Il governo inglese scommette sulla scuola e rilancia l’istruzione cattolica

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ScuolaValentina Introna

La neo premier britannica Theresa May, che ha “ereditato” la residenza di Downing Street da David Cameron dopo il referendum sul Brexit, ha già lanciato la sua riforma scolastica. Una riforma, presentata lo scorso week-end, che va a toccare la scuola secondaria, vale a dire quella che nel Paese forma alunni dagli undici ai sedici anni. Il governo ha così accordato grande attenzione alle scuole a carattere religioso. “La Gran Bretagna ha una lunga tradizione di scuole confessionali che offrono un’ottima istruzione”; sono un terzo di tutte le scuole pubbliche dell’isola, ha sottolineato il Primo Ministro, “sono popolari tra i genitori e hanno significativamente più probabilità di altre di essere riconosciute come ‘eccezionali’ dall’Ofsted”, l’organismo di vigilanza sulla qualità dell’insegnamento nelle scuole dello Stato.

Vera integrazione. Ma in che modo questa riforma tocca direttamente gli istituti cattolici? Secondo la legge attualmente in vigore, quando una scuola a carattere religioso riceve un eccesso di domande di iscrizione, è obbligata ad accogliere il 50% di alunni di confessione diversa dalla propria. “Rimuoveremo questa regola del 50%”, ha dichiarato Theresa May, “per permettere l’aumento della capacità di posti che la scuola cattolica può offrire. Ci consulteremo, invece, per mettere in atto requisiti d’ingresso molto più efficaci e assicurarci che le scuole confessionali siano davvero scuole d’integrazione”.Questa soglia, ha precisato la May, che avrebbe come scopo quello di incrementare la diversità di credo nelle scuole, in realtà fallisce nel suo intento e disincentiva l’apertura di nuove scuole cattoliche.

Migliaia di nuovi posti. La reazione nell’ambiente della scuola cattolica non poteva che essere positiva: un portavoce del Catholic Education Service (Servizio dell’istruzione cattolica) ha dichiarato che la proposta del governo “è stata accolta con piacere e che adesso sarà possibile soddisfare la domanda per migliaia di posti in tutto il Paese”. Non sorprenda una forte attenzione all’istruzione cattolica da parte del Primo Ministro inglese visto che,

secondo il Catholic Education Service ci sono nel Paese 2142 scuole cattoliche

che compongono il 10% delle scuole pubbliche dell’intera nazione, si contano 819.069 alunni (di cui il 69% di fede cattolica) e 46.479 insegnanti (di cui il 53% di fede cattolica). E visto che l’83% della scuola cattolica secondaria ha ricevuto dall’Ofsted un punteggio che va da “buono” a “eccezionale”.

Insegnanti, un buon investimento. Non sorprende neanche l’affluenza di insegnanti non cattolici all’interno di scuole cattoliche. Il governo inglese infatti ha stabilito un “minum wage”, ossia una retribuzione oraria minima sotto la quale il datore di lavoro non può scendere; questo minimo è uguale in tutto il Paese senza tener conto della diversità del costo della vita nelle varie aree ed è pari a 7,20 sterline all’ora. Il Catholic Education Service ha aderito invece alla Living Wage Foundation, ossia un’associazione volontaria che basa lo stipendio dei suoi dipendenti non sul minum wage imposto dal governo, ma su una stima reale del costo della vita, per garantire ai lavoratori uno stile di vita dignitoso. Il minimo imposto dalla Living Wage Foundation prevede 8,25 sterline all’ora per l’Inghilterra e 9,40 sterline per la sola Londra. Viene quindi facile fare una valutazione sull’approccio all’insegnamento e la buona condotta che un lavoratore sarà propenso ad assumere se ben retribuito.L’impatto che questo può avere sull’istruzione è confermato dai punteggi ricevuti dalle scuole cattoliche dall’Ofsted.

Mano tesa alle famiglie. “Credo fondamentalmente che sia sbagliato negare alle famiglie l’opportunità di mandare i propri figli a una scuola che riflette i propri valori, è giusto incoraggiare le comunità di fede, specialmente quelle che hanno dimostrato successo come quelle cattoliche, a giocare la loro parte nel costruire il valore delle nostre scuole”, ha concluso Theresa May. Il Catholic Education Service, dal canto suo, precisa l’importanza dell’insegnamento di altre religioni all’interno di un contesto cattolico:

imparare i precetti delle altre fedi è essenziale

“per preparare gli alunni alla vita nella nuova Gran Bretagna”, dando loro gli strumenti per vivere in un ambiente multiculturale, migliorando la coesione sociale e accrescendo il mutuo rispetto tra le diverse culture.

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