Papa: “Quante nuove schiavitù nascono in nome di una falsa libertà!”

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San PietroDi Luca Marcolivio

Strana epoca, quella attuale: l’uomo cerca in modo quasi ossessivo la libertà e si ritrova costantemente in catene. Sono le catene del peccato ad imprigionare l’uomo d’oggi, che, tristemente, non percepisce più il desiderio di essere salvato da Dio.
Su questo tema, papa Francesco ha articolato la sua breve catechesi, nel corso dell’udienza giubilare di ieri. Puntualizzando, ancora una volta, che il perdono del Signore, alla fine, prevale sempre.

La parola “redenzione”, ha spiegato il Santo Padre, è ormai “poco usata”, tuttavia “è fondamentale perché indica la più radicale liberazione che Dio poteva compiere per noi, per tutta l’umanità e per l’intera creazione”.
Oggi, però, l’uomo sembra non più “pensare di essere liberato e salvato da un intervento di Dio; si illude infatti della propria libertà come forza per ottenere tutto”.
Al contrario, la realtà presenta “tante illusioni”, vendute “sotto il pretesto della libertà”, mentre tante “nuove schiavitù” sorgono “in nome di una falsa libertà”.
Al mondo, ha aggiunto a braccio Bergoglio, ci sono “tanti schiavi”, che dicono o pensano: “Io faccio questo perché voglio farlo, io prendo la droga perché mi piace, sono libero…”. E invece, costoro “diventano schiavi in nome della libertà”.
Tutti noi “abbiamo visto persone del genere che alla fine finiscono per terra”, quindi, dovremmo pregare Dio perché “ci liberi da ogni forma di indifferenza, di egoismo e di autosufficienza”.

Nell’incarnazione, ha proseguito il Pontefice, il Signore non solo assume la nostra condizione umana, ma ci innalza alla possibilità di essere figli di Dio”; con la sua morte e resurrezione, Gesù “ha vinto la morte e il peccato per liberarci dal loro dominio”, sacrificandosi per noi, perché “potessimo ricevere una nuova vita fatta di perdono, di amore e di gioia”.
Sebbene, a volte, “la vita ci mette alla prova” e ci fa soffrire, “in questi momenti siamo invitati a puntare lo sguardo su Gesù crocifisso che soffre per noi e con noi, come prova certa che Dio non ci abbandona”. Nelle nostre “angustie” e “persecuzioni”, siamo sempre “liberati dalla mano misericordiosa di Dio che ci solleva a sé e ci conduce a una vita nuova”.

Anche nella “fragilità del peccato”, Dio ci offre sempre “segni nuovi che indicano la sua attenzione nei nostri confronti e soprattutto la sua volontà di raggiungerci e di precederci”, ponendo tutta la nostra vita sotto lo sguardo di Lui che “ci ama”.

Anche stavolta un pensiero è stato rivolto da Francesco ai “piccoli”, ai “poveri” e ai “tribolati”, per i quali la Sacra Scrittura è piena di pagine che parlano “della presenza, della vicinanza e della tenerezza di Dio” nei loro confronti.

“Più noi siamo nel bisogno, più il suo sguardo su di noi si riempie di misericordia – ha sottolineato il Papa -. Egli prova una compassione pietosa nei nostri riguardi perché conosce le nostre debolezze. Conosce i nostri peccati e ci perdona; perdona sempre! È tanto buono, è tanto buono il nostro Padre”, ha quindi concluso.

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