Papa Francesco: Gesù libera gli scartati

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PapaDi Francesco Rossi

La guarigione dell’emorroissa – malata e “scartata dalla società” – come paradigma di “come la donna sia spesso percepita e rappresentata”. Da quest’immagine ha preso il via la catechesi di Papa Francesco nell’udienza generale di mercoledì 30 agosto. Davanti a 14mila persone riunite in piazza San Pietro, il Pontefice ha commentato il brano del Vangelo secondo Matteo (9,20-22) parlando della misericordia di Dio verso quanti sono considerati “scarti” della società, proponendo nello specifico una visione al femminile.

Pregiudizi e sospetti ledono la dignità della donna. “Quanta fede aveva questa donna”, esordisce il Papa. Mossa da “tanta fede” e “tanta speranza”, “con un tocco di furbizia realizza quanto ha nel cuore” – “essere salvata da Gesù” – andando “oltre le prescrizioni stabilite dalla legge di Mosè”. “Questa povera donna infatti da molti anni non è semplicemente malata, ma è ritenuta impura perché affetta da emorragie. È perciò esclusa dalle liturgie, dalla vita coniugale, dai normali rapporti con il prossimo”. Insomma, “era una donna scartata dalla società”, ricorda Francesco, ed “è importante considerare questa condizione – di scartata – per capire il suo stato d’animo: lei sente che Gesù può liberarla dalla malattia e dallo stato d’emarginazione e d’indegnità in cui da anni si trova. In una parola, sa, sente che Gesù può salvarla”. Ma l’episodio è anche occasione per riflettere sulla condizione della donna in generale.

“Tutti – ricorda il Papa – siamo messi in guardia, anche le comunità cristiane, da visioni della femminilità inficiate da pregiudizi e sospetti lesivi della sua intangibile dignità. In tal senso sono proprio i Vangeli a ripristinare la verità e a ricondurre ad un punto di vista liberatorio”.

Misericordia e tenerezza. “A causa del suo stato d’esclusione la donna ha agito di nascosto, alle spalle di Gesù, un po’ timorosa, per non essere vista, perché era una scartata”. Ma Gesù, annota Francesco, “la vede, e il suo sguardo non è di rimprovero”, bensì “di misericordia e di tenerezza. Egli sa che cosa è avvenuto e cerca l’incontro personale con lei, quello che in fondo la donna stessa desiderava. Questo significa che Gesù non solo la accoglie, ma la ritiene degna di tale incontro al punto di farle dono della sua parola e della sua attenzione”.

Gesù dona “una salvezza totale”. Bergoglio allarga poi lo sguardo a tutte le situazioni di nascondimento e di emarginazione. “Quante volte ci sentiamo interiormente scartati per i nostri peccati” e “il Signore ci dice: ‘Coraggio, vieni, per me tu non sei uno scartato, una scartata. Coraggio, figlia. Tu sei un figlio, una figlia’. E questo è il momento della grazia, del perdono, dell’inclusione nella vita di Gesù, nella vita della Chiesa. È il momento della misericordia”. Nel brano del Vangelo la “salvezza assume molteplici connotati. Innanzitutto restituisce alla donna la salute, poi la libera dalle discriminazioni sociali e religiose. Inoltre realizza la speranza che lei portava nel cuore, annullando le sue paure e il suo sconforto. Infine, la restituisce alla comunità liberandola dalla necessità di agire di nascosto”.

“Gesù ci libera e ci fa andare in piedi”, sottolinea Francesco, rimarcando che “Dio ci ha creato in piedi, non umiliati”.

“Quella che Gesù dona – conclude – è una salvezza totale, che reintegra la vita della donna nella sfera dell’amore di Dio e al tempo stesso la ristabilisce nella sua piena dignità. Insomma, non è il mantello che la donna ha toccato a darle la salvezza, ma la parola di Gesù accolta nella fede, capace di consolarla, guarirla e ristabilirla nella relazione con Dio e con il suo popolo. Gesù è l’unica fonte di benedizione da cui scaturisce la salvezza per tutti gli uomini. E la fede è la disposizione fondamentale per accoglierla”.

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