Bambini e media digitali: i pediatri americani ci ripensano e alzano l’asticella

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bambini media digitali

di Rino Farda

STATI UNITI – Sta suscitando molto scalpore negli Usa un corposo documento dell’American academy of pediatrics (Aap) che propone una rivisitazione totale dell’approccio all’educazione infantile nei confronti dei media. Per anni, specialisti, educatori e pediatri hanno sostenuto la necessità di limitare il tempo che i nostri figli passano davanti allo schermo. Una limitazione proposta in modo orizzontale e con un approccio acritico, indipendente dalla qualità dei contenuti.

Con l’evoluzione delle abitudini dei “millennials” (i ragazzi nati nel 2000) che passano intere giornate con gli occhi incollati sui loro smartphone ma che non sanno più usare i computer, i pediatri americani hanno capito di dover affrontare il problema con una nuova serietà di analisi e con una più approfondita capacità di ricerca. Sono passati quindici anni dalla prima presentazione dell’Ipod, il contenitore digitale di centinaia di ore di musica che non solo ha rottamato dischi e audionastri ma che ha lanciato quella che poi sarebbe diventata la rivoluzione degli schermi touch di Apple, una tecnologia intuitiva alla portata dei bambini. Adesso, dopo quindici anni, può capitare di vedere dei giovanissimi provare ad allargare lo zoom di una foto di carta con un movimento divergente delle due dita.I tempi sono cambiati, la rivoluzione dei media digitali ha modificato profondamente abitudini e stili di vita e i pediatri americani si sono rimboccati le maniche e hanno rivisto completamente il loro approccio alla questione. E’ nata così una guida online per medici, genitori ed educatori che fornisce strumenti di analisi del fenomeno e suggerisce, di volta in volta, gli atteggiamenti giusti da prendere. Si chiama “Family media use plan” ed è facilmente rintracciabile sul sito dell’American academy of pediatrics (Aap). Peccato che sia in inglese, servirebbe molto anche alle famiglie italiane.
In estrema sintesi l’Aap consiglia di correggere alcuni comportamenti che ormai sono entrati nella routine famigliare. La premessa è che non tutti i contenuti multimediali che illuminano gli schermi di televisori, smartphone o tablet sono uguali.

L’Aap propone una distinzione tra intrattenimento e programmi educativi. Non è banale: i genitori potranno essere più indulgenti davanti a certe interazioni fra il bambino e i media e dovranno essere più inflessibili in altri casi. Per i bambini in età scolare e gli adolescenti, l’Aap dice che è importante bilanciare l’utilizzo dei media con altri comportamenti “sani”, e che i problemi iniziano quando il tempo passato sullo schermo interferisce con altre esperienze fondamentali per l’apprendimento, come ad esempio l’attività fisica, l’esplorazione manuale e l’interazione sociale faccia a faccia.
L’Aap poi non ha più dubbi: i bambini di età inferiore ai 18 mesi devono evitare gli schermi di qualsiasi tipo. Possono però usare applicazioni come Skype o FaceTime per videochattare con i nonni o i parenti lontani. I bambini tra i 18 ai 24 mesi possono essere introdotti ai media digitali, ma l’Aap dice che c’è bisogno di “una programmazione di qualità” (l’Aap non definisce che cosa intenda per questo, ma chiaramente non vuole che i piccoli guardino qualsiasi tipo di spazzatura tv) e che i genitori dovrebbero sempre guardare tv o schermi insieme con i loro figli per aiutarli a capire ciò che stanno vedendo.
I bambini di un’età compresa tra due e cinque anni dovrebbero avere una programmazione di qualità limitata ad un’ora al giorno. Infine, l’Aap consiglia di ritagliare spazi e momenti della giornata completamente liberi dai media. La nuova battaglia per l’educazione ai Media dei nostri figli è appena cominciata.

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