giocattoli bambini

di Rino Farda

Non c’è pace per i bambini in tutto il mondo. Gli adulti si stanno spaccando la testa per convincere le femminucce a giocare con i camion e per indurre i maschietti a giocare con le bambole. Ne hanno parlato perfino alla Casa Bianca. Con la pensosa attenzione dei coniugi Obama, Lisa Dinella, professore associato di psicologia alla Monmouth University, ha tenuto addirittura una conferenza su “Stereotipi di genere nei giocattoli e nei media”. Si tratta di un vero e proprio accanimento, contro ogni logica. Nel Regno Unito hanno osservato le scelte dei giocattoli in un gruppo di bambini di un’età compresa fra i nove mesi e i tre anni. I dati sono incontrovertibili: di fronte alla scelta, le bambine si dirigono verso le bambole e i bambini verso le costruzioni e i camion.  Agli osservatori però questi fatti non bastano. Hanno puntato la loro attenzione su alcuni momenti di “ludica” confusione. I bambini, infatti (nove mesi!) hanno pasticciato anche con le finte cucine di plastica o con altri giocattoli femminili. “Questo indica che non ci sono preferenze innate per particolari tipi di oggetti”, ha detto subito Brenda Todd, docente di psicologia alla City University, e autore principale della ricerca. In uno studio, la Dinella (lo ha raccontato nella sua conferenza alla Casa Bianca) ha esaminato come il colore possa influenzare le scelte dei giocattoli. Hanno così fatto un esperimento. Hanno dipinto di blu alcuni giocattoli tradizionalmente femminili e di rosa altri giocattoli tipicamente maschili. Alcune bambine hanno utilizzato la “licenza pink” per giocare con carabattole maschili. La “licenza blu” però ha funzionato di meno per i maschietti. Diventa interessante il caso di studio. La ricerca, in modo fin troppo evidente, parte da un presupposto ideologico molto invasivo. Nonostante i risultati evidenti (le scelte automatiche di bambini di nove mesi), i ricercatori si accaniscono a voler dimostrare l’indimostrabile. “Sono le famiglie ad influenzare le scelte dei neonati”, hanno dichiarato. I genitori, quindi, è la loro conclusione, dovrebbero indurre i propri figli a giocare con le bambole (nel caso dei maschietti) o con le costruzioni (nel caso delle femminucce). Non bisogna essere un genio di Psicologia dell’età evolutiva per immaginare i conflitti che potrebbe generare l’atteggiamento forzoso di un padre che, rinnegando se stesso, si mettesse a giocare con le bambole con suo figlio. E viceversa, nel caso della madre. Secondo la Dinella, “Le cosiddette regole per i giocattoli sono un costrutto sociale, ma la loro forza e pervasività è evidente praticamente in ogni casa,” ha detto. Il problema, secondo questa corrente di ricerca, è che i giocattoli “conducono all’apprendimento”. Differenziare le competenze fra i generi, però, genera handicap e difficoltà nella fase della crescita. “I giocattoli rappresentano cosa i bambini apprendono di loro stessi e del mondo intorno”, dice Christina Spears Brown, autrice di “Parenting Beyond pink and blue: how to raise your kids free of gender stereotypes”. Da qui nascono le pressioni sulle ditte di giocattoli per evitare classificazione di genere. La battaglia è appena iniziata e sarebbe sbagliato sottovalutarla o rubricarla come l’ennesima stranezza dei tempi moderni. L’impressione è che ricerche come questa abbiano un effetto molto diverso rispetto alle intenzioni originarie. Non liberano i bambini ma, al contrario, li sottopongono a pressioni indebite, frutto di complesse e quasi mai “libere” elucubrazioni di adulti, riflessioni e ragionamenti che nascono nelle pieghe nascoste dell’ideologia e delle strategie culturali e politiche. Verrebbe da dire: ma lasciate in pace i bambini! Come ogni famiglia di buon senso sa bene, i bambini giocano con quello che hanno disposizione, incuranti delle dotte e pensose disquisizioni di genere. Sì, giocano con quello che trovano e certe riflessioni sembrano, veramente, un giocattolo molto pericoloso per tutti: bambini e adulti.

 

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