La fede non è un superpotere: Dio mira a guarire il cuore di ognuno

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Papa2Zenit di Antonio Gaspari

Il frutto della fede è l’amore. Il frutto dell’amore è il servizio. Il frutto del servizio è la Pace. Con queste parole di Madre Teresa di Calcutta, Papa Francesco ha concluso l’omelia nella chiesa dell’Immacolata presso il Centro Salesiano di Baku in Azerbaigian.

Rivolgendosi ai fedeli che sono piccola minoranza nel paese a maggioranza musulmana, il Papa ha detto: “la Chiesa intera, che nutre per voi una speciale simpatia, vi guarda e vi incoraggia: siete un piccolo gregge tanto prezioso agli occhi di Dio!”.

Il Vescovo di Roma ha incentrato la sua riflessione su la fede e il servizio, due aspetti essenziali della vita cristiana. Riprendendo le parole del profeta Abacuc, che implora Dio: ‘Fino a quando, Signore, implorerò aiuto e non ascolti?’  Il Creatore risponde “non intervenendo direttamente, non risolvendo la situazione in modo brusco, non si rende presente con la forza”.

“Al contrario – ha spiegato il Papa – invita ad attendere con pazienza, senza mai perdere la speranza; soprattutto, sottolinea l’importanza della fede”.

Secondo il Pontefice Dio non asseconda i nostri desideri che vorrebbero cambiare il mondo e gli altri subito e continuamente, ma mira anzitutto a guarire il cuore di ciascuno. Dio cambia il mondo cambiando i cuori, e può farlo solo se le persone lo vogliono.

“Il Signore – ha sottolineato il Pontefice – desidera che gli apriamo la porta del cuore, per poter entrare nella nostra vita” e “quando Dio trova un cuore aperto e fiducioso, lì può compiere meraviglie”.

Aprire il cuore ed avere fede non è facile, per questo gli Apostoli chiedono “Accresci in noi la fede!” (Lc 17,6)” una preghiera che tanti rivolgono ogni giorno al Signore. La risposta di Dio è sorprendente e ci dice : “Se aveste fede…”.

“La fede – ha precisato papa Francesco – è un dono di Dio che va sempre chiesta e coltivata”, ma non è “una forza magica che scende dal cielo, non è una “dote” che si riceve una volta per sempre, e nemmeno un super-potere che serve a risolvere i problemi della vita”.

Una fede utile a soddisfare i nostri bisogni sarebbe una fede egoistica, tutta centrata su di noi. La fede vera è gioia di stare con il Signore, è dono che porta frutto e che da senso alla vita.

“E qual è la nostra parte?” ha chiesto il Papa. Il servizio è la risposta, la potenza della fede si esercita nel servizio.

A questo proposito il Papa ha fatto l’esempio degli splendidi tappeti che si confezionano in Azerbagian, ed ha indicato l’armonia e l’ordine della trama e dell’ordito come la vita cristiana che quotidianamente viene intessuta “con la trama della fede e l’ordito del servizio”.

“Il servizio – ha precisato papa Francesco – non è solo essere ligi ai propri doveri e compiere qualche opera buona. Gesù chiede molto di più”. Il Signore chiede disponibilità totale, come ha fatto Lui che “ci ha amato facendosi nostro servo ‘fino alla fine’ venendo ‘per servire e dare la propria vita’”.

La disponibilità al servizio si rinnova ogni volta con la celebrazione dell’Eucaristia. Il Vescovo di Roma ha continuato spiegando che “non siamo chiamati a servire solo per avere una ricompensa, ma per imitare Dio, fattosi servo per nostro amore”. Il nostro servizio non deve essere ogni tanto, ma “vivere servendo”. Lo stile di vita cristiana è fatto di adorazione e preghiera; “essere aperti e disponibili; amare concretamente il prossimo; adoperarsi con slancio per il bene comune”.

Sulle tentazioni che ci allontanano da questa vita il Papa ne ha indicate due in particolare. La prima è quella di un cuore tiepido che si chiude in una vita pigra e soffoca il fuoco dell’amore. Il tiepido riserva a Dio e agli altri delle “percentuali” del proprio tempo e del proprio cuore, senza mai esagerare, anzi cercando sempre di risparmiare. Così la sua vita perde di gusto.

C’è una seconda tentazione ed è quella di pensare da padroni, di darsi da fare solo per guadagnare credito e per diventare qualcuno. Allora “il servizio diventa un mezzo e non un fine, perché il fine è diventato il prestigio; poi viene il potere, il voler essere grandi”.

Per essere veramente grandi – ha sottolineato il Papa- bisogna servire. A tal proposito ha ricordato le parole di Gesù “chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore” (Mt 20,26).

Il servizio edifica e abbellisce la Chiesa. Riprendendo l’immagine del tappeto il Papa ha indicato le persone come splendidi fili di seta, ma solo se sono ben intrecciati tra di loro i diversi fili creano una bella composizione; da soli, non servono. “Solo restando sempre uniti, in umiltà, carità e gioia, il Signore, che crea l’armonia nelle differenze, vi custodirà” ha concluso il Papa.

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