A Parigi evacuati i migranti di Stalingrad: diocesi e parrocchie in prima linea nell’accoglienza

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Print this page

MigrantiDi M. Chiara Biagioni

La scena si ripete come un copione ormai collaudato. Lo “sgombero” avviene alle prime ore dell’alba. I migranti vengono invitati a raccogliere tutte le loro cose. Sacco a pelo alla mano e valigia o trolley o sacco nell’altra, si mettono in fila in attesa che i pullman li trasferiscano nelle destinazioni prefissate dal governo. Il tutto si svolge sotto la vigile protezione delle forze dell’ordine.

La Francia alla prova migranti. Dopo lo sgombero della “giungla di Calais” la scorsa settimana è stata la volta di Parigi, più esattamente Stalingrad. È qui che si trova il più grande campo della capitale francese, allestito a nordest della città, tra Avenue de Flandres e Boulevard de la Chapelle, nel 19/o arrondissement, sotto la sopraelevata della fermata “Stalingrad” della metropolitana. Per l’operazione sono stati schierati 600 poliziotti in tenuta antisommossa e alla fine i migranti trasferiti sono stati più di 3mila. Il primo pullman è arrivato alle 6.10, in totale ne sono stati messi a disposizione 80.

Charles Gazeau è il delegato del Vicariato per la solidarietà della diocesi di Parigi ed ha seguito attentamente tutta l’operazione. “Si è svolta globalmente bene”, racconta. “L’evacuazione è stata fatta nel rispetto della dignità delle persone. Tutto è stato programmato per tempo, dai luoghi di accoglienza previsti in anticipo ai mezzi di trasporto per portarli”. Da qualche mese, il campo ribattezzato “jungle” di Stalingrad si era affollato di migranti dopo le notizie circa l’imminente chiusura del campo di Calais. Il delegato della diocesi parigina racconta che il “popolo” di Stalingrad è costituito per lo più da somali, sudanesi, etiopi, eritrei, nigeriani. Pochissimi sono i siriani che hanno reti di accesso molto diverse.

Arrivano qui seguendo le indicazioni dei “passeurs”, i trafficanti di essere umani.

L’indirizzo di “Stalingrad” viaggia “di gruppo in gruppo” ed è uno dei primi siti di arrivo che vengono indicati ai migranti in viaggio dall’Italia e dalla Grecia. Per alcuni “la destinazione finale è la Francia, in particolare Parigi e quindi fanno domanda di asilo qui”. Per altri, soprattutto dopo la chiusura di Calais, Stalingrad è la tappa intermedia del viaggio che li porta verso il Regno Unito, tanto che la Bbc ha scritto: se il “tappo” era Calais, il “collo della bottiglia” era Stalingrad.

Quella della scorsa settimana è in realtà la terza evacuazione.

“Ci sono continuamente movimenti tra chi arriva e chi parte”, spiega Gazeau ammettendo che negli ultimi anni il numero dei migranti è andato progressivamente aumentando. Per questo motivo e soprattutto per evitare la creazione di altri luoghi di “stagnazione” dei migranti a Parigi, o peggio ancora, per evitare che arrivino in città senza alcuna meta, il sindaco Anne Hidalgo ha preso l’iniziativa di realizzare un “centro di accoglienza permanente” in una stazione ferroviaria abbandonata vicino a Porte de la Chapelle. Il centro potrà ospitare 400 persone – ci dice il delegato diocesano – ma le persone che vi passeranno, vi potranno rimanere da un minimo di 5 a un massino di 15 giorni per permettere la fluidità tra gli arrivi, l’individuazione delle destinazioni in altri luoghi e le nuove partenze”.

La diocesi di Parigi è in prima linea nell’accoglienza. Subito dopo l’appello di papa Francesco, nel settembre 2015, si è creata una “piattaforma” per coordinare quanto si stava già facendo a livello di parrocchie e associazioni per i migranti. Le iniziative messe in atto sono diverse tra loro:

c’è chi va incontro ai migranti andando per le strade con una presenza costante nei luoghi di maggiore aggregazione

come a Stalingrad dove opera la parrocchia Notre Dame des Foyers e a Porte de Saint-Ouen con la parrocchia Saint-Joseph des Epinettes. Ci sono poi due centri di alloggio, la Mie de Pain nella parrocchia di Sainte-Rosalie e il Centro de La Rochefoucauld. Interessanti sono poi le “Tables Ouvertes” (tavole aperte) in parrocchia, dove si offrono pasti ma soprattutto luoghi di fraternità e incontro e l’iniziativa “Pieds au sec” (piedi all’asciutto) con la distribuzione di stivali e scarpe per “consentire ai migranti condizioni di vita migliori, soprattutto in vista dell’inverno”.

Secondo un bilancio stilato dalla pastorale dei migranti della Conferenza episcopale francese sono 2.114 i migranti che vengono alloggiati nelle diocesi francesi.

L’alloggio è per lo più di proprietà di singoli individui, oppure edifici di proprietà delle parrocchie e anche delle congregazioni religiose. Iniziative di accoglienza che sono per lo più realizzate in collaborazione con prefetture e comuni. Ma per realizzare tutto questo, confida Charles Gazeau, c’è un lavoro enorme che “non si vede”. È quello che le diocesi fanno per sensibilizzare le persone al problema, informando sulle situazioni drammatiche da cui questi migranti fuggono e le condizioni di vita in cui vivono, una volta arrivati qui da noi. È un grosso lavoro che facciamo nelle parrocchie e soprattutto con i giovani andando nelle scuole, perché se non si conosce, nulla si muove”.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>