Mai come questa volta, la campagna elettorale americana ha rimescolato il voto dei credenti

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AmericaDi Rino Farda

La campagna elettorale americana sta facendo diventare matti ricercatori e sondaggisti. Per anni, infatti, si è ritenuto che gli elettori credenti avessero una sorta di predilezione automatica per il partito repubblicano. La discesa in campo di due outsider come Trump (un miliardario senza peli sulla lingua ed estraneo alla tradizione del suo partito) e Clinton (la prima donna candidata e, come se non fosse già abbastanza in un paese “testorenico” come gli Usa, anche con una posizione problematica riguardo agli scenari internazionali) ha rimescolato le carte delle facili previsioni e sta costringendo gli analisti a rifare da capo tutti i conti. 

Un recente sondaggio realizzato dal canale tv ABC e dal quotidiano Washington Post ha segnalato un abisso di distanza fra i due candidati con gli elettori “ispanici” (tradizionalmente molto legati alla fede cristiana): Trump non riesce ad andare oltre il 25% mentre la Clinton è ferma al 40%.

Il dato è abbastanza sorprendente e ribalta una lunga storia di alleanza fra il mondo ispanico e i repubblicani. Secondo le informazioni catalogate dal Pew Research Center sulla base dei dati degli exit poll in occasione delle elezioni del 2000, 2004 e 2008, risulterebbe in modo evidente la forte correlazione tra il sentimento religioso e gli ideali del partito repubblicano. “Ho sempre pensato che i repubblicani fossero più allineati con le mie convinzioni”, dice Judith Martinez, 51 anni, una cittadina americana nata in Messico. Appartenente al rito dei cristiani evangelici, la Martinez è ministro del culto in lingua spagnola presso la Chiesa Battista “Mount Vernon” di Boone, una piccola cittadina nelle Blue Ridge Mountains del North Carolina occidentale. La battaglia contro l’aborto e il matrimonio fra persone dello stesso sesso, sono, secondo la Martinez, fattori decisivi per determinare quale partito e quale candidato supportare. “La Bibbia è molto chiara quando dice il modo in cui dovremmo vivere”, spiega. Al momento, quindi, è intenzionata a votare per  Donald Trump ma, come il sondaggio di ABC / Washington Post dimostra, rischia di essere una minoranza fra elettori di origine ispanica. 

“L’assiduità o meno alle funzioni religiose è almeno un buon indicatore delle possibili intenzioni di voto, così come lo sono il livello di istruzione, il sesso, l’età, l’appartenenza sindacale, o la regione in cui si crede”, spiega Alan Cooperman, direttore delle ricerche sulla religione del Pew Research Center. “L’unico elemento più forte è la razza”. Il recente sondaggio di ABC / Washington Post mostra che Trump può contare solo sul 5% del voto afro-americano, a prescindere dall’appartenenza religiosa. I ricercatori del Pew hanno organizzato un focus group con alcune persone autodefinitesi “credenti” della cittadina di Boone (capire come voterà la sterminata provincia americana, il cosiddetto “ventre molle”, è molto importante per prevedere i possibili risultati). I risultati delle loro conversazioni sono abbastanza disorientanti.

Gli elettori credenti intervistati che pure si dicono “pro – Trump” hanno sentimenti decisamente contrastanti circa la sua candidatura.

La Martinez, per esempio, dice che le sue credenze religiose possono indicare in ultima analisi un voto per Trump, ma lei è profondamente turbata dagli attacchi durissimi che il candidato repubblicano sta scagliando, fin dall’inizio della sua campagna elettorale, contro gli immigrati messicani. “Si tratta di una strategia politica molto grezza. I messicani sono le persone che fanno i lavori più difficili qui negli Usa ma lui non apprezza i loro sforzi”, dice la Martinez. 

A livello nazionale, quasi la metà dei sostenitori di Trump sono “molto entusiasti” della sua candidatura (sempre il sondaggio di ABC / Washington Post) mentre solo un terzo dei sostenitori della Clinton esprimono lo stesso sentimento di “entusiasmo”. A Boon, però, nessun elettore religioso intervistato dal Pew, si è dichiarato “entusiasta” di Trump o della Clinton. Le campagne elettorali di entrambi hanno ottenuto lo scopo paradossale di disorientare il voto dei credenti. E non solo.

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