Crisi Brasile: i vescovi, preoccupazione per il clima politico

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Vescovo2Di Bruno Desidera

Era prevedibile: la destituzione della presidente Dilma Rousseff e l’arrivo dell’ex vice presidente Michel Temer non ha certo stabilizzato il Brasile, il gigante sudamericano che vive una profonda crisi economica, politica e sociale. Mentre il nuovo presidente, a poche settimane dall’insediamento, ha annunciato un piano di privatizzazioni, nelle piazze si sono susseguite proteste e manifestazioni. L’indagine “Lava jato”, che ha smascherato un’immensa rete di corruzione tra i politici, prosegue nel suo corso. La notizia dei giorni scorsi è il rinvio a giudizio dell’ex presidente Inácio Lula Da Silva, indagato da diversi mesi. Ma le indagini riguardano trasversalmente tutti i gruppi e, in questo momento, circa il 60% dei parlamentari ha a che fare con la giustizia: nella maggior parte dei casi per faccende più serie rispetto ai bilanci imbellettati a causa dei quali gli stessi parlamentari hanno mandato a casa Dilma.

Vescovi preoccupati per il clima politico. In questo contesto difficile, la Chiesa non cessa d’invitare al dialogo. Sull’attuale situazione sociale e politica abbiamo intervistato il presidente della Conferenza episcopale (Cnbb), domSérgio da Rocha, arcivescovo di Brasilia.

“La Cnbb – sottolinea – non adotta posizioni politico-partitiche. Ciononostante cerca di compiere la sua missione profetica attraverso frequenti prese di posizione su questioni sociali fatte alla luce della Parola di Dio e della dottrina sociale”.

Mons. da Rocha cita, in particolare, il più recente pronunciamento della Cnbb, fatto in occasione del giorno dell’Indipendenza, lo scorso 7 settembre, che “ha rilevato la gravità della crisi politica ed economica e la necessità di dialogo, di ricerca della pace e del rispetto alla Costituzione brasiliana. Desta preoccupazione il clima di polarizzazione politica che favorisce l’intolleranza e l’aggressività”. Perciò, prosegue il presidente della Cnbb, “abbiamo insistito sulla necessità di rispetto e dialogo e sulla stretta osservanza della Costituzione brasiliana al fine di preservare l’ordine democratico. Abbiamo difeso il diritto alle manifestazioni popolari, escluso ogni ricorso alla violenza. Abbiamo insistito sulla necessità di proseguire nella lotta contro la corruzione politica, valorizzando la legge d’iniziativa popolare Ficha Limpa”.

Non vanno toccati i diritti sociali. Sulle politiche concrete, le richieste della Chiesa all’Esecutivo non cambiano: “Le questioni che si pongono all’attuale governo, in gran parte, si erano già poste in precedenza. Ad esempio: come superare le disuguaglianze nel Paese, incluse quelle regionali? Quali politiche pubbliche s’intendono porre in atto per garantire il diritto alla salute, all’educazione e alla pubblica sicurezza? Si accresce il problema della disoccupazione: che misure effettive sono state prese per superarlo? Come migliorare il programma sociale bolsa família?”.
Una cosa è certa: “Non manchiamo d’insistere sulla necessità di preservare le conquiste democratiche e di garantire diritti sociali nel definire gli orientamenti della politica economica.L’aggiustamento fiscale, preteso dal precedente governo, era già stato duramente criticato perfino dai politici della maggioranza. Le riforme necessarie in campo economico non possono essere messe in atto con perdita di diritti (ad esempio dei lavoratori) e il sacrificio dei poveri”.

Chiesa a fianco degli indigeni. Parole chiare, che si affiancano a quelle a sostegno della popolazione indigena. “La Chiesa brasiliana – spiega dom da Rocha – difende vigorosamente i diritti dei popoli indigeni, deiquilombolas (comunità di afrobrasiliani, ndr), dei sem terra (i senza terra), così come sul fatto l’Amazzonia va preservata. Questi problemi richiedono maggior attenzione da parte dei governanti, di ieri e di oggi. Il problema della demarcazione delle terre indigene e i conflitti nel campo per il possesso della terra rimangono una forte sfida; serve maggior attenzione da parte del governo e del Parlamento. Non è accettabile la criminalizzazione dei movimenti sociali come risposta a tali problemi. Eppure ciò non può dipendere soltanto dai politici e dai governi.

Occorrono l’esercizio cosciente della cittadinanza, la mobilitazione della società civile e, in particolare, la partecipazione politica dei cristiani.

In questo senso è rilevante il contributo delle pastorali sociali e degli organismi della Cnbb”.

Olimpiadi e Paralimpiadi, eventi positivi. Intanto con la chiusura delle Paralimpiadi è calato il sipario dell’estate olimpica. Il presidente della Cnbb fa una prima analisi su cosa hanno rappresentato le Olimpiadi di Rio per il Brasile: “Il Paese è esteso. Va pertanto considerato l’impatto locale, cioè relativo a Rio de Janeiro, e quello nazionale. La crisi politica ed economica, infatti, può aver reso difficile una più estesa partecipazione del popolo. Oltre a questo, occorre considerare la necessità di valorizzare maggiormente gli sport olimpici, giacché, in Brasile, è forte la tendenza a restringere il campo sportivo al calcio, che è senza dubbio lo sport nazionale. Si può tuttavia affermare che è stato un evento assai positivo, che ha contribuito a destare l’interesse per gli sport olimpici e la convivenza fraterna tra le persone. Sono necessarie, però, politiche pubbliche che includano gli sport nella formazione giovanile, specialmente per superare violenza. Inoltre, i Giochi Paralimpici si sono presentati come un’occasione privilegiata per valorizzare le persone portatrici di necessità speciali e per superare le situazioni di esclusione sociale da esse sofferte”.

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