Papa: “Noi anziani chiamati a diffondere una cultura della vita”

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PapaZenit di Luca Marcolivio

“La Chiesa guarda alle persone anziane con affetto, riconoscenza e grande stima”, in quanto “esse sono parte essenziale della comunità cristiana e della società, in particolare rappresentano le radici e la memoria di un popolo”. Con queste parole, papa Francesco ha salutato i rappresentanti dell’Associazione Nazionale Lavoratori Anziani (Anla) e di Senior Italia FederAnziani, da lui ricevuti in udienza in Aula Paolo VI, a conclusione di una settimana di eventi legati alla Festa dei Nonni.

Dopo aver ascoltato gli indirizzi di saluto dei due presidenti Roberto Messina (FederAnziani), e Antonio Zappi (Anla), il Santo Padre ha definito gli anziani una “presenza importante” per la società odierna, poiché la loro “esperienza”, costituisce “un tesoro prezioso, indispensabile per guardare al futuro con speranza e responsabilità”.

“La vostra maturità e saggezza, accumulate negli anni, possono aiutare i più giovani, sostenendoli nel cammino della crescita e dell’apertura all’avvenire, nella ricerca della loro strada”, ha detto il Pontefice rivolto agli anziani, i quali “testimoniano che, anche nelle prove più difficili, non bisogna mai perdere la fiducia in Dio e in un futuro migliore”.

Le persone anziane, ha proseguito, sono come “alberi che continuano a portare frutto: pur sotto il peso degli anni, possono dare il loro contributo originale per una società ricca di valori e per l’affermazione della cultura della vita”.

Anche nella ‘terza età’, numerose sono le persone che “impiegano generosamente il loro tempo e i talenti che Dio”, prodigandosi per gli altri, in vari ambiti, come quello parrocchiale, in qualità di “catechisti, animatori della liturgia, testimoni di carità”.

Anche nel contesto della famiglia, spiccano tanti nonni che “si prendono cura dei nipoti, trasmettendo con semplicità ai più piccoli l’esperienza della vita, i valori spirituali e culturali di una comunità e di un popolo”. In particolare nei paesi che hanno patito la “persecuzione religiosa”, sono stati proprio i nonni a “trasmettere la fede alle nuove generazioni, conducendo i bambini a ricevere il battesimo in un contesto di sofferta clandestinità”.

In una cultura odierna che tende a mitizzare “la forza e l’apparenza”, gli anziani hanno “la missione di testimoniare i valori che contano davvero e che rimangono per sempre, perché sono inscritti nel cuore di ogni essere umano e garantiti dalla Parola di Dio”.

“Proprio in quanto persone della cosiddetta terza età voi, o meglio noi, perché anch’io ne faccio parte – ha detto il Papa, suscitando un caloroso applauso – siamo chiamati a operare per lo sviluppo della cultura della vita, testimoniando che ogni stagione dell’esistenza è un dono di Dio e ha una sua bellezza e una sua importanza, anche se segnate da fragilità”.

Accanto a tanti anziani che continuano a “prodigarsi per il prossimo”, ve ne sono tanti altri che “convivono con la malattia, con difficoltà motorie e hanno bisogno di assistenza”. A tal proposito, Francesco ha sottolineato la presenza di molte “persone e strutture” che prestano servizio per gli anziani fragili, esprimendo così “la riconoscenza verso coloro che hanno dato tanto alla comunità e sono la sua radice”.

Le istituzioni e gli “uomini di buona volontà”, dunque, “possono fare ancora molto per aiutare gli anziani” a non rimanere ai margini della società, per colpa di una “cultura nociva dello scarto” che li ritiene “improduttivi”.

Questa accoglienza e questa inclusività verso gli anziani favorisce anche il “legame tra generazioni” e il loro incontro con i giovani, che sono “la vitalità di un popolo in cammino e gli anziani rafforzano questa vitalità con la memoria e la saggezza”.

In conclusione dell’udienza, papa Francesco ha ringraziato i “nonni” e le “nonne” giunti a salutarlo, per il loro esempio “di amore, di dedizione e di saggezza”, incoraggiandoli a continuare “con coraggio a testimoniare questi valori! Non manchino alla società il vostro sorriso e la bella luminosità dei vostri occhi!”.

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