Papa: “Dio converta il cuore dei violenti accecati dall’odio”

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papa francesco angelusZenit
“Esprimo la mia vicinanza ai famigliari delle vittime e dei feriti dell’attentato avvenuto ieri a Dacca, e anche di quello avvenuto a Baghdad. Preghiamo insieme. Preghiamo insieme per loro, per i defunti e chiediamo al Signore di convertire il cuore dei violenti accecati dall’odio. Ave Maria…”.
Con queste parole Papa Francesco ha ricordato le due stragi avvenute venerdì in Bangladesh e in Iraq. Lo ha fatto durante la sua catechesi prima dell’Angelus di ieri in piazza San Pietro, durante la quale ha riflettuto sull’odierna pagina evangelica, tratta dal capitolo decimo del Vangelo di Luca che – ha detto – ci fa capire quanto è necessario invocare Dio, «il signore della messe, perché mandi operai per la sua messe»”.
Gli “operai” di cui parla Gesù, ha spiegato il Pontefice, “sono i missionari del Regno di Dio”, che Egli stesso chiamava e inviava «a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi”. Loro compito è “annunciare un messaggio di salvezza rivolto a tutti”. “I missionari annunziano sempre un messaggio di salvezza a tutti; non solo i missionari che vanno lontano, anche noi, missionari cristiani che diciamo una buona parola di salvezza”, ha sottolineato Francesco.
È questo “il dono” che Cristo ci dà con lo Spirito Santo; perché Gesù “ha ‘avvicinato’ Dio a noi; Dio si è fatto uno di noi; in Gesù, Dio regna in mezzo a noi, il suo amore misericordioso vince il peccato e la miseria umana”. E questa “è la Buona Notizia che gli “operai” devono portare a tutti: un messaggio di speranza e di consolazione, di pace e di carità”, ha rimarcato il Papa.
“Tutto questo – ha aggiunto – significa che il Regno di Dio si costruisce giorno per giorno e offre già su questa terra i suoi frutti di conversione, di purificazione, di amore e di consolazione tra gli uomini. È una cosa bella! Costruire giorno per giorno questo Regno di Dio che si va facendo. Non distruggere, costruire!”.
E bisogna costruire con la consapevolezza “della realtà difficile e talvolta ostile” che attende chi annuncia Cristo. Egli stesso – rammenta il Santo Padre – avverte: “Vi mando come agnelli in mezzo a lupi”. “Chiarissimo. L’ostilità è sempre all’inizio delle persecuzioni dei cristiani; perché Gesù sa che la missione è ostacolata dall’opera del maligno. Per questo, l’operaio del Vangelo si sforzerà di essere libero da condizionamenti umani di ogni genere, non portando borsa, né sacca, né sandali, come ha raccomandato Gesù, per fare affidamento soltanto sulla potenza della Croce di Cristo”.
“Questo – ha chiarito il Pontefice – significa abbandonare ogni motivo di vanto personale, di carrierismo o fame di potere, e farsi umilmente strumenti della salvezza operata dal sacrificio di Gesù”. Quella del cristiano nel mondo è infatti “una missione stupenda”, “destinata a tutti”, una missione “di servizio, nessuno escluso”; essa – ha ribadito Bergoglio “richiede tanta generosità e soprattutto lo sguardo e il cuore rivolti in alto, per invocare l’aiuto del Signore”.
“C’è tanto bisogno di cristiani che testimoniano con gioia il Vangelo nella vita di ogni giorno”, ha affermato Papa Francesco. E a braccio ha aggiunto: “I discepoli, inviati da Gesù, ‘tornarono pieni di gioia’. Quando noi facciamo questo, il cuore si riempie di gioia. E questa espressione mi fa pensare a quanto la Chiesa gioisce, si rallegra quando i suoi figli ricevono la Buona Notizia grazie alla dedizione di tanti uomini e donne che quotidianamente annunciano il Vangelo: sacerdoti – quei bravi parroci che tutti conosciamo -, suore, consacrate, missionarie, missionari…
E mi domando – sentite la domanda -: quanti di voi giovani che adesso siete presenti oggi nella piazza, sentono la chiamata del Signore a seguirlo? Non abbiate paura! Siate coraggiosi e portare agli altri questa fiaccola dello zelo apostolico che ci è stata data da questi esemplari discepoli”.
Il Papa ha consluso pregando quindi che, per intercessione della Vergine Maria, “non manchino mai alla Chiesa cuori generosi, che lavorino per portare a tutti l’amore e la tenerezza del Padre celeste”.

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