Cardinale Parolin: alle Guardie svizzere, le “armi” per vivere bene il Giubileo

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Print this page

Parolin“Il pane e il vino eucaristici, qualche parola di vita, un piccolo rosario e una porta santa da attraversare sono le ‘armi’ di Dio, disponibili e alla portata di tutti, apparentemente deboli, eppure più forti di ogni astuzia umana e di ogni ostacolo”. Lo ha detto il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato, alle Guardie Svizzere e ai gendarmi, che oggi pomeriggio hanno celebrato il loro Giubileo. Varcata insieme la porta santa della basilica Vaticana – riferisce L’Osservatore Romano –  i componenti dei due corpi pontifici hanno partecipato alla messa, accompagnati dai comandati e dai cappellani. Il gesto che caratterizza il Giubileo è quello di varcare la porta santa. Per viverne l’essenza il cardinale ha consigliato di fare proprio, in particolare, “il racconto del pellegrino russo, un bel libretto di spiritualità orientale”, che “suggerisce la preghiera da ripetersi come un rosario al ritmo del respiro: ‘Gesù, Figlio di Dio, abbi pietà di me, peccatore’”. E di riscoprire le forti parole di Giovanni Paolo I circa l’umiltà: “Io rischio di dire uno sproposito, ma lo dico: il Signore tanto ama l’umiltà che, a volte, permette dei peccati gravi. Perché? Perché quelli che li hanno commessi, questi peccati, dopo, pentiti, restino umili. Non vien voglia di credersi dei mezzi santi, dei mezzi angeli, quando si sa di aver commesso delle mancanze gravi. Il Signore ha tanto raccomandato: siate umili. Anche se avete fatto delle grandi cose, dite: siamo servi inutili. Invece la tendenza, in noi tutti, è piuttosto al contrario: mettersi in mostra. Bassi, bassi: è la virtù cristiana che riguarda noi stessi”. Ai gendarmi e alle guardie svizzere il segretario di Stato ha ricordato la loro duplice missione: “La prima è quella di rafforzare la vostra fede in Cristo risorto in modo da aprire, anzi spalancare a lui la porta del vostro cuore e permettergli di portarvi la pace, quella autentica e profonda che proviene dal sapersi amati e riconciliati con Dio; e la seconda missione è quella di svolgere al meglio delle vostre possibilità i compiti che vi vengono affidati”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *