Nuovi Cardinali: 17 berrette rosse per dare “respiro universale” alla Chiesa

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papa e cardinali

ZENIT – di Salvatore Cernuzio

Si pensava di dover attendere la chiusura del Giubileo per conoscere i nomi dei nuovi cardinali di cui aveva dato notizia lo stesso Francesco sul volo di ritorno Baku-Roma. Ma Bergoglio, il Papa delle sorprese, ha deciso invece di voler concludere l’Anno Santo straordinario concedendo la porpora a 13 pastori del mondo e 4 presuli ultraottantenni, come annunciato dopo l’Angelus di ieri. Un modo anche per ribadire quell’adesione alla misericordia che il Papa argentino vuole che sia il punto cardine dell’operato dei suoi ministri, chiamati a guidare il gregge dei loro Paesi sull’esempio di Cristo “buon Pastore”.

Non a caso i nomi che maggiormente spiccano in questa lista dal sapore di “universalità” sono proprio due ‘testimoni di misericordia’ in un contesto di brutalità e violenze. Uno è mons. Mario Zenari, nunzio apostolico nella martoriata Siria che il Pontefice ha deciso comunque di far rimanere a Damasco. Un segno forte di vicinanza ad una popolazione devastata e decimata dalla guerra civile che prosegue da oltre cinque anni, nonché una nota di merito verso un presule che, dal 2008, è sempre in prima linea per la difesa minoranze cristiane e contro i crimini di guerra. “Questa porpora va alla Siria, alle vittime della Siria, per i tanti bambini che soffrono, per tanta povera gente che paga le conseguenze di questo terribile conflitto”, ha detto infatti Zenari alla Radio Vaticana.

L’altro ‘testimone’ è don Ernest Simoni, sacerdote albanese vittima di soprusi e torture durante la dittatura comunista, la cui testimonianza nella cattedrale di Tirana commosse il Papa fino alle lacrime nel viaggio in Albania del 2014. Condannato a morte, per 25 anni fu costretto ai lavori forzati; nonostante questo esercitò il ministero del sacerdozio clandestinamente fino alla caduta del regime nel 1990, per poi servire nei villaggi e portare la propria testimonianza per far riconciliare molte persone in vendetta.

Don Ernest è uno dei quattro ultraottantenni che il Pontefice, come nel Concistoro del 2015, ha deciso di unire Collegio cardinalizio, ma che non avranno diritto di voto per ragioni di età nel caso di un eventuale Conclave. Il Papa ha voluto crearli cardinali per il servizio pastorale reso alla Chiesa e, nel caso di Simoni, per aver dato “una chiara testimonianza cristiana”. “Essi rappresentano tanti vescovi e sacerdoti che in tutta la Chiesa edificano il Popolo di Dio”, ha spiegato. Gli altri tre sono il vescovo emerito di Mohale’s Hoek (Lesotho), mons. Sebastian Koto Khoarai, e gli arcivescovi emeriti: mons. Anthony Soter Fernandez, di Kuala Lumpur, e mons. Renato Corti, di Novara.

In particolare risulta interessante la nomina di quest’ultimo che fu storico braccio destro del cardinale Maria Martini che lo volle nel 1980 come vicario generale dell’arcidiocesi di Milano. Un segno di implicita stima, dunque, da parte di Bergoglio verso il grande porporato, suo confratello gesuita, che rimane una figura controversa capace ancora di dividere i pareri nella Chiesa. Corti era anche ben voluto da Giovanni Paolo II che lo nominò prima ausiliare di Milano e poi vescovo di Novara, scegliendolo come predicatore per i suoi ultimi Esercizi spirituali di Quaresima con la Curia romana nel 2005. Già vicepresidente della CEI, è stato anche incaricato lo scorso anno dallo stesso Bergoglio di scrivere le meditazioni per la Via Crucis del Venerdì Santo al Colosseo.

L’emerito di Novara e il nunzio Zenari sono dunque gli unici due italiani che saranno creati cardinali in questo Concistoro nel quale si dava per scontata la presenza di nomi come quelli di mons. Francesco Moraglia e mons. Cesare Nosiglia, arcivescovi rispettivamente di Venezia e Torino, sedi tradizionalmente ‘cardinalizie’, già bypassate nei precedenti Concistori (2014 e 2015), e di mons. Rino Fisichella, prefetto del Pontificio Consiglio per la promozione della Nuova evangelizzazione, il Dicastero organizzatore dell’intero Giubileo.

Non saranno cardinali nemmeno mons. Angelo Becciu, sostituto alla Segreteria di Stato, e mons. George Ganswein, prefetto della Casa Pontificia. L’unico ‘curiale’ a ricevere la berretta rossa sarà mons. Kevin Joseph Farrell, il presule irlandese finora vescovo di Dallas, dal 16 agosto nominato dal Papa alla guida del nuovo Dicastero per laici, famiglia e vita. Una nomina ‘scontata’ vista la carica ricoperta, ma che Francesco ha comunque ribaltato ponendolo al quartultimo posto dell’elenco dei nuovi cardinali e non in apertura (dove c’è invece Zenari) come consuetudine vorrebbe.

Di scontato in questa lista c’è, infatti, ben poco. Per il terzo anno di fila, Francesco ha deciso infatti di rompere ogni schema o secolare tradizione non scritta secondo cui il cardinalato era quasi “automatico” per certi luoghi, aprendo invece le porte della Chiesa alle ‘periferie’ del mondo: zone difficili, alcune di guerra, dove i cattolici sono minoranze; Stati che mai hanno avuto un cardinale e che ora ne avranno uno e anche elettore. Se nel Concistoro del 2015 c’erano Haiti, Tonga Capo Verde, quest’anno ci saranno Bangladesh, Isole Mauritius, Papua Nuova Guinea e Repubblica Centrafricana (con mons. Nzapalainga, vescovo coraggioso e modello di dialogo interreligioso).

“La loro provenienza da 11 Nazioni esprime l’universalità della Chiesa che annuncia e testimonia la Buona Novella della Misericordia di Dio in ogni angolo della terra”, ha detto il Papa ‘venuto a prendere dalla fine del mondo’, ribadendo quanto già affermato ai giornalisti nella succitata conferenza stampa aerea. “I criteri saranno gli stessi dei due altri Concistori. [Sceglierli] un po’ dappertutto, perché la Chiesa è in tutto il mondo”, aveva confidato il Pontefice. “Ancora sto studiando i nomi, ma forse saranno tre di un continente, due di un altro e uno di un’altra parte, uno dell’altra, uno di un Paese… ma, non si sa.  La lista è lunga, ma ci sono soltanto 13 posti. E si deve pensare di fare un equilibrio. A me piace che si veda, nel Collegio cardinalizio, l’universalità della Chiesa: non soltanto il centro per dire ‘europeo’, ma dappertutto. I cinque continenti, se si può”.

Detto, fatto. Più nel dettaglio saranno 6 gli americani tra cui 3 statunitensi (oltre a Farrel, i vescovi di Chicago e Indianapolis), 3 gli europei, 2 gli africani, un asiatico e uno dell’Oceania. I quattro ultraottantenni sono invece due europei, un africano e un asiatico. Considerando le nuove berrette rosse e il fatto che nei prossimi mesi quattro porporati compieranno 80 anni (Ortega, López Rodríguez, Sarr e Antonelli), perdendo così la facoltà di “elettori”, il Collegio cardinalizio modificherà ulteriormente la sua configurazione. Dal 31 dicembre prossimo, la sua composizione sarà dunque di 211 membri, dei quali 107 elettori e 104 non elettori.

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