Terremoti, alluvioni, frane: con la campagna “Io non rischio” i cittadini primi attori della prevenzione

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protezione civileDi Fabio Mandato

Ritorna la campagna informativa “Io non rischio” per la prevenzione dei fenomeni naturali. Sabato 15 e domenica 16 ottobre, in 700 piazze italiane, 7mila volontari saranno presenti per informare sui fenomeni di terremoto, maremoto e alluvioni. La campagna, nata da un’idea dell’Associazione nazionale pubbliche assistenze (Anpas), ha inoltre come soggetti attuatori il Dipartimento della Protezione civile, l’Ingv-Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, e Reluis-Consorzio interuniversitario dei laboratori di ingegneria sismica. Accanto a loro, tante associazioni sui territori. “La campagna ‘Io non rischio’ è nata da una profonda riflessione dopo il terremoto dell’Aquila – diceCarmine Lizza, responsabile nazionale di protezione civile dell’Anpas. Ci siamo chiesti: cosa possiamo fare per lavorare in prevenzione?”.

Cittadini protagonisti. “Bisogna cambiare la cultura dei cittadini, che sono i primi attori per la prevenzione”, afferma Lizza. Per questo, “la campagna va a lavorare sui comportamenti; le norme ci sono e sono anche buone, ma i cittadini, consapevoli e maturi, debbono fare la loro parte.

Il cittadino consapevole si protegge”.

Don Andrea La Regina, responsabile macroprogetti della Caritas, incalza: “Per noi è importante portare il contributo di esperienza sulla formazione, in un’ottica educativa”.La Caritas quest’anno partecipa alla campagna con rappresentanti a Mendicino (Cs), grazie all’associazione di volontariato Madonna del Rosario onlus, e a Teggiano (Sa).Ma perché c’è un impegno Caritas? “Perché la comunità civile e cristiana possa riflettere su tutto ciò che è attenzione all’ambiente e alla cura del creato”, dice La Regina.

Un cammino di prevenzione. “Questa è una campagna permanente che ha come scopo quello di incidere nel lungo periodo sulla consapevolezza dei cittadini. Per questo speriamo di implementare al più presto la campagna per renderla concretamente una campagna multi-rischio”. Un primo obiettivo lo traccia Francesca Maffini, responsabile della comunicazione di Protezione civile. Spesso “dopo degli eventi si parla di quello che si poteva fare. Invece dovremmo far capire che parlarne, come si usa dire, in tempo di pace, è utile a far sì che giorno dopo giorno si comprenda come comportarsi”. Di medio-lungo periodo parla anche La Regina, sottolineando gli esempi virtuosi sui luoghi di emergenza “dei gemellaggi tra le Chiese, in un cammino di reciprocità”.Investire in prevenzione significa anticipare il fenomeno. Invece oggi “rincorriamo il terremoto”, aggiunge Lizza. Una cosa è certa: “I terremoti non arrivano, ritornano. Per cui la lotta contro il terremoto va fatta immediatamente”.

Un linguaggio accessibile. Gli opuscoli informativi spiegano cosa fare prima, durante e dopo il fenomeno naturale. Però, perché possano tornare utili, debbono essere comprensibili.“Una cosa importante è tradurre in linguaggio comune i termini scientifici – evidenzia Maffini –. Occorre contestualizzare e rendere comprensibile a tutti anche gli aspetti più tecnici e scientifici legati al rischio”.

Italia sismica. “Io non rischio” mette a disposizione sul proprio sito le mappe interattive su terremoti, maremoti, alluvioni, con l’indicazione della situazione regione per regione. Ciò non significa che ci siano parti dell’Italia meno sismiche. Lizza ci tiene a precisarlo: “Le diverse colorazioni sulle cartine indicano la diversa probabilità di accadimento dei fenomeni e la probabilità è valutata anche sulla base degli eventi del passato.

Tutta l’Italia è soggetta al rischio sismico”.

Il problema si pone anche per le alluvioni e i maremoti. La storia d’Italia parla chiaro: “Abbiamo dimenticato che una buona parte delle città costiere meridionali è soggetta a maremoti. Basti pensare alla Calabria ionica e tirrenica”. Qua e là, ad esempio, si parla del vulcano Marsili, la “probabile frana sottomarina” che insiste sul Tirreno meridionale, ma Lizza precisa che “non è un discorso di imminenza, quanto di pericolosità e di probabilità”. Proprio per questo, conclude,“dobbiamo essere pronti a mitigare il rischio con azioni mirate che vanno anche della direzione della prevenzione non strutturale come la campagna ‘Io non rischio’”.

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