I passi dell’anno pastorale: la verifica

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Quando si inizia un cammino occorre un tempo per fermarsi a fare verifica. Il momento della verifica in una progettualità è importante tanto quanto il percorso svolto, ed è una fase delicata: è il momento in cui si verifica se si sono raggiunti gli obiettivi che erano stati programmati. Anche il cammino pastorale della diocesi ha proposto un momento di verifica alle comunità cristiane della nostra diocesi. Per vivere bene il momento di verifica perché sia autentica e generativa, è bene che divenga una consuetudine accompagnata dal discernimento. Quest’anno, intanto, è stata proposta una scheda con una griglia che ha ripercorso le attività di questo intenso anno pastorale che ha vissuto, e sta ancora vivendo, il giubileo straordinario della Misericordia. Abbiamo chiesto a don Gianni Croci, delegato per la pastorale, di spiegarci cosa è emerso dalle schede che le parrocchie e le realtà diocesane hanno riconsegnato.

Consulta Don GianniDon Gianni cosa è emerso dalle schede di verifica?

Le verifiche hanno aiutato ad individuare i punti di forza in modo da valorizzare e sviluppare quanto di bello in questo anno santo straordinario è stato vissuto. Nelle schede pervenute sono state evidenziate molte esperienze positive: l’istituzione o il rinnovo degli organismi di partecipazione, possibilità di vivere maggiormente la sinodalità; la partecipazione del popolo di Dio alle iniziative dell’anno giubilare; l’inizio di collaborazioni pastorali seppure ancora poche sono le realtà parrocchiali; i due segni giubilari della carità per l’anno della misericordia; i tre incontri di formazione a livello diocesano e quelli per i ministeri laicali; alcune iniziative degli uffici come le proposte di pastorale giovanile (GMG diocesana, pellegrinaggio giovanissimi a Roma con le vicarie, lectio col Vescovo…), le iniziative dell’ufficio ecumenico per la settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, della pastorale del lavoro (coinvolgimento delle vicarie) e scolastica (concorso sulla misericordia nelle scuole), delle comunicazioni e cultura (i tre incontri alla sala consiliare).

Quali sono stati invece i punti di debolezza emersi?

Senz’altro è emersa la difficoltà ad avviare processi di collaborazioni pastorali nelle vicarie, nelle zone e tra parrocchie; la fatica nel coinvolgimento delle famiglie nelle comunità parrocchiali e dei giovani nelle iniziative zonali o diocesane; l’affanno di alcune comunità nel seguire le diverse iniziative diocesane che spesso hanno coinvolto le stesse persone; la poca recezione in alcune comunità dei sussidi offerti dalla Diocesi perché non arrivano in largo anticipo e per le proposte non sempre ritenute di facile applicazione; la scarsa risonanza del Convegno di Firenze.

Ci sono state anche delle proposte?

Sono arrivate alcune proposte molto interessanti: il desiderio di vivere maggiormente la sinodalità e la corresponsabilità, l’attuazione di attività laboratoriali negli incontri, una nuova progettualità e maggiore unitarietà per quanto riguarda i percorsi per fidanzati, giornate di spiritualità richieste dalle famiglie e dagli organismi di partecipazione, più sinergia tra Caritas diocesana e parrocchiale e valorizzazione dei giovani attraverso la formazione e i servizi, dei momenti di ascolto del clero.

Quanti hanno risposto alla richiesta di una verifica sull’anno pastorale?

Molti di più rispetto all’anno passato, segno che sta crescendo la coscienza della necessità di una verifica per un discernimento comunitario. Sono stati ascoltati il Consiglio Presbiterale, il Consiglio Pastorale Diocesano e la Consulta Laicale. Incoraggiante che, oltre ai presbiteri e gruppi della Consulta laicale, abbiano poi riconsegnato le schede 20 Consigli Pastorali Parrocchiali.

Dopo la lettura di tutte le schede quali considerazioni si possono fare?

Forse la proposta della diocesi è stata poco calibrata, rispetto al modo di procedere di alcune comunità, poco abituate ad una mentalità progettuale. Emerge una certa paura dello ‘scavalcamento’ della parrocchia da parte della Diocesi, anche a motivo della riuscita di alcune iniziative diocesane (frutto di collaborazione e condivisione di talenti) e delle difficoltà che si incontrano nelle iniziative parrocchiali: questo potrebbe incoraggiare maggiormente le collaborazioni pastorali. Da più parti si fa notare il sovraffollamento delle iniziative diocesane, ma è da tener conto che stiamo vivendo il Giubileo della misericordia! Per gli uffici però può essere un invito ad iniziare finalmente un lavoro per ambito. C’è da dire che a volte il problema del coinvolgimento delle stesse persone si risolve, non eliminando le iniziative, ma favorendo la ministerialità ed un allargamento delle corresponsabilità. Certamente è da incoraggiare ogni esercizio di sinodalità, come richiesto da papa Francesco e dalla Chiesa italiana nel Convegno di Firenze, recuperando la fiducia negli organismi di partecipazione (CP, CPD, incontri di vicarie, referenti collaborazioni…). Interessante il lavoro iniziato dai segretari dei consigli pastorali, almeno in tre delle cinque vicarie, fatto di confronto e di proposte.

Quali i prossimi “passi”?

Dopo i diversi incontri di verifica, il Vescovo ha indicato alcune linee programmatiche per il nuovo anno pastorale 2016/2017, su cui stanno lavorando gli uffici pastorali. Nell’incontro di giovedì scorso ad Acquaviva Picena, degli uffici pastorali, si è cercato di fare una programmazione per ambito e in questi giorni si sta lavorando sul Calendario pastorale. Nell’ultima settimana di agosto si è pensato ad un incontro comunitario con tutti i presbiteri per presentare le linee programmatiche e confrontarsi sulle diverse proposte, mentre la presentazione del cammino dell’anno pastorale 2016/17 si farà a tutto il popolo di Dio nell’ambito delle celebrazione per il 30° della Diocesi di S. Benedetto del Tronto – Ripatransone – Montalto.

Quale sarà il ritmo di questi “ passi”?

Mi viene in mente il racconto della preghiera di Abramo che abbiamo ascoltato la scorsa domenica, (Genesi 18,20ss): Abramo assume il ruolo di intercessore. Egli crede nella possibilità di qualcosa di nuovo, per questo cerca segni di speranza da presentare al Signore perché li valorizzi. E’ quanto anche noi possiamo fare!

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