Monache Clarisse: Quale per noi la tentazione?

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Print this page

GesùDIOCESI – Lectio delle Monache Clarisse del monastero Santa Speranza in San Benedetto del Tronto sulle letture di domenica 26 giugno.

«Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, Gesù prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme». L’ascesa al Padre è la meta del cammino di Gesù, un cammino che, però, passa attraverso la sofferenza, il giudizio, la morte…un cammino che passa per Gerusalemme…un cammino che Gesù sceglie e invita a scegliere, per cui si decide con convinzione.

Quale per noi la tentazione? Quella di parare i colpi, schivare l’ostacolo, accomodare le situazioni alle esigenze. «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?», chiedono i discepoli con l’intenzione di punire quei samaritani che non hanno voluto accogliere Gesù nel loro villaggio. Eccola la tentazione: la fede non è una fortezza da costruire per difenderci, non è uno steccato da erigere per chiudere al sicuro le nostre idee e i nostri progetti; la fede è un cammino da intraprendere, un uscire fuori sulla strada, sul sentiero della nostra vita e di ogni storia: «E si misero in cammino verso un altro villaggio».

Gesù è in cammino e chi si affianca a Lui deve essere un camminatore.

«Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo». L’uomo alla sequela del Signore è pellegrino, non è un sedentario, un custode o un curatore del passato! Egli non può ricercare “un letto”, una dimensione di arrivo e di riposo, ma solo un sentiero per farsi viandanti con Lui!

«Tu invece va’ e annuncia il regno di Dio»: è l’invito di Gesù a ciascuno di noi a non lasciarci condizionare da ciò che è passato, ad aprirsi alla Novità! E’ come se ci dicesse “tu fa cose nuove; se ti fermi al già visto, al già pensato, non puoi vivere in pienezza”.

Abbiamo l’esempio di Eliseo, nella prima lettura tratta dal primo libro dei Re: chiamato dal Signore a seguirlo, «prese un paio di buoi» – quelli con i quali stava arando il campo di famiglia – «e li uccise; con la legna del giogo dei buoi fece cuocere la carne». Così Francesco d’Assisi restituì al padre i suoi vestiti per poter dire solo a Dio “Padre nostro”. Nessuna contestazione o nessun rinnegamento dei nostri affetti e legami umani! Tutto si gioca attorno alla parola “prima”: la cosa da fare prima, cioè la priorità del cuore…la vita secondo lo Spirito!

Ci esorta San Paolo «…camminate secondo lo Spirito», lasciatevi guidare dallo Spirito.

E’ l’approdo ad una dimensione nuova, è l’esperienza della vera libertà, è la scoperta del segreto della vita autentica, la scoperta di quel «sentiero della vita» che, come canta il salmista, è «gioia piena alla tua presenza, dolcezza senza fine alla tua destra».

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *