Calcio e azzardo: Tarquinio (Avvenire), intesa Federcalcio-Intralot “deve essere sciolta”

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Azzardo“L’ultimo azzardo – mai termine è stato più azzeccato – del signor Tavecchio e dei suoi collaboratori lascia letteralmente senza fiato”. Lo scrive il direttore di “Avvenire” Marco Tarquinio nell’editoriale di ieri.
“Non sappiamo, e non vogliamo neanche immaginare – prosegue Tarquinio -, con quanti e quali lacci e lacciuoli sia stata stretta l’intesa tra la Federcalcio e Intralot, lo sponsor ‘vietato ai minori’, ma vogliamo credere che possa essere sciolta. Anzi, sappiamo che deve essere sciolta. Con tutta la possibile rapidità”. Intralot, uno dei maggiori concessionari di slot e di scommesse, legherà il proprio marchio ai colori delle nazionali entrando in campo con tutte le maglie azzurre disponibili: dall’Under 15 alla Nazionale maggiore. Coinvolgerà così campioni e giovanissimi calciatori “che non possono e non devono neanche accostarsi al sito di Intralot e non possono comunque entrarci” ma che si ritroveranno “anche a fare spot per il grande affare che svuota le tasche di tanti (soprattutto tra i più poveri), alimenta la piaga dell’usura, diffonde malessere sociale e distrugge salute e ricchezza di persone, famiglie e imprese”. Un’intesa, quella tra Federcalcio e Intralot, afferma Tarquinio, che “deve essere sciolta”. “Vogliamo credere che ci sarà una protesta che lo imporrà, e una buona informazione che renda palese e insostenibile lo sfregio allo sport e agli sportivi rappresentato dalla insensata scommessa dell’abbinamento Nazionali di calcio-Intralot. Vogliamo credere che l’intesa verrà denunciata e smontata” e che “il rinsavimento e la riparazione del marchiano errore avverrà per un soprassalto di responsabilità e – se proprio nessun altro vorrà fare ciò che deve e che è giusto – per un solenne ‘cartellino rosso’ alzato dall’arbitro, se ancora c’è un arbitro in questo Paese”. Per il direttore di “Avvenire”, serve con urgenza “l’ingresso in campo di un arbitro politico, che si dimostri in grado di impedire che i padroni di un ‘gioco che gioco non è’”, almeno sulla carta, rigorosamente “vietato ai minori”, mettano “definitivamente e solennemente le mani sul calcio azzurro”. “Non ci si può proprio rassegnare a questo azzurro vergogna. E non può durare”.

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