Tenace, forte, radicata e resiliente, capace di far fronte in maniera positiva a eventi traumatici, di ricostruirsi attorno alla propria identità. È la gente di Amatrice e di Accumouli, abitanti di quel lembo di terra dell’entroterra laziale che si incunea tra Umbria, Marche e Abruzzo. Lo è sempre stata, come dimostra la sua storia costellata di terremoti, da quello del 7 ottobre del 1639, ai successivi, fino ad arrivare a quello delle 3.36 del 24 agosto di quest’anno. Tanti morti e distruzione anche stavolta ma anche tanto desiderio di risorgere. E a dare voce e corpo a questa voglia sono loro, le persone più anziane, quelle che più di tutti rappresentano le radici e la memoria storica di queste comunità. Forti ma vulnerabili al tempo stesso. Senza casa, senza luoghi di incontro, feriti dalla perdita di parenti e amici, in qualche caso rimasti anche soli, ma risoluti a non andare via dalla loro terra, a non essere sradicati, a non abbandonare ciò che è rimasto in piedi delle loro vite. Per ripartire da qui. Da Amatrice.

Rinascere ad Amatrice. Lo sanno bene i volontari della Caritas diocesana di Rieti e dell’Anpas, l’Associazione nazionale pubbliche assistenze, che subito dopo la scossa hanno attivato una rete di supporto psicologico e materiale per la popolazione con un particolare riguardo alle sue fasce più vulnerabili, tra le quali i bambini, i disabili e gli anziani. Umberto Caraccia, è uno psicologo, volontario della Caritas diocesana Rieti:

“la gente è radicata nella propria terra e non vuole lasciarla.

I più anziani – conferma – sono restii a lasciare le loro case e vogliono restare vicino ai loro animali, alle loro terre. Purtroppo andiamo verso i rigori invernali e sarebbe preferibile che lasciassero temporaneamente le loro proprietà per trovare una sistemazione idonea”. Un dialogo serio e competente condotto “in punta di piedi, senza invasioni di campo, cercando soprattutto di ascoltare – spiega Caraccia – rispettando le loro parole e i loro silenzi. Ascoltiamo i loro occhi e i loro sguardi, cerchiamo di comprenderli. Molti hanno familiari e amici non solo case e stalle e animali. Uno shock enorme”.

L’esperienza di queste settimane, aggiunge lo psicologo, “dimostra che anche da un’esperienza negativa come il sisma può venire qualcosa di buono. Credo nella resilienza delle persone che vivono qui. Vogliono rinascere qui”.

“Tutti in piazza”. Lo crede anche Maria Silvia Cicconi, responsabile delle attività sociali dell’Anpas, l’associazione che ad Amatrice ha allestito un luogo di aggregazione per le persone anziane rimaste senza casa, dove possono incontrarsi e trascorrere tempo insieme. Perché, spiega la responsabile, “il rischio che si corre una volta che gli anziani vengono allontanati dai loro rapporti di prossimità, dalle loro case, è che sprofondino in un fenomeno quasi clinico di de-ubicazione. Per quanto confortevoli le tende non aiutano a mantenere le relazioni sociali”.

Tendopoli Anpas ad Amatrice

Ecco allora l’idea, nata all’interno del progetto di cooperazione “Samets” assunto come modello dalla Protezione civile dell’Ue, di montare una grande tensostruttura trasformata in una piazza. Aperta ogni giorno fino alle 23.30, la tenda, ribattezzata dai cittadini di Amatrice “Tutti in piazza”, ospita una serie di attività utili ad offrire stimoli ai più anziani come il gioco delle carte, “le piacentine e non le napoletane” precisa sorridendo Cicconi, la lettura dei quotidiani specie locali, il campo di bocce. Per le signore sono disponibili invece aghi e filo, gomitoli di lana e ferri da lavoro. “Attività normali che gli anziani conoscono, che danno loro un senso di normalità e che alleviano il peso di vivere in tenda”. Ma nella piazza dell’Anpas si lavora anche sulla dimensione del tempo che gli anziani rischiano di perdere. “Nella tendopoli non si guarda più l’orologio perché non si ha nulla da fare. Per questo abbiamo messo un orologio, dei calendari, i quotidiani, e facciamo attività legate al recupero del tempo e della sua scansione”. Un senso di normalità che si recupera anche con alcune visite. Utile, quella della settimana scorsa, di un consorzio di parrucchiere che, a titolo gratuito, hanno pettinato le signore, curato unghie e piedi. “Qualcuna delle nostre ospiti – rivela Cicconi – ha voluto prendere appuntamento per la settimana dopo. Un gesto che è una proiezione di futuro che allontana in parte pensieri pressanti legati al terremoto”. La “piazza” sta diventando anche un luogo di incontro generazionale, tra giovani e vecchi. “La riscoperta del rapporto nonno-nipote. Il nonno che insegna al ragazzo a giocare a tressette, il ragazzo che a sua volta fa ascoltare musica al nonno. Una convivenza incredibile”.

Il vero cemento. Il risultato fa dire alla responsabile Anpas che

“la ricostruzione delle strutture deve essere basata sulla topografia sociale, parentale e amicale. Costruiamo i quartieri delle relazioni e poi quelli delle abitazioni”.

Dalle macerie del sisma stanno, infatti, emergendo legami forti. “Tutte le famiglie delle zone colpite hanno avuto lutti, non solo parenti ma anche amici. Si tratta di nuclei allargati e uniti. Questa è la forza che sta permettendo loro di tenere davanti a questa tragedia – dice Cicconi -. E anche quelle famiglie che prima del sisma non erano in buoni rapporti adesso hanno ritrovato la forza di riunirsi. Noi facilitiamo questo riavvicinamento favorendone la dislocazione nelle tende, mettendo le famiglie insieme o in tende vicine.

I nuclei familiari sono uniti, solidali, capaci di lavorare in cooperazione. Le famiglie stanno tenendo”.

Anziani e famiglie: la forza di Amatrice e il cemento su cui ricostruire, a prova di sisma.