Astensionismo, exploit dei 5Stelle e periferie: il mondo cattolico ora s’interroga

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trufelliStefano De Martis

Per i sindaci eletti il 5 e il 19 giugno è il tempo di mettersi all’opera. Ma i segnali che sono arrivati da quell’ampia tornata di voto amministrativo non possono essere archiviati rapidamente. Meritano un’ulteriore riflessione, che parta dai dati di fatto ma che sappia guardare avanti, in una prospettiva più generale. Una riflessione a cui il laicato cattolico non può e non vuole sottrarsi.

L’astensionismo, l’exploit dei 5Stelle e le periferie possono essere i tre filoni su cui provare a imbastire un ragionamento.

“L’astensionismo – dice Franco Miano, coordinatore di Retinopera – esprime la distanza dei cittadini dalla politica. E’ un fenomeno molto preoccupante perché per la vita democratica la partecipazione è un dato sostanziale, non formale, e il voto è un elemento decisivo della partecipazione. Il fatto che anche in altri Paesi occidentali l’affluenza elettorale sia molto bassa non ci tranquillizza affatto, anzi. Occorre un impegno collettivo sui temi della formazione e dell’informazione, altrimenti temo proprio che l’astensionismo continuerà a crescere”. Una preoccupazione condivisa da Matteo Truffelli, presidente dell’Azione cattolica italiana, secondo cui “l’area del non voto è destinata ad aumentare se la politica non saprà dare una speranza di cambiamento”. “Un certo calo nei ballottaggi era prevedibile – osserva Truffelli – ma in questo caso la misura è tale che evidentemente molte persone non si sono ritrovate nelle alternative tra cui dovevano scegliere”. Per Carlo Costalli, presidente del Movimento cristiano lavoratori, “l’astensionismo è il dato più preoccupante di queste elezioni, manifesta una disaffezione complessiva nei confronti di una politica che si allontana dai problemi reali, e questo vale anche per l’attuale governo: se 11 milioni di cittadini devono rinunciare alle cure sanitarie per motivi economici non ci si può meravigliare della scarsa partecipazione al voto”. Costalli torna anche sul tema delle alternative: “Gli elettori di centro non si sono sentiti rappresentati in molte occasioni”. L’analisi di Roberto Rossini, presidente delle Acli, è ancora più radicale. “Rispetto al tema della scelta c’è un passaggio preventivo da fare. E’ come se per un consumatore al mercato il problema non fosse ‘cosa compro?’ ma non avere il desiderio di comprare. Buona o cattiva che sia, la politica viene percepita come inutile perché incapace di risolvere o almeno attenuare i problemi. Manca una grande riflessione popolare sul ruolo della politica oggi ed è quello che si deve cercare di attivare”.

In questa prospettiva si inserisce anche il discorso sul risultato eclatante dei 5Stelle a Roma e a Torino. “Il consenso avuto dal movimento – afferma Miano – ha un’oggettiva rilevanza che non si può eludere e richiede una valutazione molto seria su come sta cambiando la politica e sulla velocità di questa trasformazione. Questo è il vero tema, al di là di chi ha vinto e chi ha perso. Ed è questo il terreno su cui tutti i soggetti politici devono provare a dare una risposta”. “Gli elettori chiedono gente nuova e competente – sostiene Rossini – e i 5Stelle avevano il vantaggio di essere nuovi, mentre la mancanza di una competenza politica è stata in un certo senso sostituita da competenze di tipo professionale”. Il presidente delle Acli mette in evidenza “la ricerca costante del nuovo che porta in sé la speranza di un cambiamento”. Un processo che pone un problema di fondo perché “la politica ha anche bisogno di tempi lunghi e di una certa stabilità della classe dirigente, altrimenti non è in grado di affrontare i grandi nodi strutturali, di pensare non alle prossime elezioni ma alla prossima generazione, se vogliamo citare De Gasperi”.

Trufelli sottolinea che i 5Stelle “hanno saputo intercettare quella grande richiesta di cambiamento per una politica nuova e buona che c’è nel Paese”. “Altro discorso è se sapranno interpretarla in concreto: hanno un grande responsabilità – sottolinea il presidente dell’Aci – e vedremo se saranno all’altezza di quella richiesta”. Costalli legge il risultato dei 5Stelle in parallelo all’astensionismo e al fenomeno delle liste civiche “che hanno avuto un grande successo soprattutto nel primo turno elettorale”. “Sono i tre modi – spiega il presidente dell’Mcl – in cui gli elettori hanno espresso il disagio per questa politica e l’esigenza di un cambiamento reale, non di facciata”.
E sempre qui si torna.

Da dove ripartire? Dalle periferie perché è qui – e anche i dati elettorali lo confermano – che tutti i discorsi fatti finora si coagulano e si intensificano.

“Il voto delle periferie – argomenta Miano – è un richiamo a ripartire dalle esigenze reali della vita. Tante persone sono ormai sature, non sanno come far fronte alle difficoltà, non sopportano più la corruzione ed esprimono quindi un forte desiderio di cambiamento. In queste situazioni la presenza dei cattolici non è mai venuta meno. Ma anche sulla scorta delle sollecitazioni di papa Francesco dobbiamo fare un passo avanti sia sul piano educativo, sia su quello di segni concreti e significativi che diano il senso di un cambiamento, che facciano capire che un’inversione di tendenza è possibile”. “Bisogna tornare a parlare con la gente, riattivare i meccanismi di partecipazione, valorizzare il ruolo dei corpi intermedi”, sintetizza Costalli. Nell’ambito di un’attenzione concreta al territorio per “farsi carico dei problemi reali in termini di servizi ma anche di opportunità”, Rossini punta sulla necessità di creare “luoghi e soggetti capaci di svolgere un ruolo pedagogico sul ruolo dell’impegno politico”. “Dobbiamo aiutare la nostra società e anche la nostra Chiesa – afferma Truffelli – a elaborare la propria iniziativa a partire dal punto di vista di tutte le varie periferie del nostro tempo. E’ un cambiamento di prospettiva, un modo diverso di vedere la società”.

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