Il fegato ha dimostrato di “non avere età”

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ospedaleDi Maurizio Calipari

A volte, le notizie ci prendono di sorpresa e ci stupiscono… anche se sono buone!
Statistiche alla mano, l’età media dei donatori d’organi sta progressivamente aumentando e, in alcune regioni italiane, supera ormai i 70 anni. Anzi, da una recente analisi del Centro trapianti dell’ospedale Niguarda di Milano, risulta che,

se il progressivo aumento dell’età dei donatori dovesse continuare con i ritmi attuali, entro i prossimi 9 anni oltre la metà degli organi proverrà da donatori con più di 80 anni.

Ma non finisce qui. Secondo una casistica (realizzata dal gruppo dell’Unità operativa di Chirurgia epatica e del trapianto di fegato dell’Aoup di Pisa, diretta dal professor Franco Filipponi, e pubblicata sulla rivista specializzata “Transplantation”), risultano in costante aumento i trapianti di fegato che utilizzano organi di donatori ultranovantenni! Non si tratterebbe più, quindi, di pochi casi isolati, estremamente selezionati, di una pratica finora considerata di “frontiera”, ma di una tendenza che va ormai verso la routine clinica. Tendenza giustificata dal fatto che, secondo i dati registrati, l’incremento dell’uso di donatori anziani non ha determinato un cambiamento dei risultati in termini di sopravvivenza sia dell’organo che del paziente.

Il fegato, dunque, ha dimostrato di “non avere età”, di essere un organo molto longevo, capace di rigenerarsi e sopportare stress intensi, ricrescere e fare il suo “lavoro” anche in età avanzata.

La prima considerazione che viene da fare è che, visto il trend demografico della nostra società – che prevede un costante e significativo aumento di persone anziane – questa è sicuramente una buona notizia per i tanti pazienti in attesa di trapianto di fegato.
Ma poi, spostandosi dal piano dei freddi dati scientifici a quello, più creativo, delle immagini e dei simboli, forse potremmo provare a trasformare una mera “cosa” – un fegato, con tanti anni di vita funzionale – in una sorta d’icona della persona.
Quel fegato “âgé”, infatti, in qualche modo racconta una lunga storia di faticoso lavoro quotidiano, complesso ed intenso, sempre a servizio della salute e del benessere della persona. E alla fine della sua “onorata carriera” (come parte di un soggetto), è ancora lì, pronto a ricominciare (come parte di un altro soggetto), a rimettere in gioco la propria vitalità residua per la sussistenza di un’altra vita. Quasi a dire con i fatti: chi l’ha detto che un “vecchio” – magari ultranovantenne – non abbia più niente da dare? Posso ancora essere utile, anzi, la sola speranza di vita che tanti attendono.
Eppure si tratta solo di un fegato, di una “macchina biologica”, di una mera parte funzionale.

Figurarsi, allora, se ciò non possa essere vero per la persona intera! Anche se anziana, magari ultranovantenne.

Certo, le fasi della nostra vita sono diverse, e ciascuna di esse richiede una nostra partecipazione adeguata, in base all’età e alle responsabilità attuali. Ma in tutte queste fasi, la persona può e deve dare ciò che è. “Persona anziana”, allora, non è mai sinonimo di “persona inutile”, perché ciascuno, fino alla fine, porta in sé una riserva di vitalità (almeno sotto qualche aspetto) che può essere messa in gioco, semplicemente creandole attorno le giuste e necessarie “connessioni” relazionali. Considerarla “inutile”, invece, di fatto la condanna ad essere davvero tale, ma per puro pregiudizio. Proprio come il “vecchio fegato” ultranovantenne, insomma, che per continuare a funzionare adeguatamente, deve soltanto essere riconnesso in maniera appropriata ed efficiente ad un nuovo organismo. Non è mai tardi per imparare dalla natura!
E’ tempo dunque che la nostra società – che poi siamo noi stessi – si impegni maggiormente e con più convinzione ad assicurare piena dignità ed integrazione alle persone anziane, valorizzandone con realismo doti e capacità attuali.
Così, magari, oltre alle buone notizie sui trapianti di fegato, leggeremo sui media anche tante belle storie di “ultranovantenni con le gambe”, che ancora contribuiscono a vivificare il mondo!
In fondo – lo dicevamo all’inizio -, a volte le notizie ci prendono di sorpresa e ci stupiscono… anche se sono buone!

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