A tu per tu con don Andrea Spinozzi

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don andrea spinozzi

 

DIOCESI - Abbiamo intervistato Don Andrea Spinozzi, parroco della Chiesa Gran Madre di Dio e da poco tempo nominato dal Vescovo Bresciani: direttore dell’Ufficio Migrantes

Don Andrea, come è nata la tua vocazione?
La mia vocazione è nata sui banchi di scuola anche se paradossalmente avevo fatto l’esonero dall’ora di insegnamento di religione cattolica. È nata, diciamo, come una ricerca personale: da piccolo, quando avevo un anno e mezzo, è venuta a mancare mia madre e nell’età adolescenziale c’era tantissima rabbia dentro di me nei confronti di Dio e della Chiesa. Mi chiedevo, infatti, il perché Dio, che è amore, mi avesse tolto mia madre. Poi il giorno successivo ad una serata brava con gli amici, mi sentì invaso dalla solitudine e gridai a Dio: “se tu veramente esisti, ti chiedo di farmi vincere una schedina al lotto e in cambio me ne andrò a Messa”. Andai a Messa e quel giorno ci fu il Vangelo che ha cambiato la mia vita: la parabola del figliol prodigo. Sentì che quel figlio disgraziato ero io ma mi sentì perdonato da Dio e quel primario senso di abbandono fu colmato dalla sua presenza misericordiosa. Vi domanderete a questo punto se effettivamente vinsi al lotto. Ebbene, dopo l’incontro con Gesù avevo lì per lì dimenticato la scommessa fatta ma, dopo tre giorni, ritrovai dentro la taschina interna del giubbotto il biglietto: avevo anche vinto al lotto 500.000 lire. Poi, il giorno in cui mio zio, don Stefano Iacono, divenne accolito, io ebbi quello che io chiamo il “mio” colpo di fulmine con Dio. Ero seduto tra i fedeli e, nel momento dell’eucarestia, desiderai fortemente di fare anche io quello che il sacerdote stava facendo: trasformare il pane e il vino in corpo e sangue di Cristo. Per quello dissi sì a questa chiamata.

Come ricordi gli anni del seminario?
Sono stati momenti molto belli, di un “inconsapevole” spensieratezza, alla scoperta di questo Dio misericordioso.

Qual è stato il suo percorso finora?
Sono diventato sacerdote il 6 maggio 2006. Inizialmente sono stato viceparroco nella parrocchia di San Pio V a Grottammare e poi nella parrocchia di Villa Rosa di Martinsicuro: è stato un anno, questo, “sofferto” ma ricco di frutti, un po’ come si dice nel film “Benvenuti al sud”: si piange due volte, la prima quando si arriva, la seconda quando si va via. Da sei anni sono, invece, parroco della comunità Gran Madre di dio a Grottammare.

Com’è essere parroco lì?
È una comunità giovane, che ha quasi 40 anni. È un territorio in continua espansione con molte famiglie giovani dove anche la Chiesa locale è chiamata ad affrontare le sfide che la Chiesa universale ci pone davanti. Ci troviamo anche ad affrontare i quesiti che la vecchia generazione ci pone, i cambiamenti che spesso non vengono capiti…per questo la chiamo la “parrocchia cuscinetto”, non solo per la posizione sul territorio ma anche e soprattutto perché deve fare da ponte tra due mentalità.

Qual è stato finora il momento più bello e più significativo da quando sei sacerdote?
È legato ad una confessione ad una persona. Un uomo si presentò nel mio ufficio con 10 fogli con su scritto tutte le vicende brutte e i peccati della sua vita. Io, allora, presi quei foglie li gettai nel trita documenti consegnandoli poi 10 fogli nuovi, intonsi. Questa persona lì per lì rimase scioccata ma gli spiegai che Dio opera così: ogni volta che ci avviciniamo a Lui è pronto a donarci sempre fogli bianchi sui quali poter scrivere pagine belle della nostra vita.

Quali sono oggi secondo te le necessità più urgenti che la chiesa deve affrontare?
Il quesito più importante (sul quale a volte non riesco neanche io ad avere una risposta) è come affrontare i grandi temi come il flusso migratorio, l’incontro con le nuove culture, cose che spaventano molto una società debole come la nostra.

Di cosa hanno bisogno secondo te i giovani di oggi?
Io dividerei i giovani in due categorie: chi è alla continua ricerca del bene e chi, invece, cerca solo appagamenti personali. In entrambi i casi, bisogna stare loro vicini, cercare il più possibile di stare con loro e in mezzo a loro, anche quando davanti all’istituzione e all’abito si bloccano per paura, forse, di essere giudicati.

Che messaggio vorresti lasciare ai giovani e alle famiglie che oggi si trovano in difficoltà?
Il problema è che le persone a volte vedono la Chiesa distante dalle cose reali perché racchiusa magari in tanti progetti a volte poco concreti e poco efficaci, con i quali si consegna poco o niente alle persone. Direi, comunque, loro quello che anche il Papa oggi ci richiama a fare: di non perdere mai la speranza, perché anche nei tunnel più bui della vita c’è sempre una via d’uscita.

Da poco è diventato direttore dell’Ufficio Migrantes. Come ha preso questa nuova sfida?
Dal 22 luglio il nostro Vescovo mi ha chiamato a raccogliere una grande eredità, quella di Padre Louis, che approfitto per ringraziar vivamente per tutto il lavoro svolto finora in diocesi. Questa è un’esperienza, per me, del tutto nuova, nella quale sto entrando pian piano e che rientra perfettamente nella sfera delle grandi sfide di oggi che la Chiesa universale si trova a vivere: affrontare gli effetti del flusso migratorio dai paesi del nord Africa e dal Medio Oriente. Attualmente il mio incarico è di occuparmi dei migranti cosiddetti cattolico-cristiani. Ho, infatti, già incontrato la comunità sudamericana e mi auguro presto di incontrare le altre comunità europee, asiatiche e africane. Vorrei fare, a tal proposito, un appello alle parrocchie della diocesi: siate disponibili ad accogliere queste comunità che desiderano vivamente celebrare nella loro lingua, almeno una volta al mese, l’eucarestia…perché Gesù disse “ero forestiero e mi avete accolto”. Sarebbe un grande gesto di accoglienza.

Quali sono le idee e i progetti per il futuro?
Come riportato nel calendario diocesano, un progetto a breve scadenza è quello del Natale multietnico, un grande momento di festa e di condivisione. Mi auguro che saranno presenti i rappresentanti di tutti e 5 i continenti per dare il senso di cattolicità della nostra diocesi, una Chiesa aperta a tutto il mondo…

I vostri commenti all'articolo (2)

  1. Mi congratulo con” L ‘Ancora” che informa non tanto sui miracoli ma sulle testimonianze dei miracoli ,compiuti dal Padre solo ed unicamente per Amore.
    A don Andrea Spinosi auguro tanta gioia nel servire

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