ha condotto il dibattito.

Secondo Mettan, le radici della russofobia occidentale affondano nella tarda antichità, quando la Russia ancora non esisteva, e nascono dalle dispute teologiche e religiose fra la Chiesa di Roma e le Chiese orientali. Dispute che, con l’ascesa di Carlo Magno, si spostano anche sul piano politico con il contrasto fra imperatori del Sacro Romano Impero e imperatori bizantini su chi fossero i veri eredi della tradizione imperiale romana. La Russia, evangelizzata dal cristianesimo di rito bizantino, entra in gioco ovviamente nel fronte orientale. Il Grande Scisma del 1054 separa definitivamente la Chiesa Cattolica Romana dalla Chiesa Ortodossa e quando, nel 1453, Costantinopoli viene conquistata dai Turchi, Mosca diventa il centro più importante del Cristianesimo orientale e si proclama “Terza Roma”.

Il professor Fredduzzi ha sottolineato come i Russi pensino di aver salvato più volte l’Europa occidentale nella loro storia: dai Mongoli di Gengis Khan nel Medioevo, da Napoleone nell’Ottocento, fino ad arrivare alla sconfitta della Germania nazista nella Seconda Guerra Mondiale con la carneficina della battaglia di Stalingrado. “Mettan ritiene quindi – ha spiegato Fredduzzi – che tutti questi siano validi motivi per ringraziare la Russia e non per essere diffidenti nei suoi confronti. E molti Russi non capiscono perché, in Europa occidentale, siano considerati storicamente più come nemici che salvatori”.  Il professore si è poi soffermato sulla spaccatura fra cattolici e ortodossi, sostenendo che “le motivazioni politiche e organizzative relative al primato del papa abbiano inciso più delle dispute teologiche”. Si è infine detto fiducioso sulla possibilità che il recente incontro a Cuba tra il pontefice e il patriarca di Mosca Kirill “possa davvero aver aperto nuove prospettive”.

Anche Di Leo ha focalizzato la propria attenzione sulla storia medievale, evidenziando come il libro spieghi “la differenza fra Occidente cristiano, dove il papa prevale sull’imperatore e gli altri sovrani, e l’Oriente prima bizantino e poi russo, dove imperatori e zar prevalgono sui patriarchi”. “È interessante – ha dichiarato il giornalista – notare come, nel rapporto fra Chiesa e potere politico, l’Occidente americano sia più vicino all’Oriente russo che al modello storico europeo”.

“La Russia – ha affermato Sandro Teti – è un paese multiculturale e multiconfessionale. Nella sua Costituzione sono citate quattro religioni fondanti: Cristianesimo ortodosso, Ebraismo, Islam e Buddismo”. L’editore ha poi spiegato come un altro episodio storico che ha segnato i complicati rapporti fra Russia ed Europa occidentale sia stata la Guerra di Crimea (1853-1856), così importante nello sviluppo del Risorgimento italiano. I russi infatti “si sentirono traditi dalle altre potenze cristiane (Francia, Gran Bretagna e Regno di Sardegna) che si schierarono con l’Impero Ottomano di fede musulmana”.

A proposito di Crimea, Teti ha sottolineato che la regione “è sempre stata a maggioranza etnica e linguistica russa e che, solo nel 1954, l’ucraino Nikita Kruscev, allora leader sovietico, la assegnò alla Repubblica Socialista di Ucraina”. “E chi avrebbe mai detto – ha proseguito – che quella decisione avrebbe creato in futuro così tanti problemi?”.

Anche l’editore ha infine espresso il proprio ottimismo per quanto riguarda i rapporti fra papa Bergoglio e la Russia “nonostante le forti pressioni sul pontefice da parte degli uniati ucraini e su Vladimir Putin da parte della Chiesa ortodossa”. Secondo Teti, “il miglioramento delle relazioni con Mosca e il mondo russo-ortodosso ha aiutato e aiuterà la protezione delle minoranze cristiane in Siria”. Anche in quest’ottica “Putin, nonostante la contrarietà di una buona parte del clero russo-ortodosso, desidera che il Papa si rechi in visita in Russia”.

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