Movimenti Popolari. Turkson: “Non perdiamoci in statistiche, lottiamo contro l’ingiustizia”

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TurksonZenit

Papa Francesco vorrebbe “piantare la bandiera dei movimenti popolari in Vaticano”, in occasione dell’incontro mondiale degli stessi movimenti, in programma fino a sabato al Collegio Mater Ecclesiae di Roma. Lo ha dichiarato il cardinale Peter Turkson, presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, in apertura dell’incontro, che si chiuderà con l’udienza in Vaticano dal Santo Padre.

“Il nostro punto di partenza è sempre la sofferenza della gente e le vere ingiustizie in termini di mancanza di lavoro, casa, terra – ha sottolineato il card. Turkson -. Non vogliamo perderci in cifre e statistiche, ma andare al cuore delle tematiche. Vogliamo lottare contro l’ingiustizia e tutto ciò che rende meschine le nostre vite”.

Il porporato ha poi accennato all’accorpamento del suo Pontificio Consiglio al nuovo dicastero per la promozione dello sviluppo umano integrale, che entrerà in funzione a gennaio e che riprenderà i tre mandati del Papa: mettere l’economia al servizio dell’uomo; riunire i popoli al servizio della pace e della giustizia; proteggere la Madre Terra”.

Tra i relatori all’incontro dei Movimenti Popolari, figura l’avvocato Juan Garbois, leader del Movimento per i Lavoratori Esclusi, che ha dichiarato: “Il Papa parla della dittatura internazionale del denaro e noi ci stiamo ribellando pacificamente contro questa tirannia, dove il denaro regna invece di essere al servizio dell’uomo”.

Da parte sua Joakin Arputham, rappresentante delle baraccopoli indiane, ha chiesto ai potenti di “venire a vedere le condizioni in cui viviamo e di agire, ad esempio destinando parte del patrimonio immobiliare ai poveri”.

Don Luigi Abete, fondatore di Gruppo Abele e Libera, ha denunciato un “infiacchimento morale delle coscienze” ed una democrazia “molto minata”, “formale” e “di facciata”; con il risultato che “la cittadinanza non viene solo negata, ma anche tolta”. Pertanto, “solo unendo le forze degli onesti la richiesta di cambiamento diventa forza”, ha sottolineato don Ciotti, secondo il quale, distinguere “migranti economici” e “profughi di guerra” è “strumentale e ipocrita”, poiché “dove c’è uno sforzo di inclusione a beneficiarne è tutto il contesto sociale”.

Con riferimento ai movimenti popolari, il fondatore di Libera li ha indicati come un esempio di “cambiamento che parte dal basso”, quindi “sono la speranza della democrazia”.

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