La Misericordia supera anche la maldicenza

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Fra TamantiZenit di Antonio Gaspari

È paradossale che a fronte delle manifestazioni di simpatia, interesse, entusiasmo che Papa Francesco suscita tra la gente non credente, tra i cristiani che avevano smesso di frequentare le chiese o i fedeli di altre religioni, ci sono cattolici che sollevano critiche continue, dure e a volte offensive contro il Pontefice.

Non si tratta solo di non capire fino in fondo le parole e le intenzioni del Papa, sembra essere di fronte ad un pregiudizio diffuso che viene pubblicato su alcuni giornali e in particolare sui social network.

Nel passato si assisteva ad attacchi forti da parte di ambienti ostili esterni alla Chiesa Cattolica, con Papa Francesco avviene invece che le ostilità più forti si stanno manifestando dall’interno della stessa Chiesa. Per alcune persone, che si definiscono cristiani, tutto quello che Francesco fa e dice rischia di demolire la Chiesa perché va contro il Magistero dei precedenti Pontefici.

Per cercare di capire le motivazioni di questo fenomeno, ZENIT ha intervistato fra’ Roberto Tamanti (OFMConv), docente di Teologia Morale e di Bioetica alla Pontificia Facoltà Teologica “San Bonaventura” Seraphicum e direttore di “Miscellanea francescana”, la più antica rivista di studi francescani – a carattere scientifico – a livello nazionale e internazionale.

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La maldicenza è un peccato?

La maldicenza è peccato perché comporta un parlar male di qualcuno, come dice la parola stessa, e quindi un mettersi al posto di Dio, giudicando l’agire di una persona. Dice chiaramente Gesù nel Vangelo di non giudicare, perché solo Dio conosce il cuore dell’uomo. Con la maldicenza si commette un male a due livelli: nei contenuti, perché si parla e si dice male di qualcuno, e nella forma, perché spesso questo parlar male si fa in assenza della persona di cui si sta parlando.

La maldicenza poi può essere calunnia, se si dice qualcosa di non vero, attribuendolo alla persona che così viene appunto calunniata, le si fanno dire cose che non ha detto o non ha fatto; oppure può essere diffamazione, se si dicono delle cose vere, ma in modo tale che la buona fama della persona ne resta pregiudicata. Il discorso è un po’ diverso per quello che riguarda la valutazione obiettiva di fatti, situazioni, ecc. Infatti noi siamo chiamati a valutare, a distinguere il bene dal male, a dare il giusto nome alle cose.

Quindi “non giudicare” non significa che non si debba dare una giusta e obiettiva valutazione dei fatti, ma significa che non si deve mai giudicare la persona che compie delle azioni o dice delle parole. Quando si parla di maldicenza in genere si intende questo livello di giudizio, sempre un po’ malevolo, frettoloso e superficiale sulla persona. Concludo con san Francesco, il quale dice che si dovrebbe dire dei confratelli, quando sono assenti, solo ciò che si è disposti a dire se fossero presenti. Se il mio parlare cambia, in base al fatto che la persona di cui parlo è presente o assente, vuol dire che qualcosa non va (cfr. Ammonizione 25, FF 175).

Papa Francesco è intervenuto spesso per porre freno alla pratica delle “chiacchiere”, in particolare di quella che avviene all’interno di istituzioni ecclesiastiche. Qual è il suo parere in proposito?

Penso che Papa Francesco faccia bene a ritornare sulla maldicenza presente nelle istituzioni ecclesiastiche, perché è qualcosa che probabilmente egli avverte come molto presente e che sente che può rovinare i rapporti tra le persone e le istituzioni. In effetti c’è il rischio che si arrivi ad abituarsi alla maldicenza, o forse si arriva a non saper distinguere tra il parlare in modo obiettivo delle cose, dando una valutazione, e il giudizio sulle persone. Così si può prendere come cosa buona o lecita ciò che invece diventa interpretazione malevola del modo di fare o di parlare degli altri. Il Papa invita a fare attenzione, a non sottovalutare il male che si può fare con la maldicenza, la critica, la mormorazione, e a porre un freno a tutto ciò.

Come va valutata la critica aspra e continua di certi giornalisti, alcuni cattolici, nei confronti del Papa?

