A tu per tu con Annachiara e Paolo, Capi Gruppo del Grottammare 1

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a cura di Alessandro Testatonda

GROTTAMMARE – Abbiamo intervistato i capi gruppo del Grottammare 1, Paolo e Annachiara. Ecco cosa ci hanno raccontato.

Come sei diventato scout?
Annachiara : Sono diventata scout all’età di otto anni ed è stata mia sorella maggiore, Sandra, che propose alla mia mamma e al mio babbo di “portarmi agli scout”….oggi posso dire che mia sorella fece una bellissima proposta ai miei genitori, le sarò sempre grata!
Paolo: Sono entrato nel Gruppo Scout Grottammare 1 all’età di 8 anni grazie ai miei genitori entrati anche loro in Gruppo.
Che percorso hai fatto?
Annachiara : Sono stata coccinella, guida e poi scolta. Ho preso la Partenza e sono entrata in comunità capi nel 2000. Ho iniziato il mio percorso da capo in Branca LC, prima come aiuto capo unità in Cerchio e poi come capo unità in Cerchio. Successivamente in Branca RS come capo unità poi capo colonia con i Castorini e questo il mio terzo anno da capo gruppo.
Paolo: Ho vissuto l’intero percorso da lupetto fino a rover per prendere poi la partenza  all’età di 19 anni. Sono successivamente entrato in Comunità Capi svolgendo il mio servizio in tutte le unità secondo i bisogni che via via emergevano. Attualmente svolgo il ruolo di Capo Gruppo.
Che compiti ha un capo gruppo?
Annachiara : Il capo gruppo viene riconosciuto dall’Agesci come il primo formatore dell’associazione, a lui è  affidata l’animazione della comunità capi e la cura della formazione permanente dei capi; cura i rapporti con l’Associazione (Agesci) e il territorio in cui il Gruppo opera relazionandosi con istituzioni civili ed ecclesiastiche.
Paolo: I capi Gruppo (siamo in due: uomo e donna perché l’AGESCI è l’unica associazione educativa in Italia che prevede la diarchia per i ruoli di quadro).
I capi gruppo hanno il compito di animare e coordinare la Comunità Capi; essi non hanno poteri decisionali dato che la progettualità e applicazione dell’azione educativa è di diretta responsabilità della Comunità Capi stessa. Abbiamo comunque la responsabilità di interagire con le realtà locali sia esse parrocchiali, altre agenzie educative o strutture pubbliche.
Cosa vuol dire essere scout oggi?
Annachiara : Vuol dire guardare sempre oltre…uno scout è tale perché è capace di adattarsi a qualsiasi situazione in ogni tempo e luogo.
Paolo: Essere scout oggi è sicuramente essere all’avanguardia. Lo scautismo oggi, più di ieri, è innovativo e alternativo per i contenuti della propria proposta educativa.
Personalmente cerco di svolgere un servizio al prossimo provando a donare qualcosa agli altri e mettendomi a servizio, cercando di rispondere ad una vocazione.
Perchè una famiglia dovrebbe iscrivere i propri ragazzi agli scout?
Annachiara  :Perchè lo scoutismo è una bella avventura da vivere che ti porta a scoprire sempre il 5% di buono che ogni persona ha in sé!
Paolo: Ritengo che lo scautismo oggi possa essere un supporto educativo valido a quanto già attuato dalle famiglie. La vita all’aria aperta, l’abilità manuale, la cura della salute, il servizio al prossimo sono alcuni dei capisaldi cui facciamo riferimento. Il metodo propone relazioni interpersonali forti, dirette e spesso impegnative per bambini e ragazzi, relazioni che portano frutti nella formazione del carattere e vissute sempre attraverso esperienze (il nostro fondatore Baden Powell l’aveva chiamato “Learning by doing”….imparare facendo).
Ci racconti un aneddoto divertente che ti è successo in questi anni con il gruppo?
Annachiara : Beh ce ne sono tanti,  soprattutto quelli vissuti durante gli anni trascorsi in Reparto come guida ma credo che il più divertente e simpatico l’ho vissuto da Capo Fuoco quando una sera durante la route estiva mentre ero già nel mio sacco a pelo nella mia tenda sento urlare a squarciagola due mie scolte…esco dalla tenda come una furia e urlano ancora…avevano una rana nella loro tenda!!!Io non potevo urlare con loro…beh è stata una scena da circo….ancora ci ridiamo quando riaffiorano questi ricordi!
Paolo: Non mi tornano alla mente momenti divertenti ma momenti di gioia vera e profonda: ogni volta che ho guardato gli occhi dei più piccoli brillare per essere riusciti a realizzare qualcosa di manuale, dei ragazzi nel raggiungere una vetta o le lacrime dei più grandi nel momento in cui terminano il proprio cammino in associazione nel momento della partenza perché ormai sono diventati uomini e donne: lo scopo ultimo dello scautismo.

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