Santa Marta: “La vanità è l’osteoporosi dell’anima”

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papa francesco santa marta

ZENIT – di Luca Marcolivio

VATICANOC’è un’inquietudine sana, che viene dallo Spirito Santo, e un’inquietudine deleteria, prodotto della vanità umana. Lo ha detto papa Francesco durante l’omelia di ieri mattina alla Casa Santa Marta, attingendo al Vangelo Lc 9,7-9, in cui si narra di Erode Antipa, che, dopo aver fatto uccidere Giovanni Battista, si sente minacciato da Gesù, proprio come suo padre, Erode il Grande, dopo la visita dei Magi.

“C’è nell’anima nostra – ha affermato il Pontefice – la possibilità di avere due inquietudini”: una “buona”, che deriva dallo “Spirito Santo” e che spinge l’anima a “fare cose buone”, e una “cattiva inquietudine”, quella che nasce da una “coscienza sporca”. E i due Erode risolvono i loro problemi di coscienza, “passando sopra i cadaveri della gente”, ovvero eliminando fisicamente i loro avversari.

“Questa gente che ha fatto tanto male, che fa del male e ha la coscienza sporca e non può vivere in pace, perché vive in un prurito continuo, in una orticaria che non li lascia in pace…”, ha commentato il Santo Padre.

Alla radice del male, ha aggiunto, ci sono sempre “la cupidigia, la vanità e l’orgoglio” che non lasciano mai in pace, che producono la “paura” e precludono l’ingresso alla “sana inquietudine dello Spirito Santo”.

Eppure la vanità “non ha lunga vita, perché è come una bolla di sapone”, né “ci dà un vero guadagno”. L’uomo vanitoso “si affanna per apparire, per fingere, per sembrare”, per “truccare la propria vita”. La vanità è come una sorta di “osteoporosi dell’anima: le ossa di fuori sembrano buone, ma dentro sono tutte rovinate – ha affermato il Papa -. La vanità ci porta alla truffa”.

La vanità porta a “vivere per fingere” e “per apparire”, quindi “inquieta l’anima”. Francesco ha poi menzionato le parole di San Bernardo, quando ricordava ai vanitosi che anche loro saranno “pasto dei vermi”. Per colpa della vanità si rischia di non vedere “uno sbaglio”, di “coprire tutto”.

Spesso anche nelle persone ‘stimabili’, che vediamo “a messa tutte le domeniche” e che fanno “grosse offerte alla Chiesa”, hanno la “corruzione” dentro di sé. La vanità le fa apparire con una “faccia da immaginetta”, quando poi la “verità è un’altra”.

Gesù, al contrario, è “la via, la verità e la vita”, privo com’è del “trucco della vanità”. Bergoglio ha quindi concluso con la seguente invocazione: “Che il Signore ci liberi da queste tre radici di tutti i mali: la cupidigia, la vanità e l’orgoglio. Ma soprattutto della vanità, che ci fa tanto male”.

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