Penso che nella vita succede sempre che ci si innamora delle proprie tesi, delle proprie convinzioni, e si fa di tutto per portarle avanti in un modo che appare sempre più acritico, ideologico, dogmatico. Questo Papa sin dall’inizio ha riscosso tanto gradimento da parte di molti ambienti, dal cattolico poco praticante, a quello praticante, ai teologi, giornalisti, opinionisti.

A volte questo gradimento è arrivato ad essere un po’ eccessivo perché, da quello che qualcuno dice o pensa, sembrerebbe quasi che la Chiesa sia diventata veramente cristiana con questo Papa, che la misericordia sia qualcosa che abbiamo scoperto noi oggi, dopo duemila anni in cui era stata ignorata, che il mondo della curia vaticana sia fatto tutto di lupi rapaci. Inoltre c’è da dire che anche l’entusiasmo e il consenso che quasi tutti mostrano alle parole e allo stile del Papa non è sempre genuino, ognuno pensa in cuor suo che i richiami che vengono fatti da Papa Francesco riguardino “gli altri” e mai se stessi.

Di fronte a tutto questo, c’è chi si è messo in una posizione di critica preconcetta a tutto quello che fa o dice il Papa, ma come dicevo si tratta di situazioni in cui quello che si vuole fare è solo darsi ragione, piegare la realtà per dire “ho ragione io”, piuttosto che valutare con obiettività.

Così, per fare qualche esempio, accanto alle osservazioni di certi opinionisti, specialmente in merito a certe esternazioni un po’ estemporanee nella forma e nel contenuto che ha fatto il Papa in occasione di conversazioni con i giornalisti in aereo (ricordiamo il “non fare figli come conigli” il “pugno” mimando il gesto, a chi parlasse male della mamma), ci sono le critiche ideologiche, dogmatiche, autoreferenziali, di certi autori, che ha come unico obiettivo quello di convincersi di aver ragione. Ricordiamo che nella vita non è solo la ragione kantiana che guida i nostri ragionamenti e il nostro comportamento, ma tante altre cose, come l’inconscio, l’affettività, le emozioni, le “ombre”.

Dove sta la linea di confine che delimita la libertà di critica, dal peccato di offesa, discredito?

Credo che il punto discriminante sia tra la valutazione obiettiva delle cose, doverosa e lecita, e invece la maldicenza, che va oltre questo livello, può partire da un rilievo giusto, ma poi arriva fino alla critica della persona, all’offesa, alla denigrazione, ecc. Penso che la persona che critica in modo aspro, sia la persona che legge, possa accorgersi abbastanza facilmente, direi quasi a livello intuitivo, se si è nell’ambito di una serena valutazione delle cose, che può significare anche non essere d’accordo su tutto, oppure nell’ambito della maldicenza. Infatti, anche se il confine può apparire sfumato, siamo su due universi molto diversi, come quando si critica la Chiesa: si può fare perché ci si sente profondamente dentro la Chiesa, e allora si vive la sofferenza di non vederla santa e bella come dovrebbe essere, oppure la si critica con asprezza, con acidità, senza sentirsi parte di quel corpo.

Come valuta i giudizi severi che alcuni giornalisti esprimono nei confronti di Francesco?

A volte le critiche possono derivare da valutazioni relative a modi di fare e di esprimersi del Papa, ma non sempre è così. Certamente da parte dei giornalisti che si dicono cattolici ci vorrebbe più rispetto e attenzione nel manifestare delle critiche, quando pure possono essere legittime. Penso anche che il mondo del giornalismo, specie quello cattolico, dovrebbe essere capace di maggior equilibrio e di non seguire la corrente…questo riguarda non solo i giornalisti, ma anche i teologi, tutti quelli che scrivono libri a soggetto religioso.

Troppo spesso mi pare che si cerchi di assecondare la corrente di pensiero dominante: per esempio, ai tempi di papa Benedetto XVI tutti parlavano del relativismo culturale, che era il grande male che il Papa vedeva nel mondo di oggi. Oggi il Papa è cambiato e non se ne parla più, ma il relativismo culturale c’è lo stesso, eppure nessuno più lo denuncia. Oggi tutti parlano della misericordia o della guerra mondiale a “pezzi” che sarebbe in atto nel mondo, o della povertà della Chiesa. Penso che il mondo della cultura in generale, del giornalismo, degli opinionisti dovrebbe essere capace di mantenere una propria linea di riflessione e non semplicemente assecondare il pensiero dominante.

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