“Ho amici in paradiso”: l’algoritmo della perfezione e la bellezza della diversità

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ParadisoDi Riccardo Benotti

Il circo Barnum non stacca biglietti dentro il cancello del Don Guanella. Nel centro gli ospiti non sono fenomeni da baraccone, ma attori provetti: c’è Fabrizio, autista sgangherato; Carmelina, innamorata del ballo e del bell’Antonio; Salvatore e Marcello, giganti buoni e fratelli inseparabili; Natale e Giacomo, facce da briganti e cuori di bambini; Nicola, spostato ma non troppo, e Roberto, in sella alla sua quattro ruote a spinta. Sono loro i veri protagonisti di “Ho amici in paradiso”, opera prima di Fabrizio Maria Cortese presentata alla Festa del Cinema di Roma. La trama: il commercialista salentino Felice Castriota (Fabrizio Ferracane), legato mani e piedi alla malavita, denuncia il boss U Pacciu per evitare il carcere. La delazione gli vale l’affidamento in prova al servizio sociale presso il Don Guanella, dove si imbatterà in un universo mondo sconosciuto. Cambierà vita, farà i conti col passato e troverà l’amore.
Chi pensasse che si tratti del solito cliché dell’uomo cattivo affrancato dal disabile buono, sbaglia prospettiva. La forza del film è nella leggerezza di una scrittura in grado di coinvolgere anche lo spettatore più indurito, catapultandolo in un viaggio che da Nardò a Roma porta a incontrare la più semplice delle verità:

non esiste l’algoritmo perfetto della condizione umana e il paradiso, quando va bene, lo si conquista a suon di amici.

Per Felice il primo di loro è Antonio, affetto da una imprecisata malattia incurabile e da una severa spasticità che gli rende difficile ogni movimento. A interpretarlo è uno strepitoso Antonio Folletto che, a non averlo già conosciuto in “Gomorra”, verrebbe da confonderlo tra i ragazzi del Don Guanella. È lui il catalizzatore emotivo del racconto, tanto talentuoso nella recitazione quanto timido nell’amore. Quando, infine, trova il coraggio di parlare con Carmelina lo fa rubando a Riccardo III la più impossibile delle dichiarazioni:

“Ma io, che non sono formato per i sollazzi d’amore, né tagliato per contemplarmi compiaciuto in uno specchio; io che una perfida natura ha defraudato d’ogni armonia di tratti e d’ogni lineamento aggraziato, mandandomi anzitempo, deforme e incompleto, in questo mondo di vivi, solo per metà sbozzato e talmente claudicante e goffo che i cani mi abbaiano quando gli passo accanto arrancando”.

“Ho amici in paradiso” è prodotto dalla Golden Hour Films e da Rai Cinema, in associazione con l’Opera Don Guanella e in collaborazione con la Fondazione Ente dello Spettacolo. L’uscita in sala è prevista per il prossimo anno. “Qui non si usa la parola matto”, chiarisce dapprincipio la psicologa Giulia (Valentina Cervi) a Felice. Ma in un’epoca di pazzia, diceva Saul Bellow, credersi immuni dalla pazzia è una forma di pazzia. E perdere l’occasione di scoprire la bellezza della diversità, è davvero da matti.

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