Monache Clarisse: Che cosa chiede Dio al suo popolo? Eseguire degli ordini? Rispettare delle regole? Nulla di tutto questo!

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GesùDIOCESI – Lectio delle Monache Clarisse del monastero Santa Speranza in San Benedetto del Tronto sulle letture di domenica 9 luglio.

Obbedire alla voce del Signore, osservare i suoi comandi, convertirsi al Signore con tutto il cuore e con tutta l’anima.
Che cosa chiede Dio al suo popolo? Eseguire degli ordini? Rispettare delle regole? Osservare delle prescrizioni? Nulla di tutto questo!
«Fa’ questo e vivrai»: sono le parole che Gesù, nel Vangelo, rivolge ad un dottore della legge e attraverso le quali, risponde, oggi, anche a noi!
Ascolta la mia Parola, ci dice il Signore, custodiscila, “richiamala” nella tua mente, nel tuo cuore, nella tua anima, fanne la tua forza ed essa ti darà vita, ti renderà capace di generare e donare vita…ed essa ti farà felice!
Ed è ancora lo stesso Dio che ci anticipa nelle nostre paure, nelle nostre incertezze: «Questo comando […] non è troppo alto per te, né troppo lontano da te». Non si tratta di un esame per cui studiare, da superare e per il quale ottenere un buon voto, non si tratta neanche di un dio da assecondare e servire e magari difficile da soddisfare.
Qui c’è in gioco la nostra vita e la possibilità di farla sovrabbondare.
«Questa parola è molto vicina a te, è nella tua bocca e nel tuo cuore, perché tu la metta in pratica». La possibilità di vivere ci viene incontro, ogni giorno, ogni istante.
Ce lo testimonia il samaritano protagonista del brano evangelico di questa liturgia domenicale.
«Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e cadde nelle mani dei briganti» che lo lasciarono mezzo morto sulla strada.
C’è chi passa senza fermarsi: sono un sacerdote e un levita, magari di ritorno a casa dopo aver espletato i propri servizi al tempio; osservatori della legge, coloro che dedicano la propria vita al servizio di Dio. Passano…ma non si incontrano con il ferito, nonostante la strada che percorrono sia la stessa, si allontanano, diventano inesistenti, trattenuti dai loro doveri, dai loro compiti, da regole rituali, da pulsioni egoiste.
«Un samaritano che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione».
Puoi vedere ma passare oltre…puoi vedere e scegliere, invece, di entrare nella storia, nell’uomo che la vita quotidiana ti fa incontrare…di dire sì alla opportunità che Dio ti dona di lasciarti toccare dalla sua Parola.
Puoi passare oltre o farti toccare fin nel più profondo delle viscere – è questo avere compassione – dall’umanità, dalla “vita” che la tua quotidianità ti chiama ad incontrare.
«Gli si fece incontro, gli fasciò le ferite […], lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore dicendo: “Abbi cura di lui, ciò che spenderai in più te lo pagherò al mio ritorno».
E’ questo l’amare «con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente» che il Signore ci chiede. Allora l’osservare comandi, l’obbedire ad una voce, il ritornare al Signore, non si concretizzano in altro modo se non in una sovrabbondanza di amore, di passione per Dio e per il fratello…quella stessa sovrabbondanza di amore e di passione che Dio nutre per l’uomo.
E’ questo il “comando” che il Signore ci chiede di abbracciare ed è questa la strada quotidiana che ci porta ad abbracciare Lui.
E’ questo che, come canta il salmo, rinfranca l’anima, fa gioire il cuore, illumina gli occhi, è prezioso più dell’oro, è più dolce del miele e … rimane per sempre!

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