Papa ricorda i vescovi defunti: “Hanno amato gli indifesi, sopportando tribolazioni come eroi”

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Zenit di Salvatore Cernuzio

Pastori del gregge di Cristo” che “si sono spesi, donati e sacrificati per la salvezza del popolo a loro affidato” e che “hanno annunciato il Vangelo”, sforzandosi “di amare tutti, specialmente i poveri, gli indifesi e i bisognosi di aiuto”. Francesco prega per i cardinali e i vescovi “che hanno concluso la loro giornata terrena nel corso degli ultimi dodici mesi”, mentre celebra all’Altare della Cattedra della Basilica Vaticana la messa in loro suffragio.

“In questa Santa Messa, memoriale della morte e risurrezione di Cristo, rendiamo lode a Dio per tutto il bene che il Signore ha compiuto per noi e per la sua Chiesa attraverso questi nostri Fratelli e Padri nella fede”, dice il Pontefice, rinnovando la “riconoscenza per la testimonianza cristiana e sacerdotale” che essi ci hanno lasciato, in particolare per quei Pastori “chiamati a rendere testimonianza al Vangelo in maniera eroica, sostenendo pesanti tribolazioni”.

A muoverli nel servizio alla Chiesa era la certezza dell’amore di Cristo che l’apostolo Paolo ricorda nella seconda lettura ai Romani: «Chi ci separerà dall’amore di Cristo?». “Nulla ci può separare – ribadisce il Papa – né tribolazione, né angoscia, né persecuzione, né pericolo, né morte, né vita…”.

Questo amore, cardinali e vescovi ora defunti hanno voluto testimoniarlo e donarlo agli altri “con la parola e l’esempio, esortando i fedeli a fare altrettanto”. “Sono stati pastori del gregge di Cristo e, ad imitazione di Lui, si sono spesi, donati e sacrificati per la salvezza del popolo a loro affidato”, sottolinea Bergoglio. “Lo hanno santificato mediante i Sacramenti e lo hanno guidato sulla via della salvezza; pieni della potenza dello Spirito Santo hanno annunciato il Vangelo; con amore paterno si sono sforzati di amare tutti, specialmente i poveri, gli indifesi e i bisognosi di aiuto”.

“Nel nome del Dio della misericordia e del perdono – aggiunge – le loro mani hanno benedetto e assolto, le loro parole hanno confortato e asciugato lacrime, la loro presenza ha testimoniato con eloquenza che la bontà di Dio è inesauribile e la sua misericordia è infinita”.

Ora “sono giunti alla meta” e il Signore “li ha graditi come l’offerta di un olocausto”, dice il Pontefice. “Noi siamo qui a pregare per loro, ad offrire il divino Sacrificio in suffragio delle loro anime e chiedere al Signore di farli risplendere per sempre nel suo regno di luce”.

È lì, infatti, che si trova “il traguardo, il riposo e la pace” al termine di quel pellegrinaggio terreno che “comincia, per ciascuno di noi, nel giorno stesso in cui apriamo gli occhi alla luce e, mediante il Battesimo, alla grazia”. Tappa fondamentale di questo cammino, per vescovi e sacerdoti – rammenta Francesco – “è il momento in cui pronunciamo l’eccomi! durante l’Ordinazione sacerdotale. Da quel momento siamo in modo speciale uniti a Cristo”. Lo stesso “eccomi” – l’ultimo – viene poi pronunciato nell’ora della morte per suggellare tale unione.

“Alla luce del Mistero pasquale di Cristo, la loro morte è, in realtà, l’ingresso nella pienezza della vita”, afferma il Santo Padre. “In questa luce di fede, ci sentiamo ancor più vicini ai nostri Fratelli defunti: la morte ci ha apparentemente separati, ma la potenza di Cristo e del suo Spirito ci unisce in modo ancora più profondo”.

Allora questi fratelli “continueremo a sentirli accanto a noi nella comunione dei Santi”, assicura Papa Francesco. “Nutriti del Pane della vita, anche noi, insieme con quanti ci hanno preceduto, attendiamo con ferma speranza il giorno dell’incontro faccia a faccia con il volto luminoso e misericordioso del Padre”, conclude. E prega perché su di loro e su di noi, “vegli sempre la nostra madre Maria” perché mai possiamo “separarci dall’amore di Dio, che è in Gesù Cristo nostro Signore”.

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