Arquata del Tronto un mese dopo: mons. D’Ercole (Ascoli Piceno), “il rischio da evitare” è “camminare senza più una meta”

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Arquata

Non è Dio l’autore dei ricorrenti disastri ambientali dovuti allo scarso rispetto della natura e alla noncuranza umana, alla mancanza di responsabilità e alla volontà di profitto che rode come un tarlo la coscienza degli uomini”. Lo ha detto monsignor Giovanni D’Ercole, vescovo di Ascoli Piceno, nella Messa nella tendopoli di Borgo ad Arquata del Tronto. Riprendendo alcune espressioni del libro “Uno psicologo nel lager” di Viktor Emile Frankl, che ad Auschwitz ha perso tutti rimanendo solo al mondo, monsignor D’Ercole ha evidenziato che “pur nel più disperato momento della vita è possibile, anzi doveroso recuperare ‘il significato della vita’”, perché, come nota sempre Viktor Frankl, “quando non siamo più in grado di cambiare una situazione, siamo sfidati a cambiare noi stessi”. Per il presule, “è proprio così. Il terremoto può averci tolto tutto quello che possedevamo, ma non ha tolto la possibilità di ridare senso al dramma stesso che si è abbattuto su di noi”. In un senso, “possiamo dire che il dolore sfidandoci ci obbliga a guardare la realtà con gli occhi della verità: l’imprevisto esiste; il terremoto è un indispensabile fenomeno della natura con il quale l’umanità convive da sempre; la morte non è un incidente di percorso, anche se arriva indisturbata e decisa quando meno te l’aspetti. In questi momenti, come molti di voi hanno provato sulla loro pelle, crolla il mondo non solo fisicamente, e ci si ritrova soli a guardare al futuro”. A giudizio di monsignor D’Ercole, “il rischio da evitare è questo: camminare senza più una meta”.

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