Incontro di Assisi: “Il mondo ha bisogno di pace in questa guerra che è dappertutto”

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Print this page

AssisiDi Maria Chiara Biagioni

Nell’era della terza guerra mondiale a pezzi, in cui la guerra è “dappertutto” e il terrorismo ha travolto la vita quotidiana delle persone, il dialogo tra le religioni, tra credenti e non credenti, è vitale per smontare i disegni di chi vuole dividere usando il nome di Dio. Soffia ancora potente lo Spirito di Assisi. Da intuizione, è diventata profezia. Sono passati 30 anni da quello storico giorno – era il 27 ottobre 1986 – in cui Giovanni Paolo II convocò nella città di San Francesco i leader mondiali delle religioni per una preghiera corale per la pace. I tempi sono cambiati e il mondo ha conosciuto una spirale di violenza diffusa che ha travolto il Medio Oriente, l’Africa, l’Asia, l’Europa. Una lunga scia di sangue che ha toccato Parigi, Bruxelles, Nizza, fino a colpire una piccola chiesa di periferia in Francia, a Rouen.Il mondo ha sete di pace e si chiede: quante morti ancora? Quante vittime innocenti e dove?

Ad Assisi oltre 500 leader delle religioni mondiali hanno accettato l’invito della Comunità di Sant’Egidio, della diocesi di Assisi e delle famiglie francescane per invocare il dono della pace. Per le strade della città del poverello, passeggiano e si stringono la mano rabbini, imam, patriarchi, vescovi e pastori evangelici di tutto il mondo. Ci sono anche il Patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo e l’arcivescovo di Canterbury Justin Welby. Papa Francesco si unirà a loro martedì prossimo.

 “Oggi più che mai abbiamo bisogno di pace in questa guerra che è dappertutto nel mondo. Preghiamo per la pace!”,

ha detto Francesco dopo la preghiera dell’Angelus in piazza San Pietro. Ed ha aggiunto: “Sull’esempio di san Francesco, uomo di fraternità e di mitezza, siamo tutti chiamati ad offrire al mondo una forte testimonianza del nostro comune impegno per la pace e la riconciliazione tra i popoli. Così martedì, tutti uniti in preghiera: ognuno si prenda un tempo, quello che può, per pregare per la pace. Tutto il mondo unito”.

Il presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella entra sorridente nel teatro Lyric di Assisi dove si sta svolgendo l’assemblea inaugurale. Saluta uno ad uno i leader religiosi presenti, si siede in prima fila, in ascolto, senza prendere la parola. Ma poi uscendo pronuncia parole importanti:

“Il dialogo tra le religioni, tra credenti e non credenti, il dialogo della cultura può molto, più di quanto sembri. Perché lo scontro contro la violenza estremista è anche uno scontro culturale. Quindi la cultura può prevalere sull’oscurantismo”.

E’ Andrea Riccardi a tessere la lunga storia di questi 30 anni che ha visto la Comunità di Sant’Egidio in prima linea nel portare nel mondo, soprattutto laddove dove è più ferito da guerre e povertà, lo spirito di Assisi . “Molte volte – dice -, di fronte agli atti terroristici, di fronte a conflitti, ci siamo sentiti dire: ma a che serve il vostro dialogo? A che serve la preghiera?”. E aggiunge: “Come sarebbe vuoto il mondo! come sarebbe terribile il mondo senza il dialogo e la preghiera! La preghiera segretamente illumina il mondo, mentre il dialogo tiene insieme la realtà sempre a rischio di frammentarsi in odi e incomprensioni”.

Non ci sono qui ad Assisi piani e strategie per dare una svolta definitiva al corso del tempo. Questi uomini e donne di fede, vestiti con i loro abiti tradizionali, con i colori di tutti i paesi del mondo, sono perfettamente consapevoli che la religione è una forza debole, “aliena dalle armi, dal denaro, dal potere politico”.  “San Giovanni Paolo II – ha ricordato il vescovo di Assisi Domenico Sorrentino  – intuì, trent’anni fa, con l’iniziativa dello ‘spirito di Assisi’, che, per costruire la pace, bisogna far leva proprio sulla forza della preghiera”.

Ha ragione il Patriarca Bartolomeo quando dice che anche

“il più piccolo seme di pace può avere un impatto grandissimo sul mondo”

e che “l’unica domanda alla quale siamo chiamati a rispondere oggi è: ‘Vogliamo guarire?’. Se non lo vogliamo, rimarremo immobilizzati ed incapaci a dare una risposta alla sofferenza paralizzante attorno a noi”.

Sul palco del teatro Lyric si alternano le testimonianze di chi ha vissuto sulla propria pelle il dolore della morte e ha deciso intraprendere il difficile cammino della rinascita. C’è l’arcivescovo di Rouen Dominque Lebrun che con voce rotta dalla commozione racconta lo choc provocato dalla morte di padre Jacques Hamel e ha chiesto davanti a una platea in silenzioso ascolto, la grazia del “perdono” non solo per i due assassini ma anche per i loro “mandanti”. C’è monsignor Domenico Pompili di Rieti che ha parlato della “devastazione” che il terremoto ha lasciato quella terribile notte del 24 agosto alle 3 e 36 e della grande sete di rinascita che è custodita ora nei cuori della popolazione. E ancora il presidente della Repubblica Centrafricana, Faustin-Archange Touadéra, che ha ricordato come il suo paese stia emergendo da una crisi politico-militare durata anni. Storie di vita che nasce, nonostante il dolore. Segno che il mondo è ancora capace di costruire sentieri di pace.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>