Arborelius: “La Svezia aspetta Francesco”

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papa francesco aereo cracoviaSarah Numico

Il 31 ottobre prossimo Papa Francesco sarà a Lund, in Svezia, per una commemorazione che segnerà l’inizio del fitto calendario che su scala mondiale è stato predisposto per ricordare il 500° anniversario della Riforma. L’evento svedese è stato voluto dalla Federazione luterana mondiale (Flm) e dal Pontificio consiglio per l’Unità dei cristiani per “mettere in luce i 50 anni di costante dialogo ecumenico tra i cattolici e i luterani e i doni di questa collaborazione”, spiega una nota congiunta della Flm e del Pontificio Consiglio. Due saranno i momenti della commemorazione: nella storica cattedrale della città in cui nel 1947 è stata fondata la Flm, si svolgerà una celebrazione basata sulla guida liturgica “Preghiera comune” che si ispira al documento del 2013 “Dal conflitto alla comunione”, in cui per la prima volta cattolici e luterani hanno riletto insieme i 500 anni della Riforma. Un secondo momento, pensato per i giovani, sarà a Malmö: tre ore in cui saranno presentate “attività che si concentrano sull’impegno alla testimonianza comune e al servizio al mondo di cattolici e luterani”. La mattina del 1° novembre Papa Francesco celebrerà una messa per i cattolici svedesi. Il vescovo di Stoccolma, monsignor Anders Arborelius, carmelitano scalzo, tratteggia con il Sir le caratteristiche della sua comunità.

 Può farci un ritratto della Chiesa cattolica in Svezia, i suoi punti di forza e le sue difficoltà?
La Chiesa  cattolica in Svezia è una piccola minoranza, cui appartiene circa l’1,5% della popolazione totale, vale a dire 115mila fedeli registrati (nel paese ne vivono molti di più, ma non sono registrati ufficialmente). La maggior parte dei cattolici sono immigrati o discendenti d’immigrati, divisi in quattro maggiori gruppi: polacchi, croati, latino-americani e mediorientali. Di cattolici indigeni ce ne sono pochi, ma ogni anno ci sono conversioni, per la maggior parte di persone di cultura medio-alta.

La Chiesa qui è quindi veramente universale e multiculturale

e tuttavia c’è un senso di unità, anche se può essere difficile unire i gruppi. Molti preferiscono avere la messa nelle loro lingue o riti. D’altro canto grazie all’immigrazione la Chiesa cresce e si rendono necessari più templi. Di recente siamo riusciti ad acquistare delle chiese protestanti e ne usiamo regolarmente un centinaio, ospiti dei protestanti, in luoghi in cui noi non ne abbiamo. Contiamo poi su un certo numero di monasteri contemplativi: è una caratteristica della nostra situazione che ci sia questa apertura alla spiritualità.

Cosa ci può dire della cooperazione ecumenica e interreligiosa? L’attività del Consiglio delle Chiese sembra molto intensa…
In Svezia viviamo una relazione molto armonica tra le Chiese a livello umano e personale. Naturalmente, ci sono difficoltà sul piano dogmatico ed etico, ma c’è una buona collaborazione sui temi sociali. La parte più feconda dell’ecumenismo è quella della spiritualità. Inoltre il Consiglio delle Chiese è molto unito nel suo sforzo in favore dei rifugiati. Il dialogo interreligioso è anche molto positivo, soprattutto con gli ebrei.

Come descriverebbe la società svedese? Quali sono i bisogni più grandi che lei coglie?
La Svezia è una società post-protestante e secolarizzata, ma lo è da così tanto tempo che le persone adesso stanno diventando sempre più interessate alle questioni legate alla religione. Il materialismo e l’edonismo sono molto forti e lo è anche l’atteggiamento individualista che ha generato molta solitudine e depressione.

Migliaia d’immigrati sono arrivati nel vostro Paese: com’è la situazione? C’è posto, denaro, lavoro, assistenza medica, scuole per tutti? La Svezia è attrezzata ad affrontare il difficile compito dell’integrazione?
Lo scorso anno sono arrivate circa 160mila persone in Svezia e ci sono state difficoltà ad accoglierle, ma abbiamo riscontrato anche molto sostegno da parte della società civile.La Svezia è un Paese ricco e personalmente io penso che abbiamo la possibilità di accoglierli tutti. Allo stesso tempo stanno rapidamente diffondendosi sentimenti anti-immigrati.

Che atteggiamento hanno gli svedesi rispetto alla prossima visita del Papa?
Le persone sono molto interessate, c’è tanta simpatia verso il Papa come persona. La sua visita avrà un significato ecumenico rilevante.

Quali attese ha lei verso questa occasione?
Spero sinceramente che la visita del Papa possa irrobustire la fede cristiana di molti in Svezia, a qualunque Chiesa appartengano. Egli viene per tutti, non solo per noi cattolici. Comunque potrà aiutare noi cattolici a crescere nell’unità e a renderci più consapevoli del nostro compito di diffondere il Vangelo con la parola e l’azione.

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