“Rapporto stretto tra Europa e Santa Sede”: parla Jan Tombinski, nuovo emissario Ue in Vaticano

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TombinskiAnna T. Kowalewska

“Le celebrazioni dei 500 anni della riforma protestante, così come la recente visita di Papa Francesco in Svezia, faranno sorgere molte discussioni. Il tema delle relazioni tra Chiese cristiane è oggi uno dei temi importanti e influisce sulla politica di vari Paesi dell’Unione europea”: Jan Tombinski, polacco, è il nuovo capodelegazione Ue presso la Santa Sede. Da poco giunto in Vaticano per il prestigioso incarico, l’ambasciatore sottolinea al Sir: “In un’Europa multireligiosa e multiecclesiale, l’Ue vuole prendere parte al dialogo delle fedi”.

Quali sono i temi di collaborazione tra Ue e la Santa Sede?
L’Unione europea è presente nel mondo con le proprie missioni e i suoi strumenti politici oppure attraverso iniziative in difesa dei diritti fondamentali dell’uomo; quindi soprattutto in questi campi cerca la collaborazione della Santa Sede.

Il primo diritto fondamentale di ogni uomo è il diritto alla vita

e quindi la collaborazione riguarda soprattutto tutto ciò che è legato all’implementazione della pace, ovvero alla soluzione delle crisi nel mondo. Un secondo campo sono le azioni volte a far sì che al livello di legislazione internazionale vengano introdotte delle procedure che mirino a prevenire dei conflitti risolvendone pacificamente le cause.

Considerando i problemi del mondo d’oggi, di che cosa, più specificatamente, ha parlato incontrando il Papa?
Il colloquio con il Papa in occasione della presentazione delle lettere credenziali non riguardava in particolare la politica. Abbiamo parlato però, per esempio, di una possibile cooperazione su scala internazionale per l’introduzione della moratoria universale della pena di morte. Con il Segretario di Stato, cardinale Parolin, e con il presidente della Commissione Iustitia et pax, cardinale Turkson, abbiamo discusso invece di come sostenere la soluzione dei conflitti interni in Paesi come il Venezuela e la Repubblica Centrafricana. La Santa Sede è inoltre impegnata attualmente a favorire il dialogo tra le due parti del Sudan, il nord e il sud. L’Ue, interessata a risolvere le situazioni di crisi in maniera pacifica, evitando conflitti che possano tramutarsi in vere e proprie guerre, vuole essere in contatto quotidiano con il Vaticano, anche per poter attingere alle conoscenze che la Santa Sede ha delle varie situazioni internazionali. All’inizio della mia missione cerco di costruire una rete di relazioni anche con coloro che, come la Comunità di Sant’Egidio, operano attorno al Vaticano per uno scambio di vedute sul mondo d’oggi.

A gennaio di quest’anno il presidente dell’Iran Hassan Rouhani è venuto in Italia e ha avuto un colloquio con Papa Francesco. Si può dire che nell’ultimo anno l’Ue abbia cambiato l’atteggiamento nei confronti di quel Paese a maggioranza islamica?
L’Ue ha svolto un ruolo importante nei colloqui riguardanti la soluzione del problema nucleare dell’Iran e proprio questo Paese è stato oggetto dei colloqui del segretario generale dei servizi diplomatici dell’Ue, Helga Schmid, quando ai primi di ottobre è venuta a Roma inaugurando un regolare dialogo sui temi di politica globale tra Ue e la Santa Sede. Siamo adesso nella fase iniziale di definizione di vari progetti.Per il momento abbiamo definito i campi in cui vediamo le maggiori possibilità di collaborazione. E ciò non riguarda solo le questioni internazionali, bensì problematiche più ampie come per esempio quella dell’etica nell’azione pubblica.Marianne Thyssen, membro della Commissione europea responsabile per l’occupazione, gli affari sociali e la mobilità dei lavoratori sarà fra coloro che apriranno la conferenza organizzata dalla Commissione Iustitia et pax a novembre e dedicata all’etica e alla responsabilità nel business, e le azioni volte a eliminare l’esclusione e la povertà in quanto tali iniziative sono elemento delle politiche sociali dell’Unione.

Non manca chi accusa l’Ue di essere incapace di affrontare efficacemente il problema dei migranti che arrivano in Europa, mentre Papa Francesco con sempre maggiore incisività chiede di aiutarli…
Nell’ultimo anno oltre 140mila persone sono state salvate nel Mediterraneo grazie alle operazioni dell’Ue. Dire quindi che l’Unione europea non fa nulla non corrisponde alla realtà dei fatti. Il problema delle migrazioni è stato uno dei temi del mio colloquio con il cardinale Parolin. È una questione di comune responsabilità. E responsabili sono da considerarsi anche coloro che abbiano causato le situazioni per cui in alcuni Paesi dell’Africa e dell’Asia le condizioni di vita sono tali che costringono le popolazioni a emigrare. In questo caso il senso della responsabilità comune è molto importante. L’Ue poi sta traendo delle conclusioni da ciò che è successo negli ultimi 10 anni e intende trasferire somme considerevoli, prima destinate agli investimenti nei paesi Ue, agli investimenti al di fuori dei confini comunitari.

Così aiuterà la stabilizzazione e la creazione di condizioni di vita adeguate nei Paesi di provenienza dei migranti.

Oggi però possiamo parlare anche delle migrazioni causate da cambiamenti climatici. E anche qui è molto importante renderci conto della comune responsabilità per l’ambiente, per le risorse naturali. Papa Francesco nell’enciclica “Laudato si’” assegna un fondamento religioso alla politica di responsabilità per la terra e per tutto ciò che influisce sulle nostre condizioni di vita.

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