Monache Clarisse: “Si può camminare anni gridando un’appartenenza e non capire niente di Lui”

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profughiDIOCESI - Lectio delle Monache Clarisse del monastero Santa Speranza in San Benedetto del Tronto sulle letture di domenica 30 ottobre.

Ricordiamo l’invito per la “Scuola di Preghiera” primo appuntamento il 6 novembre.

Leggiamo nel libro della Sapienza: «Signore, tutto il mondo davanti a te è come polvere sulla bilancia, come una stilla di rugiada mattutina caduta sulla terra». E’ la condizione dell’uomo che fa esperienza del suo limite, della sua umanità…è l’esperienza di Zaccheo, protagonista del brano del Vangelo: capo dei pubblicani, razza odiata e disprezzata da tutti; esattore di tasse, mestiere di peccato; piccolo di statura. Gesù sta attraversando Gerico, la sua città, ed egli è quasi soffocato e risucchiato dalla folla, anonimo e perduto in mezzo a tanta gente.

L’autore del Libro della Sapienza non vuole autocommiserarsi, non si piange addosso, non scrive parole che vogliono schiacciare l’uomo di fronte all’onnipotenza di Dio.

E questo, Zaccheo, lo sa bene! Egli «cercava di vedere chi era Gesù» e, accettati i suoi limiti, «corse avanti e salì su un sicomoro, perché doveva passare di là».

E proprio dall’alto di quella pianta fa una scoperta: che Dio, sì, lo cerchi, desideri vederlo, ma, prima di tutto, è Lui a cercarti.

«Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». Dal sicomoro Zaccheo si accorge dello sguardo di Gesù, si accorge che, nel desiderio di Gesù, c’è anche lui. Il cercatore si accorge di essere cercato, l’amante scopre di essere amato, colui che desidera si scopre desiderato.

Ma come? Proprio lui? Proprio me? Io che sono «polvere sulla bilancia» e «rugiada che svanisce»?

Ci risponde ancora il Libro della Sapienza: «Tu infatti ami tutte le cose che esistono e non provi disgusto per nessuna delle cose che hai creato; se avessi odiato qualcosa, non l’avresti neppure formata. Tu sei indulgente con tutte le cose perché sono tue, Signore, amante della vita. Poiché il tuo spirito incorruttibile è in tutte le cose».

Dio ama l’uomo, è appassionato all’uomo, non ha occhi che per l’uomo e solo questo amore lo muove: «Hai compassione di tutti, chiudi gli occhi sui peccati degli uomini…». Grazia delle grazie: essere cercati e amati quando ancora, come Zaccheo, siamo peccatori!

Dio chiude gli occhi, passa oltre il nostro peccato, non ne tiene conto, non dà peso ai nostri errori…è un Dio tutto sbilanciato verso l’uomo!

Paradossalmente non è facile per noi accettare questo Dio. Dice, infatti, il Vangelo: «Vedendo ciò, tutti mormoravano: E’ entrato in casa di un peccatore». E’ difficile, forse anche fastidioso, credere ad un Dio, come lo definisce il Salmo, «misericordioso e pietoso, lento all’ira e grande nell’amore, buono verso tutti», un Dio che «sostiene quelli che vacillano e rialza chiunque è caduto».

Tutti…chiunque…! Pensiamo di incontrare Cristo come risultato di un comportamento onesto, ligio, senza sbavature, ci pensiamo come quelli idonei ad indicare a Gesù la casa in cui entrare e in cui fermarsi, chi è abile e arruolato per il Regno di Dio e chi no.

«Oggi per questa casa è venuta la salvezza. Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».

Si può camminare anni gridando un’appartenenza e non capire niente di Lui…non capire e sperimentare che Lui è misericordia, la misericordia che mette in piedi, tutti e chiunque, che ci invita a camminare, che, come scrive San Paolo, è la sola che porta «a compimento ogni proposito di bene e l’opera della vostra fede»!

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